Hayez: quanto è sexy il Risorgimento
di Olga GambariLa biografia di Francesco Hayez (1791-1882) è un grande romanzo storico, un affresco corale che muove dall’arte per comprendere la società civile, la nascente Italia. Il Romanticismo. Un periodo epocale, quello del Risorgimento, a cui questo artista diede immagine simbolica attraverso la sua pittura, riconosciuto e acclamato come lo furono Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni, i suoi amici. Eppure, dopo la morte, sulla sua figura calò il sipario, un oblio sopra cui galleggiavano alcune opere amate dal pubblico, ma diventate orfane del loro autore, come Il bacio, il ritratto di Alessandro Manzoni e iVespri siciliani.
Solo negli anni Settanta si iniziò a riscoprirne la storia, le opere, le memorie scritte, che costituiscono un documento storico prezioso. Fu grazie a un giovane critico, Fernando Mazzocca, che di mostra in mostra ne ricompose il ritratto, in un lavoro di ricerca ancora in corso. La mostraHayez. L’officina del pittore romantico alla Gam di Torino, promossa da Fondazione Tori…
La biografia di Francesco Hayez (1791-1882) è un grande romanzo storico, un affresco corale che muove dall’arte per comprendere la società civile, la nascente Italia. Il Romanticismo. Un periodo epocale, quello del Risorgimento, a cui questo artista diede immagine simbolica attraverso la sua pittura, riconosciuto e acclamato come lo furono Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni, i suoi amici. Eppure, dopo la morte, sulla sua figura calò il sipario, un oblio sopra cui galleggiavano alcune opere amate dal pubblico, ma diventate orfane del loro autore, come Il bacio, il ritratto di Alessandro Manzoni e iVespri siciliani.
Solo negli anni Settanta si iniziò a riscoprirne la storia, le opere, le memorie scritte, che costituiscono un documento storico prezioso. Fu grazie a un giovane critico, Fernando Mazzocca, che di mostra in mostra ne ricompose il ritratto, in un lavoro di ricerca ancora in corso. La mostraHayez. L’officina del pittore romantico alla Gam di Torino, promossa da Fondazione Torino Musei e 24 Ore Cultura in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera (fino al primo aprile 2024) è l’ultimo, grande capitolo di questo suo lavoro, curato da Mazzocca insieme a Elena Lissoni.
Hayez è una figura chiave dell’Ottocento italiano ed europeo, non solo come artista ma per il suo ruolo civile e pubblico. «Ho iniziato ad occuparmene in un momento in cui era un grande sconosciuto – racconta il curatore – mi domandavo come mai un personaggio che Stendhal considerava il maggiore pittore vivente, celebrato da Mazzini come “il pittore della nazione, artista universale e vicino al popolo”, protagonista non solo del Romanticismo ma del Risorgimento, l’equivalente in pittura di Manzoni e Verdi, fosse stato così dimenticato».
La rinascita di Hayez comincia proprio a Torino, dove Mazzocca scopre quello che viene considerato il capolavoro dell’artista, l’enorme telaLa sete patita dai primi crociati sotto Gerusalemme. commissionata dal re Carlo Alberto di Savoia nel 1833, che ritrova arrotolata in condizioni precarie nei magazzini di Palazzo Reale. Il dipinto, ispirato al poema I Lombardi alla prima crociata di Tommaso Grossi, incarna un profondo significato patriottico, confermato dall’opera omonima che ne trarrà poi anche Verdi, e ricompare nella mostra Cultura figurativa e architettonica negli Stati del Re di Sardegna, che nel 1980 segna una tappa decisiva nella rilettura della storia artistica e culturale di Torino oltre che di Hayez. La vera occasione sarà però la retrospettiva organizzata nel 1983 a Milano, in occasione del centenario della morte dell’artista, divisa tra la Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale insieme all’affresco Allegoria dell’ordine politico di Ferdinando I d’Austria di Hayez, e Palazzo di Brera, dove l’artista fu per decenni professore di pittura e consulente della Pinacoteca.
Erano i luoghi in cui l’artista aveva lavorato, in una città che ha dedicato agli artisti solo due monumenti: a lui e a Leonardo da Vinci. In mostra alla Gam ora quell’affresco è evocato attraverso disegni preparatori rintracciati di recente, insieme a una nutrita presenza di bozzetti e studi appartenenti alla raccolta di oltre seicento fogli del pittore arrivati a noi. Una testimonianza del suo accurato lavoro di studio estetico e concettuale che precedeva l’esecuzione dei dipinti, alla ricerca della posa perfetta per le sue figure, degli atteggiamenti e dei vestiti, tra movimento e dettagli. Il disegno per Hayez costituiva, infatti, una fase laboratoriale fondamentale del processo creativo, quell’officina a cui allude il titolo della mostra, anche se i suoi contemporanei lo descrivevano come il genio che crea e non si volta indietro, che stende di getto la composizione sulla tela.
La mostra alla Gam presenta cento opere divise in dieci sezioni, che esplorano la versatilità della pittura di Hayez, dal tema storico e dei valori civili, come nella Congiura dei Lampugnani e nello studio per Il Conte di Carmagnola, al ritratto, genere da lui amatissimo come confermano i tanti ritratti esposti tra cuiRitratto di Carolina Zucchi a letto del 1822, acquisito nel 1863 proprio dall’allora nascente museo civico di Torino. Molte le sue protagoniste femminili, dame della borghesia illuminata come le sorelle Gabrini, la contessa Clara Maffei, Selene Taccioli Ruga, così come le frequenti Maddalene, le eroine romantiche trasfigurate anche in Valenza Gradenigo e la sua vicenda con l’In-quisizione, in Giulietta Capuleti e Imelda Lambertazzi, al centro di tragiche storie amorose. Altri temi di Hayez furono poi quelli biblici e il nudo – la sensuale Meditazione – la natura morta, soprattutto di fiori, come il trionfo floreale nel Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini bambina. Venticinque le opere inedite, emerse dalle ultime ricerche in collezioni private, che offrono ulteriori approfondimenti su questo artista che insieme a Verdi e Byron fu anche tra i maggiori cantori di Venezia, perduta patria natia, descritta tra storia e mito in molte opere, come nel ritratto melanconico e seducente di Accusa segreta, una nobildonna dal bustino scomposto tiene in mano una lettera minatoria che l’ha appena sconvolta, sullo sfondo di una Venezia lontana. Un’opera che incarna quel senso caduco e di incertezza che sembra connotare spesso le vicende umane per Hayez, siano esse politiche come private.