Julia Quinn: “Regalatevi un lieto fine alla Bridgerton”
di Sara Scarafia«La felicità? Tutti abbiamo bisogno di un lieto fine», dice Julia Quinn mentre riposa nella hall dell’hotel dopo una passeggiata romana col marito Paul. Non ci poteva essere regalo di Natale migliore per i fan di Bridgerton, tra le serie più amate degli ultimi anni. Netflix ha annunciato le date della terza stagione: i primi quattro episodi saranno disponibili dal 16 maggio e gli altri quattro dal 13 giugno. Protagonisti, Penelope/Lady Whistledown e Colin Bridgerton.
Quinn, 52 anni, mezzo milione di copie vendute in Italia, una laurea in Storia dell’arte ad Harvard, due figli di 21 e 19 anni, ammette che anche lei ha una cotta per il duca. È stata in Italia per incontrare i suoi lettori tra Roma, Milano e Firenze e dopo una visita al Colosseo e una cacio e pepe, racconta l’impresa più grande per un’autrice romance: scrivere bestseller mondiali — decine di romanzi e short stories, oltre agli otto titoli della serie Bridgerton — e assistere alla loro trasformazione in una serie televisiv…
«La felicità? Tutti abbiamo bisogno di un lieto fine», dice Julia Quinn mentre riposa nella hall dell’hotel dopo una passeggiata romana col marito Paul. Non ci poteva essere regalo di Natale migliore per i fan di Bridgerton, tra le serie più amate degli ultimi anni. Netflix ha annunciato le date della terza stagione: i primi quattro episodi saranno disponibili dal 16 maggio e gli altri quattro dal 13 giugno. Protagonisti, Penelope/Lady Whistledown e Colin Bridgerton.
Quinn, 52 anni, mezzo milione di copie vendute in Italia, una laurea in Storia dell’arte ad Harvard, due figli di 21 e 19 anni, ammette che anche lei ha una cotta per il duca. È stata in Italia per incontrare i suoi lettori tra Roma, Milano e Firenze e dopo una visita al Colosseo e una cacio e pepe, racconta l’impresa più grande per un’autrice romance: scrivere bestseller mondiali — decine di romanzi e short stories, oltre agli otto titoli della serie Bridgerton — e assistere alla loro trasformazione in una serie televisiva che piace alle nonne e alle loro nipoti. E dire che Quinn ha cominciato a scrivere mentre cercava il suo posto nel mondo: insoddisfatta della laurea in Storia dell’arte, si era iscritta a Medicina (ha dato in tutto tre esami) e intanto, e per fortuna, ha cominciato a buttare giù le sue trame. Il resto ormai è storia.
Qual è il segreto di “Bridgerton” che conquista lettrici di ogni età?
«Tutti amano le storie romantiche. E poi ci sono loro, i Bridgerton: ci sono così tante relazioni, così tante dinamiche, che ciascuno può riconoscersi».
Chi sono i Bridgerton?
«Brave persone che cercano di fare la cosa giusta. Non sempre ci riescono e per questo non sono perfetti».
Le sue eroine sono molto ironiche, a volte un po’ goffe: come tutte noi?
«Sono ragazze intelligenti anche se ogni tanto, per ottenere quello che vogliono, devono fingere di non esserlo. Mi interessa raccontare giovani donne che sono trattate con rispetto».
Ambisce a raccontare le relazioni sane in un mondo dove la violenza sulle donne è ancora di drammatica attualità?
«Sì. Ci sono molti romance che hanno come protagonisti cattivi ragazzi. Ma io proprio non ci riesco: ogni volta che cerco di raccontare un bad boy quello si gira e fa una cosa carina». Paul, il marito, si avvicina. Ha dimenticato la macchina fotografica e vuole tornare in camera a prenderla per farle qualche scatto durante il firmacopie. A proposito di uomini gentili.
Quando ha saputo che “Bridgerton” sarebbe diventata una serie?
«Mi chiama il mio agente, ero da Starbucks. Ho pensato: “è un tranello”. La cosa più difficile è stata tenere il segreto per diciotto mesi. Ogni volta che vado sul set resto stupefatta, è una macchina meravigliosa».
Lei collabora alla sceneggiatura. Nella serie, Shonda Rhimes ha fatto scelte molto inclusive: il duca, per esempio, è un uomo nero.
«Oddio, ma vogliamo parlare di quanto è bello il duca? Oh my gosh: l’ho incontrato dal vero ed è ancora più sorprendente!». Julia si porta una mano alla fronte e si abbandona sulla sedia. Paul allarga le braccia e sorride. «Sì, collaboro alla sceneggiatura, ma non ho il controllo creativo. Le scelte inclusive sono meravigliose. Io non ci avevo pensato. Non avevo realizzato quanto ne avessimo bisogno finché non l’ho visto sullo schermo».
Di cosa abbiamo bisogno?
«Di essere rappresentati, soprattutto nella felicità».
Non c’è il rischio che il politicamente corretto diventi retorica?
«Questa è fiction. Non stiamo mettendo in scena una biografia, non stiamo facendo diventare Martin Luther King bianco. Non è una scelta politicamente corretta: è la rappresentazione di un amore sano, per tutti».
Julia, è sexy saper ridere?
«Non riesco a immaginare di avere una relazione a lungo termine con qualcuno con cui non rido».
Quanto è importante il sesso nei suoi romanzi?
«Il sesso è fondamentale. Io non voglio chiudere la porta della camera da letto. Però attenzione: nel mondo del romance non sono affatto la piùspicy! ». Ride.
Rispetto ai primi romanzi rosa, la narrazione delle relazioni è molto cambiata.
«Oggi il tema del consenso è importante e delicato, nessuno si sognerebbe di far cominciare una relazione con uno stupro come accadeva nei primi romance. A quel tempo non era immaginabile che le donne godessero del sesso, e quindi tutto doveva iniziare con lei che provava a dire di no. Suona orribile adesso, ma è stato moltosovversivo scriverne all’epoca».
Lei ha scelto di ambientare le sue storie in epoca Regency: perché?
«È abbastanza lontana da creare atmosfere da fiaba, ma allo stesso tempo le persone pensano in modi che ci sono familiari, non come nel Medioevo. E poi quello è il tempo in cui si sviluppa l’arte della conversazione».
Quanto deve a Jane Austen?
«Lei è sicuramente la bis-bisnonna dei romanzi rosa. Ma i suoi sono più drammi /commedie in costume: la storia d’amore non è necessariamente la parte più importante».
Usa i social? Che ne pensa del fenomeno Booktok?
«Quando ero solo una lettrice diromance, trovare persone che condividessero la mia passione era un’impresa. Questa è una rivoluzione. Io sono su Facebook e Instagram. Ho provato Twitter una volta e non fa per me. Su TikTok mi sentirei un po’cringe ».
Julia Quinn è uno pseudonimo (il vero nome è Julie Pottinger, ndr): perché ha scelto proprio questo?
«Ho pensato che sugli scaffali delle librerie mi avrebbero messo accanto ad Amanda Quick, una scrittrice fantastica e molto popolare all’epoca. Mi sono detta: “magari le persone che leggono i suoi libri, un giorno finiscono i suoi e comprano uno dei miei”».
Ci sarà un nuovo capitolo di “Bridgerton”?
«Chi lo sa».
Perché il lieto fine è importante?
«Non so perché la tragedia sia considerata da sempre molto più importante della felicità: nel mio mondo le brave persone alla fine vincono». Viva il lieto fine.