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Eroine. Bentornata Jane Eyre

Il classico di Charlotte Brontë esce ritradotto. E la sua protagonista mossa dalla voglia di riscatto continua a sfidare le convenzioni ottocentesche
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«Lettore, lo sposai». Senza incertezze su chi ha convinto e condotto il futuro sposo verso la chiesetta, Nell’800 le ragazze all’altare venivano accompagnate dal genitore (che aveva scelto lo sposo). Sotto il velo, pudore e timidezza. annuncia il già celebrato matrimonio con Rochester ai domestici che in cucina ungono e rosolano i polli. Si allontana di qualche passo, non le sfuggono i commenti dalla serva: «Non sarà una bellezza ma non è una stupida e ha un buon carattere. E del resto agli occhi di Rochester è più che bella, tutti lo vedono».
Spoiler? Ma per carità, non stiamo leggendo un giallo – anche se in Jane Eyre troveremo mistero, esotismo, gelosia, rovesci di fortuna, tradimenti, eredità, istituzioni caritatevoli solo per finta. Siamo In un romanzo vittoriano, uscito nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell: il matrimonio è il sogno per una ragazza e obbligatorio per un romanziere. Qui abbiamo il meno romantico, compensato da una certa ridondanza: nozze forzate, nozze segre…

«Lettore, lo sposai». Senza incertezze su chi ha convinto e condotto il futuro sposo verso la chiesetta, Nell’800 le ragazze all’altare venivano accompagnate dal genitore (che aveva scelto lo sposo). Sotto il velo, pudore e timidezza. annuncia il già celebrato matrimonio con Rochester ai domestici che in cucina ungono e rosolano i polli. Si allontana di qualche passo, non le sfuggono i commenti dalla serva: «Non sarà una bellezza ma non è una stupida e ha un buon carattere. E del resto agli occhi di Rochester è più che bella, tutti lo vedono».
Spoiler? Ma per carità, non stiamo leggendo un giallo – anche se in Jane Eyre troveremo mistero, esotismo, gelosia, rovesci di fortuna, tradimenti, eredità, istituzioni caritatevoli solo per finta. Siamo In un romanzo vittoriano, uscito nel 1847 con lo pseudonimo di Currer Bell: il matrimonio è il sogno per una ragazza e obbligatorio per un romanziere. Qui abbiamo il meno romantico, compensato da una certa ridondanza: nozze forzate, nozze segrete, nozze violentemente interrotte, tentate, revocate e ritentate.

Molti lettori apprezzarono subito. William Makepeace Thackeray – nella sua Fiera delle vanità, Becky la ribelle butta dal finestrino della carrozza il Dizionario appena ricevuto in dono – scrisse all’editore dicendo «voglio sapere il nome di chi lo ha scritto». Altri trovarono il romanzo violento, brutale, scabroso, immorale, frutto di una mente malata. Il Tempo, che secondo Jonathan Swift è il più feroce dei critici letterari, farà giustizia. Poco romantico è l’incontro – Jane è incaricata di educare Adèle, la vanitosa bambina francese figlia di una ballerina che Rochester aveva frequentato (diciamo così) a Parigi. Poco romantico il primo tentativo di matrimonio, organizzato da Mr Rochester che si è scordato di avere un’ospite in soffitta, non tanto sana di mente – ma in un momento di lucidità, si appropria del velo nuziale di Jane e lo brucia. Poco femminili le qualità di Jane: rabbia, invidia, fierezza, una gran voglia di riscatto, una passione – ben chiara al lettore – per Rochester che intanto fa la bella statuina e al massimo conversa di etica e filosofia. «Lettore, lo sposai». L’amore trionfa in una modesta cerimonia senza neanche un invitato. Neppure un romanziere per raccontarla. È Jane Eyre a narrare la propria vita, con sincerità e cocciutaggine. Cacciata per ribellione dal collegio dove il cibo era scarso, trova lavoro da istitutrice – e un po’ dama di compagnia. Assunta dal solitario e fascinoso Mr Rochester, a Thornfield. Sappiamo come è andata “dopo” il matrimonio, senza bisogno di scrittori parassiti che inventano pettegolezzi. Tace soltanto – finché gliela tengono nascosta – sulla prima signora Rochester, nata Bertha Mason. La moglie caraibica sposata per costrizione (sostiene lo sposo, con un sottotesto che comunica al lettore: «si sa come vanno le cose laggiù nei paesi caldi»).
Dell’ostacolo numero uno al matrimonio si è incaricata un secolo dopo Jean Rhys, scrivendo Il grande mare dei Sargassi. Ambientato nel 1830 in Giamaica, racconta la storia di Bertha Mason, la prima moglie di Rochester. Che a Jane aveva detto: «posso spiegare tutto» (ma accadrà molto più avanti, quando la pazza piromane farà danni più gravi). A differenza di Jane Austen, Charlotte Brontë ha un orizzonte più ampio della canonica. Ci sono le colonie, le ricchezze e le sventure che ne derivano. Elizabeth Bennett risponde sempre a tono, ma con garbo e ionia. 30 anni dopo – prendiamo le date di pubblicazione –Jane Eyre scrive un manifesto, che dobbiamo sintetizzare: «Le donne provano gli stessi sentimenti degli uomini; hanno bisogno di esercitare le proprie facoltà. E segno di ottusità, da parte dei più privilegiati compagni di strada, dire che dovrebbero limitarsi a preparare torte e lavorare a maglia».

Jane Eyre ebbe una straordinaria fortuna editoriale. Charlotte Brontë spedì il manoscritto nel 1847 da una piccola stazione dove i treni fermavano, ma non c’erano impiegati per riscuotere le tariffe di spedizione. Nella lettera d’accompagnamento garantì che sarebbe stata sua cura restituire il denaro all’editore che avrebbe avuto la cortesia di ritirare il plico, pagando il dovuto.

L’editore cominciò a leggere il manoscritto e rimase sveglio tutta la notte. Dopo sei mesi il romanzo era in stampa. Questo racconta Elizabeth Gaskell, che scrisse la prima biografia di Charlotte Brontë omettendo quel che non si addiceva a una signora. Già bastava il romanzo, a renderla eccentrica.

Jane Eyre conquista subito i lettori americani, E viene ben remunerato: quasi subito arrivarono 600 sterline, e poi parecchie altre. La pallida Charlotte – spesso ritoccata nel ritratto aggiungendo un po’ di rosso alle guance – sposò per volontà del padre un vicino reverendo, che aiutava in parrocchia. Morì nel 1855, incinta del primo figlio.

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