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Capossela & Bergonzoni: cambiamo superando la linea e-gotica

Carpi: Vinicio Capossela e Alessandro Bergonzoni. Foto: Danilo Garcia Di Meo

 
Due artisti con molte cose in comune s’incontrano. Una di queste è il lavoro sulla parola perché da lì può nascere una nuova forma di “r-esistenza”: non più “torto” o “ragione” ma ragionamento
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CARPI. Vinicio Capossela ha presentato la data zero del suo tour intitolato Con i tasti che ci abbiamo - Tredici canzoni urgenti nei teatri. Folgorante e tutta esaurita si apre con un Vinicio con l’elmetto che prima si agita e poi si sdraia sul divano: la metafora del brano che si intitola appunto, Divano occidentale, è chiara. Il mattino dopo arriva Alessandro Bergonzoni che come regalo gli ha portato un calzino spaiato dentro una busta, accolto con grande gioia: «Bello», dice Vinicio perché non è solo per gli spaiati ma anche per gli scalzi». L’atmosfera è calda e ideale. Anzi surreale.

Perché all’inizio dello show una voce robotica che augura “buon riposo”?

Vinicio Capossela: «È una frase di Guy Debord recitata dall’I.A. che dice che lo spettacolo è il sonno».

Alessandro Bergonzoni: «E allora cosa dite invece alla fine?».

V.C.: «Buon risveglio!» .

A.B.: «Quindi il Teatro dei risvegli (uno spettacolo per sensibilizzare i cittadini sulla riabilitazione uscite da coma, ndr)! È meravig…

CARPI. Vinicio Capossela ha presentato la data zero del suo tour intitolato Con i tasti che ci abbiamo - Tredici canzoni urgenti nei teatri. Folgorante e tutta esaurita si apre con un Vinicio con l’elmetto che prima si agita e poi si sdraia sul divano: la metafora del brano che si intitola appunto, Divano occidentale, è chiara. Il mattino dopo arriva Alessandro Bergonzoni che come regalo gli ha portato un calzino spaiato dentro una busta, accolto con grande gioia: «Bello», dice Vinicio perché non è solo per gli spaiati ma anche per gli scalzi». L’atmosfera è calda e ideale. Anzi surreale.

Perché all’inizio dello show una voce robotica che augura “buon riposo”?

Vinicio Capossela: «È una frase di Guy Debord recitata dall’I.A. che dice che lo spettacolo è il sonno».

Alessandro Bergonzoni: «E allora cosa dite invece alla fine?».

V.C.: «Buon risveglio!» .

A.B.: «Quindi il Teatro dei risvegli (uno spettacolo per sensibilizzare i cittadini sulla riabilitazione uscite da coma, ndr)! È meraviglioso…».

Allora auguriamo buon riposo anche a chi si appresta a leggere…

Il pubblico ieri sera comunque non dormiva, anzi era impazzito, ballava, cantava, non voleva più andar via…

V.C.: «È stato come varare un Frankestein. Infatti abbiamo citato anche Frankestein Junior».

La situazione del resto non è così brutta. Potrebbe essere peggio?

V.C.: «Potrebbe piovere. Bisogna vedere però di chi è la colpa. Nello spettacolo c’è un pezzo che si intitola Il povero Cristo che spiega come la colpa del povero è sempre... del povero! E che con le armi si va da tutte le parti ma con la fame da nessuna. Per questo vorrei chiedere a Bergonzoni, perché questa è roba sua, di spiegare meglio questa strana parola che è “aporofobia”…» .

A.B.: «Per spiegarla ci vogliono due “p”: povertà e paura. Non ha paura il povero ma, una terza “p”: il passante, il cittadino. Che ha paura, non solo della povertà in cui potrebbe finire, perché oggi i poveri sono gli ex-lavoratori licenziati che non vengono più riassunti da nessuno, quelli che magari erano dei professionisti e sono stati costretti a chiudere la loro attività. Per chi ancora sta bene però la “paura del povero” a cui accennavi è diventata una cosa quasi fisica al punto di creare panchine che non gli permettono di sdraiarsi con degli spuntoni e così via fachirizzando» .

Carpi: Vinicio Capossela e Alessandro Bergonzoni. Foto: Danilo Garcia Di Meo

 

Oggi la destra al governo vuole stare dalla parte del torto dicendo cose “scomode” per i “buonisti”.

V.C.: «È dal tempo del governo Draghi che l’attuale presidente del consiglio cita una frase di Brecht che è sempre stata una bandiera: “Ci sedemmo dalla parte del torto perché gli altri posti erano occupati”. Per Brecht quella parte era la parte del povero, quella di chi non ha, rispetto a chi ha, per cui quando l’ho sentita mi sono detto: “Qui non mi si ruba solo il portafoglio ma pure la carta d’identità! Così ho scritto questa canzone che è una delle tredici del mio nuovo disco nate dall’urgenza di parlare delle cose incredibili che ci stanno accadendo intorno» .

A.B.: «È tarzanianità questa!».

Prego?

A.B.: «Tarzanianità vuol dire: “Cita! Cita! Cita!”. È un continuo di citazioni. I politici hanno un abecedario di citazioni che usano impropriamente per riequilibrare le loro azioni».

Come si fa ad opporsi oggi quando la gente sembra sempre più indifferente? Non a caso a un certo punto del concerto chiedi al pubblico: “Siete vivi?”. E poi fai un pezzo catartico che si intitola appunto “L’uomo vivo” in cui tutti ballano a più non posso…

V.C.: «Siamo vivi ma stiamo sul divano. Divano è una parola che viene dall’Oriente, dall’antica Persia e indica una raccolta di poesie e la poesia per me è l’etica, anzi è superiore all’etica perché la ispira. Quindi sì, si è vivi ma dipende come».

La canzone di cui si parlava all’inizio gioca con il titolo del libro di Goethe dicendo: “Sul divano occidentale/ arruolati da sdraiati/ disputiamo, guerreggiamo / interventisti sul divano/ sorvoliamo/ sui conflitti, sulla storia”…

V.C.: «È già un evento andare a un concerto o a uno spettacolo oggi perché è in atto un grande fenomeno di domiciliarizzazione volontaria favorita da tutta una serie di apparati tecnologici. Questo permette una legittimizzazione del basso non solo politico ma anche culturale».

Che cosa si può fare?

A.B.: «Non bisogna più lavorare».

No?

A.B.: «Bisogna capo-lavorare: ovvero lavorare ad arte. Tutti. Manca il capolavoro. Un tempo abbiamo fatto la Cappella Sistina, abbiamo fatto meraviglie perché c’era la visione, c’era l’utopia. Vinicio parla di urgenza: ha ragione. Urge veggenza. Questa politica invece è oscuroveggente: non vede in là. L’artista può, anzi deve cercare di capolavorare ma non basta. Oggi la legge segue “I dieci demandamenti”. Uno è: “Tu parli, tu ci rappresenti, noi applaudiamo”. Non basta: un nostro spettacolo ha senso se riesce a impiantare un seme di cambiamento per tornare a parlarsi , stare insieme fisicamente, abbracciarsi, ammalarsi…».

Ammalarsi?

A.B.: «Sì, di congiungivite: la malattia che collega le vite delle persone, dalla donna di Cesena allagata che porge il suo bambino ai soccorritori a quella che fa la stessa cosa in mezzo al mare con una Ong. La congiungivite, al contrario della congiuntivite che appanna lo sguardo, permette una visione più nitida e più vera e fa scoprire ciò che spesso l’occhio non può o non vuole vedere».

Cosa urge oggi, tanto per citare insieme il titolo di uno spettacolo di Bergonzoni e il tuo ultimo disco?

V.C.: «Urge resistere. Proprio qui a Carpi c’è un monumento che è un omaggio alle donna staffetta partigiane e uno pensa: cosa significa prendere parte quando te lo chiede la storia? Ecco è urgente prendere il testimone da queste donne per me».

Nella canzone che gli dedichi dici: «Questa è la libertà: azione e respo- nsabilità/ voi che di voi dite che/ non vi sembra di aver fatto granché».

V.C.: «Per queste donne era normale fare quello che hanno fatto rischiando la vita. C’è una frase che mi ha molto colpito, una frase di Mussolini che dice “Il fascismo non l’ho inventato io, ma l’ho estratto dall’inconscio degli italiani” e quindi non è un nemico fuori ma una cosa su cui deve vigilare dentro di te. Questa parte della natura umana esiste. Il punto è quando la politica, il potere, trovano il modo di usarla, come sta avvenendo oggi, per cui si finisce tutti essere parte di quel torto».

A.B.: «Bisogna superare la linea ego-tica. Il problema per me è oltre il torto o la ragione: ci vuole il ragionamento. Che vuol dire aprire, avere un delirio di intelligenza! Ecco questo per me fa paura, ed è dunque proprio quello che ci vorrebbe».

Il TOUR

Vinicio Capossela, sei volte vincitore del premio Tenco, suonerà

il 26/10 a Catanzaro, il 28 a Ragusa, il 29 a Catania, il 30 a Palermo, il 2/11 a Isernia, il 3 a Todi, il 4 a Pescara, il 6 e 7 a Bologna.

LA PERFORMANCE

Alessandro Bergonzoni sta preparando il nuovo spettacolo che si potrà vedere a partire dal 2024. Nel frattempo verrà replicata la performance Corpi del (C)reato ad arte.

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