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Con Alice ogni cosa è possibile

Illustrazione di Sergio - Romano Rizzato 
Arriva in una nuova traduzione, e con illustrazioni piene di poesia, il capolavoro di Lewis Carroll Che ci ricorda il sentimento più umano: lo stupore
3 minuti di lettura

Perché, vedete, con le tante cose straordinarie che le stavano accadendo, Alice cominciava a pensare che tutto o quasi fosse possibile».

Avete presente quando dovete fare un lungo viaggio in auto e, dopo la prima svolta, i bambini cominciano a chiedere «Siamo quasi arrivati? Quanto manca?».

Ecco, la storia de Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie è nata in un contesto più o meno simile. Dovete sapere che nel 1862 un signore che si chiamava Charles Lutwidge Dodgson e che poi sceglierà lo pseudonimo di Lewis Carrlhl, decise di fare una bella gita in barca con un suo amico.

Ah, una bella giornata in natura, un tempo di buone chiacchiere e sport fra adulti… Ma l’amico, forse perché autolesionista, forse perché la moglie esasperata aveva buttato tutti fuori per una giornata, arrivò al molo in compagnia delle tre figlie di tredici, dieci e otto anni.

Figuriamoci! Dopo due minuti e mezzo me le immagino già a gnegnare dicendo quando arriviamo - ho freddo - ho caldo - ho fame…

Perché, vedete, con le tante cose straordinarie che le stavano accadendo, Alice cominciava a pensare che tutto o quasi fosse possibile».

Avete presente quando dovete fare un lungo viaggio in auto e, dopo la prima svolta, i bambini cominciano a chiedere «Siamo quasi arrivati? Quanto manca?».

Ecco, la storia de Le avventure di Alice nel Paese delle meraviglie è nata in un contesto più o meno simile. Dovete sapere che nel 1862 un signore che si chiamava Charles Lutwidge Dodgson e che poi sceglierà lo pseudonimo di Lewis Carrlhl, decise di fare una bella gita in barca con un suo amico.

Ah, una bella giornata in natura, un tempo di buone chiacchiere e sport fra adulti… Ma l’amico, forse perché autolesionista, forse perché la moglie esasperata aveva buttato tutti fuori per una giornata, arrivò al molo in compagnia delle tre figlie di tredici, dieci e otto anni.

Figuriamoci! Dopo due minuti e mezzo me le immagino già a gnegnare dicendo quando arriviamo - ho freddo - ho caldo - ho fame - che noia e tutto l’armamentario di brontolii da viaggio tipici della categoria infanto-preadolescenziale fin dalla notte dei tempi.

Il signor Charles capì che non poteva remare e contemporaneamente sorbirsi anche i lamenti delle tre ragazzine, allora pensò bene di intrattenerle raccontando loro una storia. Voga e racconta, voga e racconta, il viaggio finì con la promessa di scrivere l’avventura che si era inventato per la ragazzina di dieci anni che, guarda caso, si chiamava Alice.

Poi, vabbè, si fece prendere un po’ la mano, aggiunse qualche dettaglio, sistemò qui e là dando vita a uno dei capolavori assoluti della narrativa di tutti i tempi, ma alla fine a chi non è mai capitato di scrivere un caposaldo della letteratura mondiale durante… no, lasciamo stare.

E torno seria per quanto possibile. So che vi ho raccontato la nascita di questo capolavoro in maniera irriverente, imprecisa e giocosa, ma la questione è che queste mie righe che vorrebbero parlare di Alice nel paese delle meraviglie in occasione della nuova edizione per La nave di Teseo, mi colgono molto emozionata.

Infatti Alice arriva ad altezze tali che qualsiasi mio tentativo di definizione razionale e tecnica sarebbe come tentare di chiudere una nuvola in una scatola.

Da sempre credo che questa storia trascenda il tempo, lo spazio, le età, qualsiasi tipo di lucidità, senso e logica, così con umiltà, sorriso grato e passando per forza dal gioco e dalla magia trovo l’unico modo che ho per parlarvi di questo incontro rivoluzionario tra la fantasia e le profondità sconfinate di una lettura poetica del mondo e del crescere.

Alice e le sue avventure fanno parte di ognuno di noi, hanno impattato così tanto nel nostro immaginario individuale e collettivo che questa storia sembra essere qualcosa di antropologicamente innato nella nostra specie, qualcosa che se ne restava quieto e dormiente e che, in quel pomeriggio in barca del 1862, si è detto «ma tu guarda, ecco la persona giusta e il giusto momento per farmi germogliare». E se così fosse, dovremmo proprio ringraziare questa storia per aver deciso di nascere perché ci ha donato una delle rappresentazioni più anomale, divertenti e sfavillanti della curiosità, della capacità di stupore di noi esseri umani di fronte agli eventi della vita.

In più Alice ebbe un eccezionale buon gusto nella scelta del suo autore che fu in grado di scrivere un testo ricco di sorprese e complessità linguistiche.

Infatti i giochi di parole, i suoni, i costrutti e i doppi sensi che i traduttori si trovano di fronte, li spingono a rendere una loro interpretazione più che a fare una semplice traduzione, qualcosa che richiede competenze che vanno ben al di là dell’approfondita conoscenza di una lingua.

In queste Avventure di Alice nel paese delle meraviglie, la traduzione è stata affidata a Carlo Prosperi che ha accettato questa sfida impegnativa portandola a termine con nobiltà.

Di edizione in edizione cambiano i traduttori, ma si rinnovano anche le illustrazioni e di nuovo Alice nel paese delle meraviglie esplode nella sua multidimensionalità trovando modo di fiorire anche nelle interpretazioni grafiche di grandi artisti.

Questa è la volta delle illustrazioni di Sergio (alias Romano Rizzato), della sua creatività visionaria, delicata e di grande poesia.

Così Alice nel paese delle meraviglie, che tu sia sempre benvenuta con la tua capacità di rinnovarti in ogni nuova traduzione e interpretazione restando comunque sempre fedele a te stessa.

Qualsiasi età voi abbiate, fatevi trasportare da questa storia incredibile, leggetela lasciandovi andare all’incanto e osservate attentamente le immagini una per una come fanno i bambini, indicando i particolari con il dito.

E, come i bambini, se vorrete potrete anche dire «Oh!» e cominciare a pensare che tutto o quasi sia ancora possibile.

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