Con una bilancia cambierò il mondo: torna in libreria “Il Saggiatore” di Galileo Galilei
di Chiara ValerioGalileo di fronte al Sant’Uffizio di Joseph-Nicolas Robert-Fleury (Louvre)
L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, orlati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile». È l’incipit di un racconto di Borges intitolato La Biblioteca di Babele tradotto per la prima volta per Mondadori da Franco Lucentini e disponibile nel volume Finzioni (Adelphi, trad. A. Melis). Ma per capire, per sempre, da dove viene l’immagine che lega l’universo, il libro e il labirinto bisogna fare un passo indietro di quattrocento anni.
La casa editrice Hoepli porta in libreria una nuova edizione de Il Saggiatore di Galileo Galilei a cura di Michele Camerota e Franco Giudice. Il titolo completo del trattato di Galilei è Il Saggiatore, nel quale con bilancia esquisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra astronomica e filosofica di Lotar…
L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, orlati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile». È l’incipit di un racconto di Borges intitolato La Biblioteca di Babele tradotto per la prima volta per Mondadori da Franco Lucentini e disponibile nel volume Finzioni (Adelphi, trad. A. Melis). Ma per capire, per sempre, da dove viene l’immagine che lega l’universo, il libro e il labirinto bisogna fare un passo indietro di quattrocento anni.
La casa editrice Hoepli porta in libreria una nuova edizione de Il Saggiatore di Galileo Galilei a cura di Michele Camerota e Franco Giudice. Il titolo completo del trattato di Galilei è Il Saggiatore, nel quale con bilancia esquisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra astronomica e filosofica di Lotario Sarsi Sigensano, è scritto in forma epistolare, è una lettera che Galileo scrive a Virginio Cesarini, accademico dei Lincei e maestro di camera di Urbano VIII, il papa. Dopo qualche peripezia editoriale e per argute strategie politiche e culturali — come si apprende dalla minuziosa introduzione a questa nuova edizione — Il Saggiatore esce nel mese di Ottobre del 1623. Il saggiatore è una piccola bilancia per i metalli preziosi, una bilancia di precisione, al contrario della stadera o delle bilance a due bracci, così, già dal titolo Galileo è polemico.
Tuttavia, l’argomento del trattato non riguarda pesi e misure ma una disputa sulle comete cominciata nel 1618 quando, nel cielo, ne erano apparse tre, scatenando discussioni sulla loro natura e movimento e Orazio Grassi, gesuita e matematico, proponeva la sua ipotesi. Galileo aveva risposto attraverso un suo discepolo e Orazio Grassi aveva risposto ancora con La libra astronomica, firmata con uno pseudonimo, Lotario Sarsi, appunto, al quale sotto lo sprone di Cesarisni, Galileo risponde con Il Saggiatore. Le prime avvisaglie di dispute con la chiesa ci sono già state, dopo la pubblicazione del Sidereus Nuncius, nel 1610, l’abiura è di là da venire, sarà nel 1933, la questione che pone Il Saggiatore è cruciale perché è una questione di metodo, Galileo descrive e detta le regole di un nuovo modo di conoscere la natura. E per farlo — aria da capo, cioè Borges — scrive una delle frasi più ripetute non solo dagli scienziati e dalle scienziate di tutto il mondo, ma da tutti, e che dopo tante ripetizione né si è inflazionata né ha perso il senso. «La filosofia è scritta in questo gradissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto». Io dico, scrive Galilei che l’universo è il libro e il libro è l’universo. Il Saggiatore è un libro entusiasmante, Galileo, oltre a essere un grande scienziato, è uno scrittore immenso, le modulazioni di questa lunga lettera passano dalla lamentazione iniziale — le mie idee sono osteggiate — al manifesto di una nuova scienza, che non fosse preda di quello che oggi diremmo antropomorfismo, ma si interessasse di una materia comprensibile attraverso le sue qualità matematiche, a un periodare che senza schernire, fa satira di un modo di ragionare — oggi diffuso pericolosamente — che fingendo di procedere per deduzioni e concatenazioni di causa ed effetto, è completamente illogico e contribuisce a fare della conoscenza un caos inconoscibile.
«Se il Sarsi vuole ch’io creda a Suida che i Babilonii cocesser l’uova col girarle velocemente nella fionda, io lo crederò; ma dirò bene, la cagione di tal effetto esser lontanissima da quella che gli viene attribuita, e per trovar la vera io discorrerò così: “Se a noi non succede un effetto che ad altri altra volta è riuscito, è necessario che noi nel nostro operare manchiamo di quello che fu causa della riuscita d’esso effetto, e che non mancando a noi altro che una cosa sola, questa sola cosa sia la vera causa: ora, a noi non mancano uova, nè fionde, nè uomini robusti che le girino, e pur non si cuocono, anzi, se fusser calde, si raffreddano più presto; e perché non ci manca altro che l’esser di Babilonia, adunque l’esser Babiloni è causa dell’indurirsi l’uova, e non l’attrizion dell’aria”, ch’è quello ch’io volevo provare».
Il libro – Galileo Galilei, Il Saggiatore (Hoepli, a cura di Michele Camerota e Franco Giudice
pagg. 366, euro 25)