Piotta: “Ode al mio fratello perduto”
di Luca ValtortaTommaso “Piotta” Zanello
ROMA
Una poesia brucia come fuoco a illuminare la notte. ’Na notte infame. Quella della coscienza del sé e del mondo e del sé nel mondo. Un mondo che, come la notte, brucia. ’Na botta infame: «Questa vita, che prende e che trascina/ dalla sedia nel vuoto senza fondo di un destino/ che è pieno o vuoto forse solo nella propria testa/ tra indicazioni che danno accesso/ sempre a un altro accesso/ questa vita/come la caparra di un acquisto mai concluso/ di un rogito già finito in perdita/ a volte così inopportuna, che non fa vivere/ ma tiene vivi questa vita…».
Un’ode alla vita, parole che sfidano il mistero dell’esistere, la poesia come aiuto in una società che non aiuta: questa è l’opera di Fabio Zanello, venuto a mancare all’improvviso nell’agosto del 2022.
ROMA
Una poesia brucia come fuoco a illuminare la notte. ’Na notte infame. Quella della coscienza del sé e del mondo e del sé nel mondo. Un mondo che, come la notte, brucia. ’Na botta infame: «Questa vita, che prende e che trascina/ dalla sedia nel vuoto senza fondo di un destino/ che è pieno o vuoto forse solo nella propria testa/ tra indicazioni che danno accesso/ sempre a un altro accesso/ questa vita/come la caparra di un acquisto mai concluso/ di un rogito già finito in perdita/ a volte così inopportuna, che non fa vivere/ ma tiene vivi questa vita…».
Un’ode alla vita, parole che sfidano il mistero dell’esistere, la poesia come aiuto in una società che non aiuta: questa è l’opera di Fabio Zanello, venuto a mancare all’improvviso nell’agosto del 2022.
Il fratello Tommaso, rapper e produttore conosciuto al grande pubblico come Piotta, oggi gli dedica un libro, intitolato Corso Trieste, il luogo dove i due fratelli sono cresciuti e un album, ’Na notte infame, in cui si riprendono alcune poesie della raccolta ’Na botta infame, dove come in un lungo flusso di coscienza appaiono luoghi di una Roma reale e fantasmatica, personaggi veri, ultimi della Terra, storie di un mondo che non c’è più: il ’77, la violenza, le droghe, i viaggi, gli ultrà e le persone anonime.
Tommaso Zanello in arte "Piotta" in un fotogrammo dal clip Lode a Dio, che inizia con le parole del fratello Fabio
Fabio Zanello ha scritto più di venti saggi di spiritualità, religione, storia e politica. Tra i suoi titoli: Taoismo segreto. Scritti sapienziali di antichi maestri (2005), Dialoghi sufi. Il cuore segreto dell’Islam (2007), Italia. La massoneria al potere (2011), Attraverso il Bardo. Testi tibetani sul viaggio dopo la morte (2022).
C’è luce in questa casa “tra Torpignattara e il Casilino” di cui si parla in un’altra poesia intitolata Ode romana e che apre il nuovo disco col nome di Lode a Dio. Siamo proprio in quella casa, dove filtra un sole leggero, tra i libri e i dischi di Fabio: «Vedi, qui c’è Frank Zappa, questi sono i Clash e qui ci sono Brian Eno e i Doors», spiega Tommaso, «questi invece sono disegni di Andrea Pazienza, non originali, e qui ci sono dei quadri di Fabio e poi questi libri che spuntano da ogni parte e vorrei cercare di preservare», dice, e mi mostra un libro degli anni Settanta sugli Indiani metropolitani e poi volumi che vanno dal Talmud alla Mistica ebraica, dal Popol Vuh alle Upanisad vediche, da Il cristianesimo orientale di Zernov alla Storia della filosofia islamica di Corbin e I novantanove Nomi di Dio nel Corano fino a Lo sciamanismo di Eliade.
«Vedi», continua Tommaso, «là inizia il Pigneto mentre di qua c’è Torpignattara che Fabio amava molto perché diceva che era piena di vita e di umanità».
Com’è nato “Corso Trieste”?
«Volevo che rimanesse una testimonianza di Fabio, come suo fratello minore ma anche come unico testimone rimasto del nucleo familiare perché nel frattempo mamma non c’è più dal 2004, l’anno in cui sono andato a Sanremo: non lo dimenticherò mai. Fu terribile. Non ho avuto stress da palco, pensavo a mia mamma che stava male e, anzi, quei quattro minuti per me furono un sollievo, l’unico momento in cui non ho pensato a lei. E poi ci sono stati i dieci anni del Parkinson di papà, un impegno sia morale che pratico diviso con mio fratello».
Come si connettono libro e disco?
«Il libro racconta la storia in maniera più ampia e descrittiva coprendo un periodo temporale che va dal 1975 al 1995, a parte l’ultimo capitolo, che è una sorta di appendice anni 2000, mentre il disco procede più per singole evocazioni di momenti».
Di cosa parla “Corso Trieste”?
«Sono due racconti in prima persona: quello di Fabio e il mio, due fratelli che hanno dieci anni di differenza. Ognuno racconta la sua infanzia, la sua adolescenza, il suo diventare adulto. Fabio era del 1963 per cui il suo è un racconto più drammatico: l’ideologia, la politica che in una città come Roma era estremizzata al massimo. C’era un morto ogni settimana, in particolare tra Salaria, Nomentana, Trieste e quartiere Africano: molti li conoscevo. Poi la situazione, con l’arrivo dell’eroina, è ulteriormente peggiorata».
Il libro Corso Trieste (La nave di Teseo, pagg. 256, euro 19) è stato realizzato da Tommaso Zanello utilizzando gli scritti del fratello Fabio e racconta le rispettive storie in prima persona negli anni dal 1975 al 1995. In libreria dal 19 marzo
Le storie poi si incrociano: ognuno di voi racconta, dal suo punto di vista, un omicidio.
«Sì, al liceo in cui andava mio fratello, il Giulio Cesare, i Nar uccidono un poliziotto, Francesco Evangelista, detto Serpico».
Perché lo uccidono?
«Per rubargli le armi e ridicolizzarlo: era considerato un poliziotto di quelli duri, invece lo uccidono, poi feriscono altri due agenti davanti alla scuola. Fabio è forse il primo a denunciare l’assassinio, infatti subito dopo verranno due agenti a casa nostra per interrogarlo».
Complementare al libro è il concept album ’Na notte infame a cui partecipano vari ospiti tra cui Federico Zampaglione
E questo stesso fatto viene raccontato da lui e poi anche da te.
«Sì, perché è il momento in cui le nostre vite, di fronte a un fatto molto importante e tragico, si intrecciano. Io lo racconto dal punto di vista di un bambino delle elementari che vede interrompere improvvisamente la lezione dalla maestra che ci dice di tornare a casa perché un compagno della classe accanto ha perso il papà».
Al di là dell’età, quali erano le differenze tra di voi?
«La personalità di Fabio, oltre che più complessa della mia, era più duale, più conflittuale e anche un po’ più antisociale, non so se per generazione o carattere. Anche se poi, quando ho iniziato a fare hip hop, ho scoperto che conosceva molti della scena, come Luca di Assalti Frontali che, non a caso, fa una parte strepitosa in questo disco nel pezzo ’Na notte infame. Ancora adesso scopro gente inimmaginabile che lo conosceva: tipo uno in difficoltà a cui aveva prestato cinquantamila lire. Amava gli ultimi. Tra gli scrittori Fabio conosceva e stimava Emanuele Trevi ma non frequentava nessuno. Era inquieto, aveva fatto molti viaggi come si racconta nel libro, a Londra, a New York, a Bangkok, ma adesso il suo mondo era il quartiere».
Fabio Zanello
Nel libro si parla delle droghe che hanno devastato una generazione.
«Lo stesso titolo, ’Na botta infame, aveva questo doppio riferimento. Fabio non faceva uso di eroina ed era astemio da sempre, a volte prendeva il Tavor, ma la vera dipendenza erano le sigarette».
Cosa lo faceva stare male?
«Credo che la chiave per capirlo sia il suo libro di poesie. Ogni singolo sostantivo, aggettivo, anche i più pesanti, più scuri e più conflittuali, sono reali e non frutto di finzione letteraria».
Tu non ti limiti a rappare in questo disco, spesso canti.
«Lo faccio già da un po’, dal brano Suburra, ma è vero, in questo disco succede di più».
Il pezzo “Serpico”, in cui la tua voce si alterna a quella di Federico Zampaglione, è davvero struggente.
«Nel tempo cantare con la band mi è venuto naturale e, soprattutto quando lo faccio in romanesco, sento che funziona bene. Federico poi ovviamente è straordinario, siamo amici ma non è solo per questo che gli ho chiesto di partecipare: anche lui viene dalla stessa zona e suo padre è stato un preside di liceo, per cui conosceva bene certe cose di cui parlo. Abbiamo un vissuto comune».
Tommaso Zanello in arte Piotta
E poi c’è la voce di Fabio: avevate già in progetto questo disco?
«No. Sotto Covid RaiPlay Sound lo ha chiamato a leggere alcune sue poesie e siccome l’attore che avrebbe dovuto leggerle non poteva andare, l’unica possibilità era registrare la voce, cosa che Fabio ha fatto venendo da me. E così ho circa 18 minuti di lettura che recita Ode romana».
Tutto il disco è dedicato a Fabio.
«Sì: Professore per esempio è il modo in cui lui veniva chiamato nel quartiere. L’unica canzone che non ha a che fare direttamente con lui è il rifacimento di Lella che però, parlando di femminicidio, ha un’atmosfera pasoliniana che comunque ricorda lo stile delle sue poesie. E la copertina dell’album è l’amata Olivetti che usava Fabio per scrivere negli anni Ottanta».
Quella del libro invece è di Davide Toffolo, fumettista e musicista con I Tre Allegri Ragazzi Morti.
«Sì. Davanti c’è Fabio con gli occhi chiusi e, a fianco, da una parte ci sono io adulto e dall’altra io bambino. Sul retro invece Fabio ha gli occhi aperti. E in questo particolare Davide, per me, è riuscito a dire moltissimo».