Typhoon Day (Dynit Manga)
Manga. Keigo Shinzo: “Racconto le piccole cose”
di Gabriele Di DonfrancescoTra le tante possibilità che offre il manga c’è quella di farsi vettore per storie dal sapore squisitamente letterario, per adulti e su adulti, più di quel che il genere chiamato “seinen”, per giovani non più adolescenti, prevedrebbe. In tal caso, la vocazione abbandona quasi per intero l’avventura e l’intrigo per le piccole vicende del quotidiano. È così per le più recenti opere di Keigo Shinzo, mangaka di successo che pure ha saputo destreggiarsi anche in molti altri campi: in passato infatti ha lavorato prima alla serie di fantascienza Tokyo Alien Bros., su due alieni che alla fine diventano umani troppo umani, e poi al poliziesco pulp Randagi. Ma è con Hirayasumi che Shinzo, classe ’87 e sposato con la mangaka Natsuko Taniguchi, si apre a nuovi lettori. È una storia dolce, che spinge al sorriso. Seguiamo il quasi trentenne Hiroto, un “freeter”, come vengono chiamati i precari in Giappone (da “free arbeiter”) , mentre sperimenta col suo approccio rilassato alla vita amore e problem…
Tra le tante possibilità che offre il manga c’è quella di farsi vettore per storie dal sapore squisitamente letterario, per adulti e su adulti, più di quel che il genere chiamato “seinen”, per giovani non più adolescenti, prevedrebbe. In tal caso, la vocazione abbandona quasi per intero l’avventura e l’intrigo per le piccole vicende del quotidiano. È così per le più recenti opere di Keigo Shinzo, mangaka di successo che pure ha saputo destreggiarsi anche in molti altri campi: in passato infatti ha lavorato prima alla serie di fantascienza Tokyo Alien Bros., su due alieni che alla fine diventano umani troppo umani, e poi al poliziesco pulp Randagi. Ma è con Hirayasumi che Shinzo, classe ’87 e sposato con la mangaka Natsuko Taniguchi, si apre a nuovi lettori. È una storia dolce, che spinge al sorriso. Seguiamo il quasi trentenne Hiroto, un “freeter”, come vengono chiamati i precari in Giappone (da “free arbeiter”) , mentre sperimenta col suo approccio rilassato alla vita amore e problemi quotidiani. Scritta da Shinzo mentre combatteva il cancro, questa serie ha conquistato il cuore persino dei commercianti e degli abitanti di Asagaya, il quartiere in cui è ambientato il manga.
Keigo Shinzo (1987) è noto per le serie Tokyo Alien Bros., Typhoon Day, Holiday Junction, Sentimantal No reaction (Dynit) e Randagi e Hirayasumi (J-Pop)
«Volevo una storia che potesse essere letta con piacere anche da chi era in ospedale» ha detto il mangaka a Lucca Comics, chiamato a partecipare tra gli ospiti d’onore dal Sol Levante. Il suo interesse per “la vita normale” caratterizza allo stesso modo i suoi racconti a fumetti, come testimoniano le raccolte Holiday Junction e Sentimental No Reaction, tutte in Italia tradotte da Dynit Manga (salvo Hirayasumi e Randagi pubblicate da J-Pop). In queste opere si nota la sua attenzione nel cogliere il vissuto profondo delle persone.
Da dove viene questa sua abilità?
«È che mi piace raccontare le relazioni umane nel quotidiano. Spesso quando si parla delle mie opere vengo inquadrato nello stile dello slice of life, dello spaccato di vita. Non è una scelta consapevole, però anche el mio viaggio in Italia mi sono accorto di come io notassi le piccole emozioni che le persone esprimono nel loro quotidiano».
I suoi personaggi sono molto altruisti. È anche una sua qualità?
«In realtà, un tempo ero molto critico e severo con gli altri. Mai in modo cattivo, ma quando i miei assistenti si sbagliavano, non mancavo mai di sottolinearglielo. Poi, durante la malattia, per un errore presi delle medicine sbagliate e mi agitai tanto. Il mio medico curante mi disse, però, che quel che era fatto, ormai era fatto, e si poteva solo andare avanti. Ho invidiato la sua predisposizione alla serenità d’animo, e da quel momento sono cambiato».
Scena da "Volevo essere Taiyo Matsumoto" (Dynit)
Come nascono le sue storie?
«Di solito per me tutto parte da un tema che desidero trattare. Poi ne parlo con l’editor per mettere a punto una storia che possa svilupparlo. Ma non sempre. Nel racconto Un amico con cui poter bere sempre volevo davvero un compagno di bevute. Un’altra volta, volevo provare a scrivere una commedia romantica con una protagonista carina, e in Guerra nell’Izakaya ho immaginato un scena di guerriglia a Tokyo».
Quanto sono comuni i racconti brevi in formato manga?
«Non lo sono affatto. È stata la popolarità ottenuta da Hirayasumi a permettermi di pubblicare Sentimental No Reaction. Queste cose non vendono bene».
Però le sue storie sono uscite tutte su rivista. Che accoglienza hanno ricevuto?
«Ho chiamato così la raccolta proprio perché quella fu la reazione quando è uscita: nessuna, no reaction».
Allora perché lo fa?
«Mi piace, tra una serie e l’altra, prendere delle pause. I racconti mi permettono di saggiare altre strade. Non si corrono grandi rischi. Ma sono le storie lunghe a garantire l’esplorazione seria di una tematica, e sono quelle con cui si guadagna».
A questo punto si aggancia alla conversazione l’editor di Shinzo, Tomohiro Nishio - che lo accompagna in Italia - per spiegare che in Giappone, quando si inizia una serie, non si sa quanto sarà longeva, «e a volte una storia breve può fare da episodio pilota a una più lunga».
Scena da Hirayasumi (J-Pop)
Così è stato per “Hirayasumi”, in cui lei si concentra sulla vita dei “freeter”, i precari. Perché si è appassionato tanto alla categoria?
«Quando chiedo chi è libero tra i miei amici per fare qualcosa all’ultimo minuto, è sempre e solo l’amico freeter a rispondere, perché i freeter non hanno orari fissi, e questa libertà un pochino gliela invidio. Del resto, anch’io sono stato freeter come loro».
Che cosa faceva?
«Le pulizie in una catena di ciambelle. Non sono mai riuscito ad abituarmi davvero quel lavoro e lo odiavo. Per me è stato un periodo duro, dal punto di vista umano, anche relazionale, è stato particolarmente difficile».
E oggi?
«Oggi va meglio e sarei felice se la storia di Hiroto potesse essere di conforto ad altre persone».
Hirayasumi (J-Pop)