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Cézanne & Renoir: così lontani, così vicini

Auguste Renoir, Claude Renoir en clown (1909)

 
L’uno geometrico e severo, l’altro gioioso e sentimentale. Quasi coetanei, eppure diversi ma destinati a influenzarsi. Al Palazzo Reale di Milano, i due maestri francesi si sfidano a colpi di capolavori in arrivo da Parigi
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Due caratteri difformi, due modi di fare pittura distanti, due provinciali, l’uno di Limoges, l’altro di Aix- en-Provence, più o meno coetanei. Proprio per le differenze e prossimità in anni maturi, i due giganti, il “cartesiano” Cézanne e il solare, gioioso Renoir sono i prescelti al Palazzo Reale di Milano per la doppia esposizione, avvincente e meditata, che celebra in Italia i 150 anni dalla nascita dell’Impressionismo.

L’anniversario si riferisce alla prima mostra che nel 1874 vide unito dal fotografo Nadar il gruppetto di artisti che nei caffè discutevano di dipingere en plein air, fuori dagli studi scuri, per il ritorno alla natura, agli effetti luminosi capaci di sfaldare le forme. In realtà i presenti erano 31 con 64 dipinti, ma solo 7 artisti, compresa la grande e stimata Berthe Morisot, divennero celebri come l’assente Manet e il recupera…

Due caratteri difformi, due modi di fare pittura distanti, due provinciali, l’uno di Limoges, l’altro di Aix- en-Provence, più o meno coetanei. Proprio per le differenze e prossimità in anni maturi, i due giganti, il “cartesiano” Cézanne e il solare, gioioso Renoir sono i prescelti al Palazzo Reale di Milano per la doppia esposizione, avvincente e meditata, che celebra in Italia i 150 anni dalla nascita dell’Impressionismo.

L’anniversario si riferisce alla prima mostra che nel 1874 vide unito dal fotografo Nadar il gruppetto di artisti che nei caffè discutevano di dipingere en plein air, fuori dagli studi scuri, per il ritorno alla natura, agli effetti luminosi capaci di sfaldare le forme. In realtà i presenti erano 31 con 64 dipinti, ma solo 7 artisti, compresa la grande e stimata Berthe Morisot, divennero celebri come l’assente Manet e il recuperato Bazille. Gli stessi che seguitano oggi a incantare le folle mondiali.

Paul Cézanne, Portrait du fils de l’artiste (1880 circa, olio su tela)
 

 

Per una celebrazione che vede ovunque le più disparate iniziative, Milano ha scelto Cézanne/Renoir. Capolavori dal Musée de l’Orangerie e dal Musée d’Orsay (fino al 30 giugno), curata da Cécile Girardeau, conservatrice dell’Orangerie di Parigi, e dallo storico dell’arte Stefano Zuffi per indagare il periodo dagli anni ’70 dell’800 ai primi del 1900, attraverso 52 dipinti, provenienti dalla collezione dell’amico e mercante Paul Guillaume (donata dalla moglie all’Orangerie). Confrontando i due colossi, che forse più di altri suggeriscono soluzioni alle generazioni a venire: lo testimoniano i due Picasso al termine della rassegna.

Intanto si avanza per temi e per pareti a colori diversi: rosa per l’ottimista, sensuale Renoir, grigio per il severo, tormentato Cézanne. Si erano conosciuti nell’atelier di Gleyre, il pittore svizzero che si sostituiva all’accademia. I due amici Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), figlio di un sarto, e Paul Cézanne (1839-1906), di un banchiere di Aix-en-Provence, conservano i loro caratteri distintivi: il primo l’animo popolare, festoso, i gusti semplici. La sua pittura è un grande canto d’amore per la vita, la bellezza, la gioia. E dunque colore, pennellate sciolte, tenerezza, fiori, bimbetti paciocconi.

L’altro è severo, spirito geometrico, pennellate costruttive che catturano la sostanza d’una mela o di altri modelli, spesso con colori scuri e terragni. Nonostante le differenze, la loro è un’amicizia di scambi in età matura: entrambi cercano un po’ di quello che l’altro possiede: colore e serenità l’uno, maggior composizione costruttiva l’altro.

Paul Cézanne (1839-1906) in un ritratto del 1868-1872 circa, collezione privata. Post impressionista, per la sua carica innovativa è ritenuto uno dei padri delle avanguardie novecentesche. Visse a Parigi, poi tornò nella natia Aix-en-Provence

 

Non è una mostra di grandi tele, questa di Milano. Parte del suo fascino si deve a quadri di misure talora ridotte, dove i due maestri riescono in spazi modesti a esprimere sentimenti e ricerche. Medesimi i temi: paesaggio, ritratti, nature morte, nudi che si incrociano e confrontano nell’allestimento ben studiato che introduce anche i due atelier, quello di Cagnes per l’ultimo Renoir e di Aix per Cézanne. I ritratti dei familiari sono un buon esempio dei temperamenti e della maestria artistica.

Il ricciolo sul viso di Gabrielle la governante (datato 1895-96) che tiene amorevolmente fra le braccia Jean (futuro regista) che gioca con una figurina, mani grassocce, guance arrotondate, il gusto del gioco: tutto nasce dalla tenerezza e naturalezza di Renoir. Quel ricciolo scivola sul viso per creare movimento. Mentre giochi di luce, pennellate veloci e ariose delineano nel 1905 la stessa giovane governante, spesso modella, con il grande cappello di paglia a figura intera, nel verde del tardo impressionista.

Pierre Auguste Renoir (1841-1919) in un ritratto del 1918 circa. Fu tra i pionieri della pittura en plein air. Visse a Parigi, viaggiò in Nord Africa e in Italia Malato di artrite reumatoide, nella maturità si ritirò in Costa Azzurra, a Cagnes-sur-Mer

 

I ritratti dei parenti di Cézanne, che nasconde al padre l’esistenza della moglie e del figlio Paul, sono sovente lontani, quasi inespressivi, se non astratti, colti con linee severe e concentrate, sostanziose come la possente figura di Madame Cézanne (1885-95). Hortense in un interno siede in poltrona con mani congiunte, alla maniera di Ingres, fondo azzurro verde a brevi tratti che svelano la tela ed esaltano il volto lontano con chignon a triangolo che completa la composizione dove gli spigoli della sedia additano contesto e limite nello spazio; niente fronzoli nel severo abito blu dalle pieghe strutturate.

Pierre-Auguste Renoir, Bouquet de tulipes (olio su tela, 1905 circa)

 

Le nature morte a confronto offrono sorprese: Mele e pere (1895 circa) appartiene al Renoir in cerca di solidità: la composizione è elaborata; il pannello della tovaglia ben realizzato con piatto in bilico al centro. La differenza sta nel movimento che l’artista di Limoges vuol creare. Mentre il portentoso Vaso blu (1889-90) di Cézanne è una sinfonia di azzurri, fiori spontanei, sfondo segnato da linee verticali e orizzontali, mele dai colori vivaci cerchiate di nero, il vaso contro il consueto piatto a decorazione blu e una bottiglia impagliata divisa a metà. Il tutto sostenuto sul tavolo giallo privo di angoli retti.

Paul Cézanne, Le Vase bleu (olio su tela, 1889-1890)

 

I paesaggi sono un esercizio continuo di inquadrature e geometrie per Cézanne che amava riprodurre il Jas de Bouffan, la casa di famiglia, i dintorni come Auvers e il parco del Château Noir intricato di alberi, sentieri, fogliami dove sedeva e garantiva: «Basta spostare la testa un poco a destra o a sinistra per creare il Mont Sainte-Victoire diverso». In Renoir si va dalle luminose chiatte sulla Senna del 1869 al Paesaggio innevato (1875): un intrico di alberi e neve, fino alla studiata composizione di Marina a Guernsey (1883) dove risorgono alla grande colore, trasparenza e movimento dal cielo, onde a frantumare gli scogli.

Pierre- Auguste Renoir, Femme nue dans un paysage (olio su tela, 1883)
 

 

Diversi e anticipatori I nudi. Le donne giovani del maestro di Limoges, dai corpi armoniosi e volti tondeggianti, sono spesso memori del viaggio in Italia. Come Bagnante dai capelli lunghi che esce dall’acqua con un panno bianco o il magnifico Nudo femminile disteso (Gabrielle) a cui non restano insensibili né Derain né il grande Matisse, che tuttavia conservò sempre alle pareti un’opera con nudi maschili di Cézanne.

Paul Cézanne, Trois baigneuses (olio su tela, 1874-1875)
 

 

Il maestro di Aix comincia dai ricordi di giovinezza: I cinque bagnanti (1876-77) sono gli amici di scorribande nel fiume vicino, li inseriva nel verde con lo specchio d’acqua per esplorare a fondo la struttura e la rappresentazione dei corpi nella natura. Le Tre bagnanti nel verde e l’acqua stupiscono fin nella data 1874-75: la figura femminile girata verso l’albero in torsione anticipa il movimento della giovane a sinistra in Les Demoiselles d’Avignon (1907) di Picasso, dipinto rivoluzionario del Cubismo. Come del resto colpisce l’intera composizione e geometria del gruppo, nonché i volti dai caratteri appena accennati, come accadrà dopo la scoperta dell’arte africana.

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