Yayoi Kusama e la ricomparsa delle lucciole
di Fiorella MinervinoUn ritratto di Yayoi Kusama (part.). Copyright: Yayoi Kusama
È una vertigine, nel buio è un turbinio di colori, movimento, brillio dell’acqua, specchi che rifrangono l’insieme, quasi una pioggia di stelle colorate che coinvolge chi entra nel cubo magico, arduo sottrarsi a quel sortilegio che travolge e punta all’infinito; si entra a uno a uno in questa stanza mirabolante dentro l’antico Palazzo della Ragione, peraltro adatto a ospitare una delle prime Infinity Mirror Room pensata nel 2022 per il Whitney Museum, che si intitola Fireflies on the water dove le lucciole, 1500 minuscole luci, pendono dal soffitto per creare questa poetica, visionaria installazione di Yayoi Kusama, l’artista giapponese classe 1929, forse la più famosa al mondo. Così popolare che già buona parte dei biglietti in vendita online è andata a ruba.
Il percorso immersivo al Palazzo della Ragione di Bergamo di Yayoi Kusama: Fireflies on the Water (2002)
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È una vertigine, nel buio è un turbinio di colori, movimento, brillio dell’acqua, specchi che rifrangono l’insieme, quasi una pioggia di stelle colorate che coinvolge chi entra nel cubo magico, arduo sottrarsi a quel sortilegio che travolge e punta all’infinito; si entra a uno a uno in questa stanza mirabolante dentro l’antico Palazzo della Ragione, peraltro adatto a ospitare una delle prime Infinity Mirror Room pensata nel 2022 per il Whitney Museum, che si intitola Fireflies on the water dove le lucciole, 1500 minuscole luci, pendono dal soffitto per creare questa poetica, visionaria installazione di Yayoi Kusama, l’artista giapponese classe 1929, forse la più famosa al mondo. Così popolare che già buona parte dei biglietti in vendita online è andata a ruba.
Il percorso immersivo al Palazzo della Ragione di Bergamo di Yayoi Kusama: Fireflies on the Water (2002)
Una scelta che ben si addice a Bergamo Brescia capitale della cultura italiana 2023, a cura di Stefano Raimondi, direttore di The Blank Contemporary Art. Titolo della mostra Yayoi Kusama, Infinito Presente (fino al 24 marzo).
L’installazione ottiene un effetto frastornante in un ambiente buio con pareti rivestite di specchi e sotto una pozza d’acqua che regala un senso di quiete, il tutto nelle dimensioni di una stanza ideata per essere ammirata in solitudine da una sola persona per volta. Un itinerario, a cura di Maria Marzia Minelli, accompagna alla stanza magica raccontando Kusama con poesie, filmati, libri, foto per avventurarsi nel suo immaginario perturbante e nel labirinto di barbagli colorati dove perdersi o annullarsi, con numerosi riferimenti fra i quali il mito di Narciso e il Giappone.
Un ritratto di Yayoi Kusama (part.). Copyright: Yayoi Kusama
La sua storia è nota come i suoi celebri pois, i puntini che in genere ricoprono nei suoi lavori più noti, i funghi, le zucche, gli ambienti interi che l’hanno resa celebre con il suo immaginario visionario anche grazie alla moda.
Pittrice, scultrice, poetessa, performer, videomaker fra Body Art e Pop, in realtà si sottrae a ogni definizione. Nasce a Matsumoto nel 1929 da famiglia benestante, nella grande personale a Parigi al Beaubourg additava in una istallazione l’inizio delle sue allucinazioni. A 10 anni guardava il tavolo imbandito in sala da pranzo con una tovaglia infiorettata: a poco a poco fiori rossi si staccano, si ripetono, si moltiplicano alle pareti, soffitto, pavimento, sul proprio corpo, lei diventa parte dello spazio. Annullandosi era entrata nell’infinito. Fu tale lo stupore da decidere di esprimerlo con l’arte che diventa elemento terapeutico. I genitori sono contrari a tale scelta, la madre distrugge i suoi disegni, così le sue prime forme artistiche diventano i pois veloci da fissare e sopra pezzettini di carta. Si trasferisce nel 1958 a Seattle, poi a New York, incoraggiata da Georgia O’ Keeffe, vive a contatto dell’avanguardia che tuttavia non la accoglie bene come donna e giapponese. Ma negli anni ’60 è già ritenuta rivoluzionaria.
Ormai famosa, nel 1973 torna al suo Paese, nel ’77 si fa ricoverare in un istituto psichiatrico dove vive tutt’ora, la mattina esce e si reca in uno studio affittato a lavorare, collaborando pure con celebri marchi di moda e portando avanti la sua ricerca realizzando opere pittoriche, scrivendo romanzi e poesie, lavora tutto il giorno, rientra la sera a dormire. Ama Venezia e la Biennale dove poté entrare abusivamente con un ambiente nel 1966 grazie all’amico Lucio Fontana, il quale compare con lei in uno scatto di Gianni Berengo Gardin, poi espone nel padiglione del Giappone nel ’93. Ammirata da Warhol e Kelly, fra gli amici contava Donald Judd e Joseph Cornell la cui scomparsa nel ’73 l’aveva colpita fino a cadere nella disperazione. Milano l’ha omaggiata con una personale al Pac nel 2010.
Spiega il curatore Raimondi: «Kusama è un’artista amata in modo trasversale da più generazioni e dal pubblico diverso, capace di meravigliare e stupire, l’abbiamo scelta come donna che ha saputo imporsi in un mondo prettamente maschile, coraggiosa, combattiva» e aggiunge che «l’opera Fireflies in the water era la più adatta a sottolineare le tematiche care all’anno di Bergamo Brescia Capitale italiana della cultura, temi della resilienza, cura, aprirsi a una nuova dimensione piena di luce, energia e infinite possibilità, il Whitney l’ha prestata volentieri per il contesto straordinario».
Va detto che Kusama con Louise Bourgeois rappresentano casi unici di artiste affermatesi nel corso del Novecento che oggi godono del favore del pubblico e di fama accresciuta, celebrate più che nel secolo scorso. Bourgeois se ne è andata a 98 anni nel 2010; lei può ancora godersi la gloria con il segreto del suo fascino indelebile e l’abilità di farci sentire tutti parte dell’infinito.