Letture. È stata una bella giornata
di Maurizio MaggianiBambini a Rimini nel luglio 1999
E’ l’ultima settimana che gli resta ancora da restare in vita a Valverde e non si risparmia di farlo nel miglior modo che sa, offrendosi al massimo ribasso, sul filo della rimessa secca. Valverde è un posto di mare, Valverde è un’invenzione, Valverde è dove c’è da augurarsi che Elly Schlein, affamata di popolo com’è, abbia passato un paio di giorni della sua trascorsa estate militante. Valverde è una perlina nella lunga collana della Riviera Adriatica, là dove il genio romagnolo ha preso 150 chilometri di desolata landa salina, funestamente affacciata al corridoio pannonico che porta al mare le correnti volta a volta gelide e torride della Siberia, e ne ha fatto la più vasta impresa turistica del Paese. L’ha presa quella misera landa, l’ha allestita e l’ha data al popolo.
Leggi anche Elly Schlein intervistata da Chiara Valerio
Eh, già, la Riviera è il frutto della ferrea fantasia del socialismo romagnolo declinato al balneare, portare il popolo al mare, e che ci andasse in braghette…
E’ l’ultima settimana che gli resta ancora da restare in vita a Valverde e non si risparmia di farlo nel miglior modo che sa, offrendosi al massimo ribasso, sul filo della rimessa secca. Valverde è un posto di mare, Valverde è un’invenzione, Valverde è dove c’è da augurarsi che Elly Schlein, affamata di popolo com’è, abbia passato un paio di giorni della sua trascorsa estate militante. Valverde è una perlina nella lunga collana della Riviera Adriatica, là dove il genio romagnolo ha preso 150 chilometri di desolata landa salina, funestamente affacciata al corridoio pannonico che porta al mare le correnti volta a volta gelide e torride della Siberia, e ne ha fatto la più vasta impresa turistica del Paese. L’ha presa quella misera landa, l’ha allestita e l’ha data al popolo.
Leggi anche Elly Schlein intervistata da Chiara Valerio
Eh, già, la Riviera è il frutto della ferrea fantasia del socialismo romagnolo declinato al balneare, portare il popolo al mare, e che ci andasse in braghette, l’applicazione del diritto universale alla salute e allo spasso. Da Punta Marina a Igea, evitando con cura le enclave piccolo borghesi di Milano Marittima, Rimini e Riccione, i metalmeccanici del reggiano, i contadini della bassa ferrarese e i braccianti del cesenate, l’universo precariato d’Italia con in testa i negozianti di prossimità, le commesse part-time della coop e le famiglie con figli a carico dell’apparato impiegatizio, le maestre di scuola e i pensionati equanimemente a 1.200 euro al mese, il popolo insomma, quel popolo di lavoratori che riesci anche far finta che non esista finché puoi evitare di fare due passi a piedi di là dalle siepi del parco tematico del bel mondo liberale, la classe lavoratrice lo chiamavano con maggiore attinenza i fondatori della Riviera, sciorina per le spiagge godendosi il suo attimo di tregua, la settimana di ferie nelle case in modico affitto, nelle pensioni a 35 e negli alberghi a 50 euro, sapendo scegliere bene.
Un tempo erano due le settimane, persino tre, ma i tempi sono quello che sono, e con le offerte di settembre c’è più popolo che ad agosto. Io vado a Valverde, tra tutte la Grande Proletaria, un piano di edilizia popolare arenato in riva al mare, edificato, immagino, dopo un viaggio di istruzione nella Crimea sovietica e un paio di ripassi a Gratosoglio e al Laurentino. Cosa ci fa a Valverde un ligure nato a ridosso di un dirupare di pietra salmastra e cresciuto imbolandosi dagli scogli della falesia là agli antipodi? Ho sposato una romagnola e ottempero al mio contratto matrimoniale che, oltre a diverse altre clausole vessatorie, contempla due settimane dove lei ha ancora i suoi infantili “amici del mare”.
Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, 1951) nel 2005 vince lo Strega con Il viaggiatore notturno. Tra i suoi romanzi più recenti: L’amore e L’eterna gioventù (entrambi Feltrinelli)
Ora ben più che maturi ma tuttavia caparbiamente ragazzini, celebrano i loro impenitenti riti di spiaggia, sfinenti partite a racchettoni, estatici bagni a girovita, piadina e birretta nelle equivoche ombre dell’imbrunire, discorrere, discorrere, discorrere dei fatti loro e dell’universo intero, in ogni momento avvinti in una atavica consorteria che esclude la solitudine con la stessa veemenza con cui si esclude la peste. Non per niente hanno inventato loro la cooperazione, da soli non siamo niente, insieme siamo tutto. Eppure così fuori luogo, così burbero e discosto come sono, io lì sono contento di starci; una vacanza agli antipodi, come un bambino a Disneyworld mi meraviglio e imparo cose sorprendenti, ho imparato persino a camminare sull’acqua.
E nel tornarmene a casa la sera tendo ad allungare la strada, per cercare nel discount qualcosa che mi possa servire, nei fantasmagorici empori di cineserie qualcosa che sicuramente non mi serve ma costa così poco, interrogarmi sulle offerte di fine stagione. Ma alla fine per starmene assieme a questo popolo che risale dalle spiagge arso come un tizzone, carico di borse frigo e ombrelloni, sfinito e pieno di appetito, perché il mare fa così, e mentre i bambini strillano perché vogliono le patatine, i grandi si fermano a fare bene i conti se ci sta di prendere una piadina alla salsiccia o è meglio andare a casa a buttare un pacco di pasta con il ragù che è avanzato da ieri.
Perché anche se vengo da un altro mare e da un altro tempo, anche se ora faccio un mestiere che non capiscono bene e probabilmente nemmeno apprezzano, anche se posso ben dirmi fortunato se la mia è ora una vita diversa da quella che signorilmente mi concedo per le due settimane a Valverde, è di loro che sono parente stretto. Di quelle facce, di quelle borse, di quei sudori, di quelle canotte e di quelle braghe, di quell’appetito di cose malsane, e come io riconosco loro, spero che loro riconoscano me, che non mi scambino per un visitatore importuno, perché allora sarei davvero solo al mondo, di quella solitudine che non piace nemmeno ai solitari tuffatori di scoglio.
Questa passata è stata l’ultima domenica di Valverde prima che tutto si spogli e si inchiavardi per il meritato letargo invernale. Temperatura, calca e meduse superiori alla media stagionale, e un’immagine da portare con me in quest’autunno che ha appena ricominciato a macinare. Ecco. Sette di sera, una delle vie traverse che portano ai condomini di stanze ammobiliate e più in là agli sterrati dei parcheggi, un uomo, quarant’anni?, maglietta con una scritta, calzonetti di poliestere, né alto né basso, un po’ stempiato, quell’uomo che più qualunque non si può si fa largo brandendo un’enorme carota gonfiabile, ben più grande di lui, turgida e arancione all’inverosimile.
Un carotone salvagente? Mai vista, dove l’avrà trovata? Forse un gadget aziendale, forse lavora in un carotificio, vallo a sapere se ce n’è. Alle calcagna la moglie, gli assomiglia un po’ anche se ha un bel po’ di capelli neri fermati alla bell’e meglio da una molletta, porta un asciugamano verde smeraldo sul costume, il costume è ancora bagnato, si vede, è carica di salmerie da spiaggia, è stanca ma va spedita dietro al marito, non sembra scontenta.
Dietro alla madre le figlie, due ragazzine, otto, dieci anni?, ognuna tiene stretto un grosso peluche anfibio, la tonda faccia di qualche strano animale; ho già visto quei peluche negli autogrill in offerta a sette euro, mi chiedo se Elly Schlein abbia passato abbastanza tempo negli autogrill nella sua estate militante, lì c’è molto da sapere, lì c’è un sacco di offerte e un sacco di popolo. Anche le ragazzine camminano spedite e intanto sorridono qua e là, ma la più piccola ha un’esitazione, si volta verso la sorella e le dice squillante, oggi è stata proprio una bella giornata. Ascoltatela quella ragazzina, datele attenzione, ha appena fatto un’importante dichiarazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite, con sintesi magistrale ha enunciato al cospetto del mondo i principi cardine dei diritti universali dell’uomo, ha annunciato qualcosa di più che avere un sogno, lei stessa si è palesata il sogno dell’umanità tutta. Un giorno, un solo giorno nella storia di ’sto mondo infame in cui uno per uno ogni umano possa verso sera tornarsene da dov’era sorridendo, perché oggi è stata proprio una bella giornata.
Ascoltate l’importante annuncio da Valverde, è da lì che viene, viene da dove la gran parte di chi legge queste parole e io che le scrivo non riesce nemmeno a immaginare come sia possibile passare un gran bella giornata in quella pubblica spiaggia a bordo di un carotone galleggiante, giocando a palla con un inquietante animale di peluche, pranzando con le cotolette e la peperonata della borsa frigo. E ci auguriamo che la fortuna ci risparmi di ridurci una domenica siffatta.
Ma mi chiedo quando è stata l’ultima volta che mi sono trovato a proclamare oggi è stata proprio una bella giornata, e per quale occasione, e non mi viene in mente. E quella ragazzina domenica se ne andava verso l’autunno, verso un mondo terribile che non sa, fieramente incosciente del peggio che ancora verrà, eppure ancora salva, certa di qualcosa che non le può essere tolta a meno di cancellarla dalla faccia della terra, beatamente certa di averne avuto diritto. Se mai potremo sopravvivere a quello che abbiamo combinato, se qualcosa sarà mai salvo di tutto quello che abbiamo corrotto e straziato, sarà solo perché a Valverde oggi è stata proprio una bella giornata.