Michelangelo, il divino maestro
di Leonetta BentivoglioMichelangelo Buonarroti: Studi per la Sibilla Libica (1510-11 circa)
Forse l’energia della linfa che scorre nel corpo umano, restituitaci dai disegni di Michelangelo, può salvarci dall’avanzata corrosiva del tempo. C’è un battito vitale che emerge dall’arte di Buonarroti a prescindere dalla bellezza, dall’età e dalle misure dei soggetti che ritrae. Può affiorare dai suoi studi per gli ignudi della Cappella Sistina, da una serie di atleti dinamici e giganteschi (Nudo maschile visto da dietro, 1504, Giovane nudo maschile seduto, 1510-11) o da visioni di membra irruenti e aggrovigliate che a volte sono scomposte nei dettagli.
Di fronte ai suoi lavori presentati nella mostra Michelangelo and Beyond, inauguratasi all’Albertina di Vienna (fino al 14 gennaio 2024), ogni giudizio rischia la banalità. Al visitatore succede “semplicemente” d’essere toccato dalla poderosa coerenza dei tratti e dallo scaturire di nessi non espliciti, ma percepibili con intensità, tra parti anatomiche e correnti di forza strutturanti.
L’edificio dell’Albertina s’innalza nel cuor…
Forse l’energia della linfa che scorre nel corpo umano, restituitaci dai disegni di Michelangelo, può salvarci dall’avanzata corrosiva del tempo. C’è un battito vitale che emerge dall’arte di Buonarroti a prescindere dalla bellezza, dall’età e dalle misure dei soggetti che ritrae. Può affiorare dai suoi studi per gli ignudi della Cappella Sistina, da una serie di atleti dinamici e giganteschi (Nudo maschile visto da dietro, 1504, Giovane nudo maschile seduto, 1510-11) o da visioni di membra irruenti e aggrovigliate che a volte sono scomposte nei dettagli.
Di fronte ai suoi lavori presentati nella mostra Michelangelo and Beyond, inauguratasi all’Albertina di Vienna (fino al 14 gennaio 2024), ogni giudizio rischia la banalità. Al visitatore succede “semplicemente” d’essere toccato dalla poderosa coerenza dei tratti e dallo scaturire di nessi non espliciti, ma percepibili con intensità, tra parti anatomiche e correnti di forza strutturanti.
L’edificio dell’Albertina s’innalza nel cuore storico di Vienna come una torta mastodontica fra le imponenze dell’architettura urbana, occupando il più grande palazzo in cui abitarono gli Asburgo. Dopo una traversata soffocante di masse di turisti, lo scalone del museo ci introduce nel paradiso fresco e silenzioso degli spazi espositivi. Il medium rappresenta il trait d’union di partenza del progetto: nell’epoca di Michelangelo il disegno si trasformò da strumento di progettazione in arte autonoma, mentre la carta sostituiva la pergamena come base materica.
Egon Schiele: Autoritratto nudo, smorfie (1910, matita, carboncino, tempera, su carta)
Colpisce il fatto che in questi fogli la nudità maschile sia esaltata solo di per sé, fuori da elementi narrativi o da accessori complementari, come invece accade nelle sculture e pitture del mitico toscano. Nei disegni il canone di Michelangelo si chiarisce come trama isolata e pura, originata dallo studio della natura e dell’antichità classica. Spesso Buonarroti usa sanguigne matite rosse che trasmettono una vivida carnalità.
Per organizzare quest’evento l’Albertina ha avuto il vantaggio di giocare in casa, dato che il suo tesoro di disegni è fra i più ricchi del pianeta, con un milione di opere firmate da artisti quali Dürer, Rembrandt, Schiele, Klimt e appunto Michelangelo: dodici dei diciotto fogli di Buonarroti visibili nell’attuale esposizione sono di proprietà dell’Albertina. Ad essi s’aggiungono quattro prestiti del Louvre di Parigi (tra cui un Cristo verticale di una delicatezza che sfiora l’astrazione) e uno del Metropolitan di New York, la Sibilla Libica destinata al ciclo della Sistina.
Gustav Klimt: Studio per la figura sinistra di Tre Gorgoni nel Fregio di Beethoven (1901, gesso nero, su carta)
Nella figura risalta l’impeto del tipico “contrapposto” di Michelangelo, col corpo girato a spirale e pronto a muoversi, ed è lampante l’uso di un modello maschile da parte dell’artista, come indicano la schiena possente, i tremendi bicipiti e il bacino stretto in rapporto all’ampiezza del torace. L’unico pezzo di Michelangelo giunto da una collezione privata è Il Battesimo dei neofiti, qui offerto al pubblico per la prima volta. Lo ispirò un particolare dell’affresco di Masaccio situato nella Cappella Brancacci di Firenze ed è una bellissima prova giovanile, datata tra il 1492 e il 1496 e fatta a penna con due inchiostri scuri. Descrive un nudo piegato lievemente, con tono quasi umile. Messo all’asta a Parigi da Christie’s l’anno scorso, fu venduto per 23 milioni di euro.
Albrecht Dürer: Quattro donne nude (1497, incisione su rame)
Michelangelo è il primo e fondamentale tassello di un vasto percorso che include 139 lavori e riflette la volontà di andare oltre (beyond) il lascito di Buonarroti, proponendo nudi di autori che tentarono di emularlo o rifiutarono i suoi criteri. Dunque l’itinerario registra la genesi, gli influssi e il tramonto dell’arte di riprodurre il corpo così come fu concepita dalla star della mostra, il cui sguardo sulla fisicità, soprattutto maschile, condizionò i suoi contemporanei e si diramò lungo i secoli. Lo scopo è dimostrare come tutto ciò che avvenne dopo il suo passaggio, nell’ambito del disegno del nudo, abbia cercato un dialogo col suo ideale, sia in senso imitativo che di opposizione.
Perciò sulle pareti verdi e blu delle sale sfilano, immessi in coni di luci teatrali, i corpi ripensati da Raffaello, Dürer, Rembrandt, Mengs, Rubens, Klimt e Schiele, oltre che opere di numerosi epigoni, seguaci e artisti di rango più o meno elevato. Dalle premesse quattrocentesche di Pisanello si può arrivare alla muscolarità seicentesca del Carracci e al Settecento morbido e sensuale di Boucher. Di Raffaello impressiona l’evidenza del segno michelangiolesco che attraversa il Giovane uomo che porta un vecchio uomo sulla schiena (1514). Di Dürer una coppia di Adamo ed Eva (1504) è magistralmente densa e muscolare.
Rembrandt van Rijn: Donna nuda seduta su un tumulo (1631 circa, acquaforte e incisione)
Il rapporto del Seicento con Michelangelo oscilla tra gli antipodi di Rubens, ammiratore dei suoi disegni, come si evince da un Nudo maschile che si sporge in avanti, e Rembrandt, che ci sfida con immagini violentemente realistiche: vedi la Donna nuda seduta dal ventre gonfio e molle, 1631. Nel diciottesimo secolo artisti come Pompeo Batoni e Anton Raphael Mengs riscoprono platealmente gli equilibri classici di Michelangelo. Ma l’approdo del viaggio li ribalta affacciandosi sulle tempestose dimensioni moderne e moderniste. Con le donne esangui di Klimt e l’ostentata sessualizzazione messa in atto da Schiele, creatore di corpi patologici e convulsi, l’eroico canone del maschio nudo michelangiolesco viene risucchiato dai terremoti espressivi del Novecento.