Robinson

Arena Robinson e Repubblica, Più libri più liberi: Ascanio Celestini e Fabio Tonacci raccontano i popoli vittime di ogni guerra: "I morti non sono un numero"

Arena Robinson e Repubblica, Più libri più liberi: Ascanio Celestini e Fabio Tonacci raccontano i popoli vittime di ogni guerra: "I morti non sono un numero"

Il drammaturgo e l’inviato al fronte di “Repubblica” si confrontano sulle storie e i volti di chi vive sotto le bombe: “Non legalizziamo la violenza”

2 minuti di lettura

I popoli vittime di ogni guerra. È con un’immagine evocativa che l’inviato di guerra di Repubblica Fabio Tonacci apre il suo incontro ad Arena Robinson e Repubblica con l’attore, regista, drammaturgo Ascanio Celestini: la colonna umana che a Gaza, dove Tonacci è stato in esclusiva, avanza con le mani alzate, terrorizzata.

"Gaza era distrutta - dice Tonacci - lì ho capito cosa vuol dire radere al suolo. Tutto era distrutto. Tra le cose che non dimenticherò mai c’è questa colonna umana silenziosa, spaventata. Per i palestinesi la seconda Nakba, la catastrofe”.

Ascanio Celestini

Ascanio Celestini

 

Celestini si è occupato tantissimo di guerra nei suoi spettacoli. “Le guerre sono tutte diverse, sono diversi i luoghi, le armi - dice - quello che dobbiamo evitare è che il numero dei morti diventi solo un numero, come accadeva durante il Covid. Quello che mi ha colpito delle immagini di Gaza sono gli oggetti minimi che questa gente si porta dietro: un uomo con tre materassi, per esempio”.

Eccola la guerra che diventa volto: le facce degli anziani che Tonacci ha visto trascinare al contrario sui sassi in sedia a rotelle, i bambini che negli zainetti stipano le loro cose più care prima di abbandonare le proprie case: “Pensate: avete due ore per scappare da casa e dovete scegliere che cosa portare con voi. È un esercizio che dovremmo fare tutti”, dice Celestini.

Fabio Tonacci

Fabio Tonacci

 

La platea, dove siedono le scuole coinvolte da repubblica@scuola, è gremita ed emozionata. “La cosa più importante è raccontare le storie - dice Celestini - perché i numeri non ci appassionano”. Celestini racconta di quando è andato ad Auschwitz con gli studenti: “I ragazzi hanno pensato pochissimo ai numeri ma si sono immedesimati nelle storie”.

“Raccontare le storie è un modo per dare ai numeri un volto - continua Tonacci – noi non vediamo quello che succede a Gaza. Arrivano le notizie drammatiche ma sappiamo solo che ci sono i morti. Vi racconto una storia, per esempio. Quella di un dentista: Mahmoud Shaheen riceve una telefonata. Vive in uno dei migliori quartieri di Gaza e riceve una telefonata anonima che gli annuncia che in paio d’ore cadranno le bombe sui palazzi a lui vicini. Lui ha un compito: deve far scappare quanta più gente possibile”. Una storia incredibile. La telefonata a Mahmoud arriverà anche una seconda volta.

“La mia generazione è quella che ha vissuto in una Europa senza guerre – dice Celestini - dopo la Seconda guerra mondiale si era detto non ci saranno più guerre. Tutti sono a favore della pace ma poi le guerre continuano a esserci. Poi che succede? La legalizzazione della violenza: la guerra giusta, la guerra santa”. Ma non esistono guerre giuste. Le vittime, quelle, esistono. E hanno una storia.

I commenti dei lettori