Arena Robinson Repubblica, Massimo Giannini e il suo monologo in difesa della Costituzione: “Mobilitiamoci per difenderla”
di Sara ScarafiaSul palco di Arena Robinson Repubblica arriva Massimo Giannini, accolto da un grande pubblico, che ha raccontato, per la prima volta, l’esperienza della chat Whatsapp nata il 25 aprile: un movimento di pensiero e un laboratorio in difesa dei valori costituzionali che è diventato anche un gruppo Facebook e che presto si riunirà dal vivo. E in chiusura, sul palco, lo ha raggiunto per un saluto Serena Bortone, la giornalista che ha denunciato il caso Scurati finendo sotto procedimento disciplinare: e l’Arena si è sciolta in un lungo applauso.
Giannini ha raccontato che tutto è partito dal gruppo che ha creato per fare gli auguri, il 25 aprile, alle persone che sente più vicine. Ma ne è nato un tam tam di condivisioni e, dai 100 dell’inizio, la sera gli iscritti erano quasi mille. «Io non sapevo che a 1.024 Whatsapp ci avrebbe bloccato così abbiamo creato un gruppo chiuso Facebook, aprendo anche una pagina».
Arena Robinson - Giannini: "È sempre 25 Aprile"
Sul palco di Arena Robinson Repubblica arriva Massimo Giannini, accolto da un grande pubblico, che ha raccontato, per la prima volta, l’esperienza della chat Whatsapp nata il 25 aprile: un movimento di pensiero e un laboratorio in difesa dei valori costituzionali che è diventato anche un gruppo Facebook e che presto si riunirà dal vivo. E in chiusura, sul palco, lo ha raggiunto per un saluto Serena Bortone, la giornalista che ha denunciato il caso Scurati finendo sotto procedimento disciplinare: e l’Arena si è sciolta in un lungo applauso.
Giannini ha raccontato che tutto è partito dal gruppo che ha creato per fare gli auguri, il 25 aprile, alle persone che sente più vicine. Ma ne è nato un tam tam di condivisioni e, dai 100 dell’inizio, la sera gli iscritti erano quasi mille. «Io non sapevo che a 1.024 Whatsapp ci avrebbe bloccato così abbiamo creato un gruppo chiuso Facebook, aprendo anche una pagina».
Arena Robinson - Giannini: "È sempre 25 Aprile"
Ma tutto questo Giannini lo racconta alla fine, chiarendo che il movimento non sarà un gruppo politico e che lui non ha ambizioni politiche di alcun tipo, ma che non vuole disperdere questa mobilitazione spontanea: «Di questo seme di civismo oggi abbiamo enorme bisogno».
Giannini ha prima ripercorso i nodi di questi tempi «non semplici». A partire dal ruolo dell’Europa «che ha smarrito il senso di se stessa». La stessa Europa che era un grande sogno ai tempi di Ventotene, ma che oggi di fronte alle crisi gravi sembra afona, incapace di esprimere persino i valori nei quali crede».
In questa debolezza le destre hanno rialzato la testa «con tutto il loro armamentario che rifiuta la solidarietà, con l’idea delle piccole patrie, di ognuno fa per sé. Ma chi pensa di poter risolvere le cose da solo, prima o poi cozza con qualcun altro che la pensa allo stesso modo e così nascono i conflitti».
Giannini ripercorre l’ultimo anno e mezzo, quello della destra che si era auto-relegata fuori dall’arco costituzionale: «Lo aveva scelto. Una destra che è arrivata con l’idea di aver occupato le case matte del potere e che quindi ora può vendicarsi di chi, dal Dopoguerra in poi, l’ha esclusi». Fascismo e antifascismo sono concetti anacronistici? «Fini fece i conti con la storia, a Fiuggi. Disse che il fascismo era stato il male assoluto e da qual momento in poi sapeva dove stare. Ma da allora abbiamo fatto passi indietro. Il Paese si unisce se si riconosce nella storia e la storia ha emesso un verdetto chiaro: il fascismo è stato una dittatura sconfitta dalla Resistenza alla quale hanno partecipato forze di ispirazioni completamente diverse. Sulle montagne combattevano comunisti e socialisti, laici e cattolici, liberali e popolari».
Per Giannini la Costituzione è «la casa degli italiani che hanno combattuto per la libertà, la pietra angolare sulla quale abbiamo costruito la nostra democrazia. E l’abiura del fascismo riconosce che la Costituzione è la casa di tutti noi». Una Costituzione che oggi, dice Giannini, è in pericolo. A minacciarla è anzitutto il premierato. «Se passasse la riforma ci trasformerebbe nell’unico paese che ha l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Esistono Paesi come la Francia che eleggono direttamente il presidente della Repubblica, ma sono sistemi totalmente diversi. Noi saremmo i primi ad avere un capo del governo eletto dal popolo. Che, vincendo le elezioni, potrà scegliere e far votare un presidente della Repubblica che gli fa comodo». Una logica di «capocrazia dove il capo decide e fa votare anche gli organi di garanzia che devono controllarlo facendo cadore i check and balance».
L’altra minaccia è l’autonomia differenziata con 23 materie che sarebbero gestite direttamente dalle Regioni, dalla sanità alla scuola, dall’ambiente ai trasporti e «trasferirebbe 75 miliardi di risorse pubbliche dalla regioni più povere a quelle più ricche». E poi è la riforma della giustizia, che prevede di separare le carriere di pubblici ministeri e giudici, indebolendoli, e prevede anche di eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale «con un pm che avrebbe facoltà, ricevendo notizie di reato, di non aprire un fascicolo».
Giannini ripercorre infine il caso Scurati, il cui monologo è stato censurato dalla Rai: una vicenda denunciata dalla conduttrice della trasmissione che avrebbe dovuto ospitarlo, Serena Bortone, che è finita sotto procedimento disciplinare. Da quella Rai «che è stata tutta occupata: sono andati tutti via. Prima si spartivano l’informazione, ormai è tutta del governo». Ed è a questo punto che Serena Bortone raggiunge la platea e sale, invitata da Giannini, per un velocissimo saluto tra gli applausi di Arena. Giannini cita anche il caso di Angelucci che da parlamentare sta cercando di comprare anche l’agenzia Agi; cita le querele a Saviano e Canfora. Ricorda Michela Murgia ed ecco un altro grande applauso dalla platea.
«Michela Murgia è stata sottoposta a uno squadrismo giornalistico e mediatico da viva e da morta». «Mettiamo tutto insieme e vi chiedo: viviamo in una bella democrazia? I cittadini devono uscire dall’ignavia nella quale ci vogliono precipitare, dobbiamo difendere la nostra democrazia. Nessuno crede che ci siano le camicie nere in marcia verso Roma, non è questo. Oggi le democrazie non muoiono con i colpi di Stato: ci sono regressioni progressive». Ed è qui, che infine, ripercorre la nascita della chat, un appello alla mobilitazione: «Diciamo no, ci viene richiesta una quota piccola e grande di coraggio. Molti di noi pensano che in gioco ci sia la qualità della nostra democrazia».