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Arriva il premio Nobel per la letteratura dei piccoli

Il 9 aprile la Svezia assegna il riconoscimento più prestigioso e più ricco per autori per ragazzi: l’“Astrid Lindgren Memorial Award”, in onore dell’autrice di “Pippi Calzelunghe” Ecco il racconto dietro le quinte
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A volte il caso ci mette lo zampino. Gli svedesi chiamano l’Astrid Lindgren Memorial Award semplicemente con l’acronimo Alma, nome che a noi latini suona benissimo perché l’alma è l’anima e questo riconoscimento è nato per onorare lo spirito di Astrid Lindgren. Il palazzo dove sono gli uffici del premio non sembra uscito da una favola, è un casermone di stile brutalista che ospita anche lo Swedish Art Council, che lo finanzia profumatamente. Siamo a Stoccolma, alla periferia dell’elegante quartiere Östermalm, a mezz’ora di cammino dal grande mercato Saluhall e dalla National Library, la maestosa biblioteca nazionale. La mastodontica costruzione anni Sessanta è nota per essere la sede della Casa del Cinema di Stoccolma, la Filmhuset, cuore dell’industria cinematografica nazionale. Sono informazioni importanti, perché danno l’idea del peso di questo premio, voluto e sostenuto dallo Stato fin dalle origini e considerato una sorta di “Nobel dei bambini”. A proposito: per raggiungere le st…

A volte il caso ci mette lo zampino. Gli svedesi chiamano l’Astrid Lindgren Memorial Award semplicemente con l’acronimo Alma, nome che a noi latini suona benissimo perché l’alma è l’anima e questo riconoscimento è nato per onorare lo spirito di Astrid Lindgren. Il palazzo dove sono gli uffici del premio non sembra uscito da una favola, è un casermone di stile brutalista che ospita anche lo Swedish Art Council, che lo finanzia profumatamente. Siamo a Stoccolma, alla periferia dell’elegante quartiere Östermalm, a mezz’ora di cammino dal grande mercato Saluhall e dalla National Library, la maestosa biblioteca nazionale. La mastodontica costruzione anni Sessanta è nota per essere la sede della Casa del Cinema di Stoccolma, la Filmhuset, cuore dell’industria cinematografica nazionale. Sono informazioni importanti, perché danno l’idea del peso di questo premio, voluto e sostenuto dallo Stato fin dalle origini e considerato una sorta di “Nobel dei bambini”. A proposito: per raggiungere le stanze del Nobel della Letteratura e dell’Accademia svedese, a meno di quattro chilometri, bisogna inoltrarsi invece nel cuore della città medievale. Ma non è certo la topografia a creare un raccordo ideale tra i due premi, quanto piuttosto una serie di elementi: l’aspetto internazionale, la cadenza annuale, la cerimonia nella fastosa Concert Hall, la segretezza delle discussioni dei giurati e un sostanzioso premio in denaro. Chi vince l’Astrid Lindgren si porta a casa cinque milioni di corone svedesi (oltre 435 mila euro), tantissimo anche se meno della metà del Nobel letterario, che vale 11 milioni di corone (intorno ai 960 mila euro). Con Boel Westin, presidente della giuria dell’Astrid Lindgren Award, ci conosciamo via Zoom. Ci invita subito a considerare il fattore denaro: «I soldi investiti sono il segno di quanto siano importanti i bambini per il governo svedese», dice. Westin è una studiosa di letteratura per ragazzi, autrice di una biografia bestseller su Tove Jansson, innamorata degli spassosi Mumin, di Alice nel Paese delle Meraviglie e di Pinocchio. L’annuncio del vincitore dell’Alma, ci ricorda, verrà dato il 9 aprile. Lo sapremo quindi durante la Children’s Book Fair di Bologna.

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I primi passi

Il premio Astrid Lindgren Memorial Award è stato istituito dal governo svedese alla morte di Astrid Lindgren nel 2002, a 94 anni, per onorarne la memoria e sostenere il diritto di ogni bambino alle grandi storie. La scrittrice per gli svedesi, anzi per i lettori sparsi nel globo, non è solo l’autrice di Pippi Calzelunghe ma un simbolo, un’icona femminista, un’attivista portatrice sana di valori democratici. Lindgren credeva che l’immaginazione è politica. Quando nel 1958 è stata insignita del Premio Andersen, ha pronunciato un discorso bellissimo: That’s why children need books, ecco perché i bambini hanno bisogno di libri. C’è un passaggio che è un inno alla fantasia, mai slegata dalla vita: «Tutto ciò che di grande avviene nella realtà avviene prima nella nostra immaginazione».

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Nel nome di Astrid e di Pippi

L’immaginazione appunto. Si raccontano storie per scacciare la morte (Sherazade e le Mille e una notte), si raccontano storie per vivere. Pippi Calzelunghe nasce durante la Seconda guerra mondiale: Astrid Lindgren ne inventa le avventure per divertire la figlia Karin. Il primo libro viene pubblicato durante il periodo di Natale 1945. Il successo è immediato, passa poco e diventa un fenomeno mondiale. Laurie Halse Anderson, vincitrice della scorsa edizione dell’Alma, ci tiene a dire che Lindgren «non era solo un’autrice per bambini ma un’attivista». In effetti la sua voce per anni è stata protagonista del dibattito pubblico: interveniva sul nucleare, sui rischi del neonazismo, sugli animali, sull’ambiente. Andava nelle scuole, parlava con i ragazzi. Il senso dell’Alma è racchiuso in lei, nel suo spirito, dice Westin: «Premiamo l’immaginazione, l’empatia, il rispetto e naturalmente l’eccellenza artistica». Chiara Carminati, che è tra i candidati italiani, poeta e scrittrice, allarga ancora oltre lo sguardo: «Non c’è solo Pippi: anche Emil, Lotta Combinaguai e la banda dei bambini Bullerby sono personaggi indimenticabili, per non parlare di Ronja». Ronja è forse meno conosciuta, ma la figlia avventurosa del brigante somiglia molto all’intraprendente Pippi.

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Come funziona

Ci sono dodici giurati che possono rimanere in carica al massimo dodici anni e che vengono da ambiti diversi: scrittori, accademici, critici, librai, illustratori, traduttori. C’è anche il nipote di Astrid Lindgren: Johan Palmberg. I giurati s’incontrano una volta al mese, da settembre a febbraio, e insieme valutano la longlist con le proposte di 68 paesi: quest’anno i candidati sono 245. E se immaginate che trattandosi di bambini tutto sia più ovattato, vi sbagliate. «In genere sono confronti tranquilli ma capitano discussioni accese. Non sempre la pensiamo allo stesso modo», rivela Westin ridendo. Proviamo a curiosare. Bocca cucita, massima segretezza. Ma ci dice che a febbraio in genere si arriva a scremare una shortlist, mai resa pubblica. Possono essere candidati, oltre agli autori e agli illustratori, anche narratori orali e promotori della lettura e della letteratura per bambini e ragazzi. La solenne cerimonia di consegna del premio, alla presenza della principessa Vittoria di Svezia, è allestita in pompa magna al Konserthuset Stockholm, la Concert Hall nel centro della città. La sala da concerto blu di Hötorget è la stessa in cui a dicembre si tiene il rituale cerimoniale del Nobel “vero”.

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Il boom di candidati

Impossibile citare tutti i 245, ma eccone alcuni per un Toto-Alma della vigilia. C’è l’illustratrice dal tratto minimalista Isabelle Arsenault e c’è Jon Klassen, anche lui canadese, disegnatore giocoso. E tra i più quotati: David Almond, scrittore britannico amatissimo da bambini e teenager; il francese Timothée de Fombelle, che nelle 101 posizioni per leggere appassionatamente libera i bambini dalla tirannia della lettura composta; il poliedrico Neil Gaiman (britannico) e la bestellerista Katherine Rundell, nata nel Kent e cultrice di John Donne. Chi vincerà? Marit Törnqvist, che a Stoccolma ha curato insieme ad Astrid Lindgren un centro culturale per bambini, o una fuoriclasse della young adult come Alice Oseman? C’è l’imbarazzo della scelta. Altri nomi caldi: Anna Fiske (svedese, vive ora in Norvegia); Suzy Lee, immaginifica autrice e illustratrice coreana; Quentin Blake, nel curriculum la collaborazione con Roald Dahl. Sono istituzioni e organizzazioni culturali da tutto il mondo a proporre le candidature. Ci sono anche italiani naturalmente: Roberto Piumini, poeta, filastrocchiere, attore, scrittore e tanto altro, e appunto Chiara Carminati, proposta dall’Associazione Italiana Biblioteche. È in gara anche il Museo della Gente della Val Resia, presieduto da Luigia Negro, con la quale parliamo cercando di saperne di più: «È stato reso possibile grazie al lavoro dell’etnologo sloveno Milko Mati?etov, che ha selezionato e raccolto una quantità enorme di fiabe e racconti orali della nostra terra». C’è poi Sandro Quaglia, altro grande promotore della cultura resiana, e ci sono i silent book destinati a Lampedusa grazie a un progetto Ibby.

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Un grande incrocio di culture

A voler scegliere qual è la cosa più affascinante dell’Alma, è forse l’incrocio di culture mondiali, l’inclusione di un mondo vasto dove i bambini vivono situazioni diverse. Questo forse è il punto. Contattiamo Mårten Sandén, membro della giuria, conosciuto per la serie crime Petrini Detectives, che ha una sua idea precisa sull’anima del premio: «Per Astrid Lindgren i bambini devono essere considerati soggetti autonomi e creativi, e non appendici degli adulti, della scuola o di qualsiasi altra autorità». Ma ogni paese ha la sua cultura e quindi una propria visione dell’infanzia, questione che se ne porta dietro un’altra: fino a che punto si può intervenire in nome del politicamente corretto? La stessa Pippi ha avuto problemi per via di qualche cliché esotista. A noi piace perché fa di testa sua, perché ha come amici un cavallo bianco a pois e una scimmietta, per le sue trecce svolazzanti, perché è curiosa, ribelle, giramondo. Non sottovalutiamo i bambini. Chiara Carminati lo dice bene: «Bisogna avere fiducia nei lettori, anche (e forse soprattutto) quando sono piccoli».

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