Libri da leggere, Zadie Smith smaschera l’impostore
di Antonio MondaIl processo Tichborne, Crown Vs Castro in un disegno d'epoca
Nell’Impostore, Zadie Smith racconta una vicenda realmente accaduta nell’Inghilterra vittoriana di cui scrisse anche Jorge Luis Borges in un racconto intitolato Tom Castro, l’impostore inverosimile. Il caso Tichborne, così viene ricordato, consente allo scrittore argentino di riflettere sulla “insipida miseria” di Londra e sul mare che permette di “vedere le opere dell’Eterno,” in contrapposizione con un protagonista dotato di “serena idiozia”.
Diverso l’approccio dell’autrice inglese, che ripercorre la vicenda attraverso gli occhi della governante di uno scrittore in disgrazia, focalizzando la propria attenzione sulle scelte etiche dei personaggi e sui conflitti razziali e di classe. Se Borges parte dalle miserie umane per riflettere su qualcosa di epico e misterioso, forse anche divino, la Smith condivide in prima persona gli aneliti e le sofferenze dei protagonisti in una dimensione che per prima definirebbe umana, troppo umana. Lo spunto è il processo intentato nei confronti di …
Nell’Impostore, Zadie Smith racconta una vicenda realmente accaduta nell’Inghilterra vittoriana di cui scrisse anche Jorge Luis Borges in un racconto intitolato Tom Castro, l’impostore inverosimile. Il caso Tichborne, così viene ricordato, consente allo scrittore argentino di riflettere sulla “insipida miseria” di Londra e sul mare che permette di “vedere le opere dell’Eterno,” in contrapposizione con un protagonista dotato di “serena idiozia”.
Diverso l’approccio dell’autrice inglese, che ripercorre la vicenda attraverso gli occhi della governante di uno scrittore in disgrazia, focalizzando la propria attenzione sulle scelte etiche dei personaggi e sui conflitti razziali e di classe. Se Borges parte dalle miserie umane per riflettere su qualcosa di epico e misterioso, forse anche divino, la Smith condivide in prima persona gli aneliti e le sofferenze dei protagonisti in una dimensione che per prima definirebbe umana, troppo umana. Lo spunto è il processo intentato nei confronti di un macellaio che sosteneva di essere Sir Roger Tichborne, scomparso in un naufragio ed erede dell’enorme fortuna di una importante famiglia aristocratica. La sua improvvisa ricomparsa a Londra divise l’opinione pubblica tra le classi umili, che gioivano per la rivendicazione del macellaio e quelle più abbienti, inorridite all’idea che potesse essere uno di loro.
Più che dell’esito del processo, la Smith è interessata a Eliza Touchet, convinta che la falsità sia qualcosa di inscindibile dall’umanità, e ad Andrew Bogle, il testimone chiave del processo, cresciuto come schiavo in Giamaica, paese d’origine della madre della scrittrice.
L’equilibrio drammaturgico è tra questi due poli narrativi: Andrew, che ha lavorato a lungo per la famiglia Tichborne, deve alla sua nobiltà d’animo la forza per alleviare le ferite dell’esistenza, mentre Eliza al suo acume e alla libertà intellettuale la capacità di contrastare l’ipocrisia e rigidi schemi sociali. Gli altri personaggi sono descritti con notevole finezza introspettiva, ma sono funzionali a comprendere la psicologia dei due veri protagonisti: è così per William Ainsworth, lo scrittore che ha perso l’ispirazione, come anche per l’uomo che dichiara di essere Sir Roger Tichborne.
La Smith conferma ancora una volta il suo grande talento di narratrice, ma la novità del romanzo è l’afflato di impersonificazione e commozione per la dignità dei due protagonisti. Tradotto da Dario Diofebi, L’Impostore è un’orgogliosa riflessione sulle radici dell’autrice, che ha voluto sulla copertina i colori della bandiera giamaicana, ed è stato preceduto da un saggio sul New Yorker intitolato Killing Dickens, nel quale ha spiegato il suo rapporto con lo scrittore, ammirato da un punto di vista letterario ma ritratto in modo poco simpatetico per la presa di posizione contro l’indipendenza della Giamaica.
La Smith racconta anche come abbia resistito a lungo all’idea di scrivere un romanzo storico ed è illuminante che affidi a Eliza la battuta «Dio mi guardi dal voler scrivere un romanzo». Tuttavia, nonostante le intenzioni, appare proprio Dickens l’influenza principale, e nel libro vengono alla luce numerose suggestioni: il fatto che i Tichborne siano cattolici, minoranza in Inghilterra, porta a una riflessione sull’idea di peccato, in linea con la battuta di Oscar Wilde: «La Chiesa Cattolica è per i santi e i peccatori, per le persone rispettabili è sufficiente la Chiesa Anglicana».
Il libero arbitrio è inevitabilmente un elemento centrale, come i sensi di colpa di chi si è macchiato dell’orrore della schiavitù o è dominato dall’avidità: bastano poche pagine per capire che l’impostore non è solo il macellaio che dichiara di essere un baronetto, ma l’intera società puritana, a cominciare da Ainsworth, che forse non ha mai scritto una riga dei suoi libri. Come tutti grandi romanzi, L’impostore si può leggere su diversi piani: se alcuni passaggi deprecano le tensioni populiste, riverberando situazioni contemporanee con un accenno ai no vax dell’epoca, non è meno significativa la sottigliezza psicologica con cui viene raccontata la frustrazione di William Ainsworth nei confronti di Dickens. Dopo un momento di successo, il datore di lavoro di Eliza, che è anche un suo lontano cugino, è costretto a confrontarsi con la propria mediocrità, situazione che ha qualche eco con la quella creata da Martin Amis nell’Informazione.
Il romanzo è infine una storia di crescita ed emancipazione femminile, che trova il suo momento di massima potenza drammaturgica nella scena in cui Eliza incontra Andrew e viene a conoscenza della sua esperienza da schiavo, rendendosi conto che l’Inghilterra e la Giamaica sono «due facce dello stesso problema, profondamente collegate». È quello il momento in cui la donna trova il coraggio di diventare a sua volta una scrittrice, completando l’identificazione tra Eliza e Zadie. E come tutti i grandi romanzi L’Impostore non offre risposte, ma pone domande: a quella che risuona alla fine della lettura è impossibile replicare ed è la stessa che chiede a se stesso Ponzio Pilato: «cosa è la verità?».
Il libro
L’impostore di Zadie Smith (Mondadori, traduzione Dario Diofebi, pagg. 492, euro 22, voto 8.5/10)