Fumetti, una storia femminista
di Emilia GiorgiDisegni da To the Ladies di Lady Chudleigh
«Il femminismo è la lotta per mettere fine all’oppressione sessista»: sono le parole e il volto di Bell Hooks ad aprire un graphic novel dal titolo più che esemplificativo: Femminismo. Una storia per immagini (Fandango), scritto da Cathia Jenainati, docente universitaria e attivista, e disegnato da Judy Groves e Jem Milton che uscirà in Italia l’8 marzo, giorno in cui in Italia il movimento transfemminista Non Una di Meno promuove da anni cortei e iniziative e lo sciopero contro la violenza patriarcale.
Appare in video circondata dai libri, del resto raccogliere le testimonianze delle donne che ha incontrato per la sua ricerca accademica e per il suo impegno di attivista è ciò che da sempre segna la sua vita.
Come è diventata femminista?
«Mi sono avvicinata al femmini…
«Il femminismo è la lotta per mettere fine all’oppressione sessista»: sono le parole e il volto di Bell Hooks ad aprire un graphic novel dal titolo più che esemplificativo: Femminismo. Una storia per immagini (Fandango), scritto da Cathia Jenainati, docente universitaria e attivista, e disegnato da Judy Groves e Jem Milton che uscirà in Italia l’8 marzo, giorno in cui in Italia il movimento transfemminista Non Una di Meno promuove da anni cortei e iniziative e lo sciopero contro la violenza patriarcale.
Appare in video circondata dai libri, del resto raccogliere le testimonianze delle donne che ha incontrato per la sua ricerca accademica e per il suo impegno di attivista è ciò che da sempre segna la sua vita.
Come è diventata femminista?
«Mi sono avvicinata al femminismo dopo una conversazione con mia nonna quando ero ancora una ragazza. Mi ha raccontato di quanto avesse sognato di andare all’università o fare molte più cose nella sua vita. Non avevo mai pensato a lei in questo modo, non credevo avesse rimpianti. Da quel momento ho iniziato un progetto che non è mai finito. Ho deciso di uscire con un registratore per raccogliere le storie delle donne che incontravo, chiedevo loro quali fossero i loro sogni e le loro ambizioni. Ho capito così quanto fosse importante essere a mia volta un veicolo e un agente di cambiamento, per ispirare le donne più giovani».
Il libro ripercorre le fasi salienti del femminismo dalle sue radici nella prima età moderna a oggi. Perché aprirlo con Bell Hooks?
«Volevo che chiunque aprisse la pubblicazione in una qualsiasi libreria sentisse subito l’esigenza di approfondire questa storia. Nessuna come Bell Hooks ha la potenza sofisticata di presentare un concetto complesso con un’espressione estremamente semplice e diretta. Ho incontrato molte figure che mi hanno ispirata e ho cercato di raccontarle: nel libro trovi femministe celebri come Simone de Beauvoir ma anche meno note come Jane Anger o Abigail Adams».
Cosa ti ha spinto a fare proprio una storia del femminismo?
«Ripercorrerne la storia ci aiuta a capire quanti progressi siano stati fatti proprio grazie alla lunga e complessa battaglia delle attiviste. E noi non dobbiamo fare altro che continuare a lottare perché il patriarcato è ancora dominante in molte parti del mondo. La violenza sulle donne è un fenomeno globale per cui ancora non esistono giuste politiche, così come nei posti di lavoro le donne ancora non hanno garantite le stesse opportunità degli uomini. Nessuna di noi dunque può restare a guardare, dobbiamo trovare il nostro posto attivo in questa lotta».
Qual è la tua definizione di femminismo?
«Prima di tutto credo fermamente nel femminismo intersezionale. Dobbiamo essere consapevoli che ognuna di noi subisce pressioni dalla società per questioni di genere, origine, classe sociale, educazione. Tutte queste lotte per liberarci dai sistemi di oppressione connessi alle diverse identità non possono che intrecciarsi per acquisire maggiore forza. Bisogna costruire spazi sociali inclusivi, intersezionali, capaci di accogliere tutte le varietà di prospettiva».
Uno degli slogan più potenti del movimento è “Non proteggere tua figlia, educa tuo figlio”. Nel libro scrivi di essere orgogliosa di aver cresciuto un figlio femminista, hai dei consigli?
«Sono molto fortunata perché mio marito è un docente di psicologia positiva e un attivista femminista. Insieme abbiamo cresciuto un figlio con l’esempio. Nella nostra casa il rispetto è stato sempre al primo posto, non c’è mai stata nessuna differenza nel nostro ruolo genitoriale né nel valore dato al nostro lavoro. Ora lui ha 27 anni e sta riproducendo la nostra struttura famigliare con la persona che ama, ammira e rispetta».
Tra pochi giorni sarà la Giornata internazionale dei diritti delle donne. Cosa ne pensi?
«Ho dei sentimenti contrastanti. Non mi piace che venga considerata come l’unica giornata dell’anno in cui comportarsi bene. Credo che sia invece molto importante per far emergere tutte le modalità di lotta che vengono esercitate in tutto il mondo. Credo poi che sia necessario scioperare, quando ci sono le giuste tematiche e le condizioni per farlo, perché il posto di lavoro sia sempre più inclusivo. Dobbiamo creare disordine negli spazi professionali per acquisire sempre maggiori diritti».
Il libro
Femminismo. Una storia per immagini di Cathia Jenainati, Judy Groves & Jem Milton (Fandango, traduzione di Marta Capesciotti, Matu D’Epifanio, Beatrice Gusmano, pagg. 208, euro 19)