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Il Museo della Shoah di Roma pronto fra tre anni: “Per non dimenticare. Soprattutto i nostri errori”

Da sinistra Miguel Gotor, Simonetta Fiori e Mario Venezia

Da sinistra Miguel Gotor, Simonetta Fiori e Mario Venezia

 

All’Arena Robinson Repubblica, nella giornata finale di Più libri più libri, dialogo tra il presidente della Fondazione Mario Venezia e l’assessore (e storico) Miguel Gotor

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ROMA - Il Museo della Shoah a Roma sarà un luogo non soltanto di memoria storica ma culturale, che contribuirà a ricordare agli italiani ciò che è stato e le loro responsabilità in epoca fascista. All’Arena Repubblica Robinson presso la fiera Più libri più liberi,il presidente della fondazione Museo della Shoah Mario Venezia e Miguel Gotor, storico e assessore alla Memoria del comune di Roma, discutono intervistati da Simonetta Fiori del “Dovere della Memoria” e del senso profondo del progetto che sta per vedere la luce: tra 36 mesi, il Memoriale (così preferiscono chiamarlo sia Gotor sia Venezia), dovrebbe essere finalmente realizzato.

PLPL23, il dovere della memoria: il museo della Shoah a Roma


“Basta con questa narrazione degli italiani brava gente - commenta Gotor - Abbiamo un ritardo culturale di vent’anni rispetto alla Germania, le leggi razziali e razziste hanno preparato l’abominio che è arrivato dopo e il Museo della Shoah deve servire anche a recuperare questo ritardo. Abbiamo una difficoltà a fare i conti con la nostra Storia, di cui abbiamo particolarmente bisogno”.


Se nella storiografia post fascista questa difficoltà nel ricostruire le responsabilità degli italiani nei confronti del popolo ebraico è evidente, i passi avanti sono stati fatti ma come sottolineato da Fiori, il processo ancora non è completo.
Anche per questo Venezia desidera fortemente che il Memoriale abbia “un museo nel museo” sul fascismo. “Esiste un prima e un dopo la Shoah. Il prima è fatto di anni di propaganda e quindi di consenso: è in questo contesto che è stata possibile l’emanazione delle leggi fasciste”. Ma esiste anche un dopo: “In Italia non ci sono state condanne dei vertici, poco o niente - ha aggiunto Venezia - e successivamente hanno anche ricoperto importanti cariche nello Stato”.
Ancora una volta, quindi, i conti con la Memoria non tornano e a maggior ragione in questo periodo storico in cui l’antisemitismo torna prepotentemente “Roma deve avere un Museo della Shoah vivo, in grado di prendereil cuore dei nostri figli - conclude Gotor - perché l’abominio che è stato può ripetersi”.
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