Jeff Kinney: “La mia Schiappa suona il rock!”
di Claudia MorgoglioneUna tavola da "Diario di una Schiappa. Il re del rock" (il castoro)
La sua Schiappa suona il rock. Ma Jeff Kinney, nella vita vera, non è da meno: ingaggia una band di teenager e si imbarca in un lungo tour musicale, tra performance scatenate, sonorità quasi metal, fan invitati sul palco. E scrive perfino una canzone, Can You Smell Us Now, divertentissima: «Dopo gli anni di pandemia», spiega, «volevo fare le cose in grande».
Un modo originale per lanciare Il re del rock, volume numero 17 del Diario di una Schiappa che sbarca ora in Italia, sempre per il castoro: storia esilarante il cui il protagonista Greg sperimenta la vita da concertista. Collegato via Zoom dal suo studio, allegro e luminoso, di Plainville (Massachusetts), l’autore — oltre 275 milioni di copie vendute — regala a Robinson una tavola per i lettori italiani: la pubblichiamo qui.
Jeff Kinney
Jeff, partiamo dal libro: è autobiografico?
«Lo spunto è che quando ero bambino …
La sua Schiappa suona il rock. Ma Jeff Kinney, nella vita vera, non è da meno: ingaggia una band di teenager e si imbarca in un lungo tour musicale, tra performance scatenate, sonorità quasi metal, fan invitati sul palco. E scrive perfino una canzone, Can You Smell Us Now, divertentissima: «Dopo gli anni di pandemia», spiega, «volevo fare le cose in grande».
Un modo originale per lanciare Il re del rock, volume numero 17 del Diario di una Schiappa che sbarca ora in Italia, sempre per il castoro: storia esilarante il cui il protagonista Greg sperimenta la vita da concertista. Collegato via Zoom dal suo studio, allegro e luminoso, di Plainville (Massachusetts), l’autore — oltre 275 milioni di copie vendute — regala a Robinson una tavola per i lettori italiani: la pubblichiamo qui.
Jeff Kinney
Jeff, partiamo dal libro: è autobiografico?
«Lo spunto è che quando ero bambino mio fratello faceva parte di una band, suonava la batteria e aveva tanti sogni… molti anni più tardi è venuto anche lui con me in tour, sperimentando così, almeno un pochino, la vita da rockstar. La trama però è di pura invenzione».
A proposito di concerti: come mai ha deciso di trasferirli dalla pagina alla strada, dalla finzione alla realtà?
«Venivo da due anni di giri di presentazione in era Covid, in cui ero costretto a mantenere il distanziamento sociale: avevo inventato una formula drive-in, con i partecipanti che seguivano l’incontro dalla propria auto. È stato fantastico mantenere il contatto con i miei giovani lettori, ma essere sul palco, vedere la gente faccia a faccia, è un’altra cosa. Per festeggiare, ispirandomi al libro, ho ingaggiato una band e a fine 2022 abbiamo suonato nelle città più musicali d’America come Nashville, Austin, Cleveland, Memphis, con puntate in Inghilterra, Germania, Irlanda».
Una tavola da "Diario di una Schiappa. Il re del rock" (il castoro)
Chi erano i suoi compagni d’avventura?
«Sono ragazzi che frequentano il college locale e li ho selezionati mettendo un annuncio su TikTok, a cui hanno risposto diciassette band. Ne ho selezionate due, per essere certo di non restare scoperto. Per loro è stata un’esperienza eccitante: già la prima sera abbiamo suonato di fronte a ben duemila persone! Ma mi sono assicurato che durante il tour continuassero a studiare. Quanto a me, mi sono divertito a ogni tappa a presentare. E a cantare».
Sul palco tanto rock: lo preferisce anche nell’ascolto privato?
«Da ragazzino mi piaceva l’heavy metal ma anche il pop, appartengo alla generazione Mtv, quella per cui le immagini erano quasi più importanti delle canzoni. Oggi ascolto i Def Leppard, gli Imagine Dragons, i Coldplay. Qualche mese fa sono andato a un concerto di Taylor Swift. La musica è un’esperienza che condivido con i miei figli che hanno diciotto e vent’anni, ci scambiamo le dritte su chi ascoltare».
Guardando i video su YouTube si nota il grande coinvolgimento del pubblico.
«Volevo che fosse un’esperienza interattiva. Una delle cose che amo della Schiappa è il suo essere un intrattenimento per tutta la famiglia: vedere sul palco i genitori che ballavano con i figli mi ha dato gioia. La mia parola d’ordine è non annoiare mai, per questo ogni volta, ogni anno, studio un tipo di interazione diversa, e ne sono orgoglioso. Io ho un carattere introverso, ma con i miei piccoli lettori cerco di superare questo mio limite, diventando un performer a tutti gli effetti».
Ha già nuove idee per il prossimo giro promozionale?
«Lo sto organizzando proprio in questo periodo: stavolta sarà un all-games show. Composto dai vari tipi di giochi che vediamo in tv: ragazzi e famiglie potranno competere, ci saranno anche scrittori e celebrità. I vincitori riceveranno del denaro che dovranno donare alle biblioteche del loro territorio».
Questa creatività nel modo di presentare libri è legata alla paura di ripetersi, di diventare prevedibile?
«Proprio così. Ogni volta mi chiedo: in cosa posso essere il migliore del mondo? Sicuramente non sarò mai il miglior illustratore, né il miglior scrittore. In questo invece posso e voglio primeggiare. Anche perché, essendo un brand consolidato, ho la fortuna di non dovermi presentare al mondo: la Schiappa è già molto conosciuta».
Restiamo sul tema scrittura e illustrazioni: quanto è difficile trovare il giusto equilibrio tra i due aspetti?
«Provarci è molto importante. A volte, quando faccio un buon lavoro, vedo che testo e immagine si incastrano e si integrano perfettamente; a volte, quando il lavoro non è tanto buono, l’immagine si limita a descrivere ciò che è detto nel testo».
Lo scopo è quello di divertire: come ci riesce?
«Credo che il cervello di un comico sia una sorta di filtro: tutti viviamo le stesse esperienze ogni giorno, facciamo colazione, premiamo l’acceleratore dell’auto, parliamo al telefono con nostra madre, ma il comico le percepisce, e le porge, in maniera leggermente sghemba. Ci aiuta a vedere noi stessi. È questo il segreto del mio Greg: quando lo guardi pensi “sì, questo genere di cose è accaduto anche a me”».
Un meccanismo universale?
«Certo. Prendiamo l’esempio di una sit-com amata in tutto il mondo come Friends: piace in ogni continente non perché è una finestra sugli Stati Uniti, ma perché tutti abbiamo avuto vent’anni, avuto relazioni amorose, eccetera».
È più complicato far ridere nella nostra era, in cui i libri sono censurati o cancellati?
«La censura mi fa arrabbiare. La comicità è sempre una reazione ai tempi che corrono: infatti nel mio nuovo volume mostrerò tutto il ridicolo del cancellare i libri. Non sono così naïf da pensare che ridere può cambiare il mondo, ma almeno può farci sentire più uniti e più umani. Anche in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo».
IL LIBRO E GLI EVENTI
Per festeggiare l’arrivo di Diario di una Schiappa. Il re del rock (il castoro, traduzione di Rossella Bernascone e Benedetta Gallo, pagg. 222, euro 14,50, età 8+), in libreria dal 24 ottobre, ci sarà una grande festa in oltre 50 librerie in tutta Italia sabato 18 novembre 2023. Elenco delle librerie e altre info presto su www.diariodiunaschiappa.com