Alla ricerca dell’Esorcibo
di Marino NiolaUna volta si diceva che siamo quello che mangiamo. Adesso è vero il contrario. Siamo quello che non mangiamo. Vegetariani, vegani, lattofobi, crudisti, no gluten, fruttariani. Ormai i cittadini globali si dividono in tribù alimentari, sempre più numerose, sempre più integraliste. Evidentemente siamo ogni giorno meno capaci di accettare le scelte altrui. E così l’alimentazione diventa il contesto, se non il pretesto, di una crociata che non si limita a demonizzare alimenti su alimenti, ma esclude dal proprio mondo anche le persone che li mangiano. Le trasforma in estranei, in nemici, che attentano alla nostra integrità fisica e morale. Come dire che chi non mangia come me non è come me. Insomma, stiamo assistendo a una pericolosissima tribalizzazione del corpo sociale, di cui quella alimentare è solo la parte affiorante dell’iceberg.
In realtà, questa guerra in punta di forchetta è uno dei sintomi più inquietanti di quell’intolleranza autistica che sta erodendo, poco a poco, quel fonda…
Una volta si diceva che siamo quello che mangiamo. Adesso è vero il contrario. Siamo quello che non mangiamo. Vegetariani, vegani, lattofobi, crudisti, no gluten, fruttariani. Ormai i cittadini globali si dividono in tribù alimentari, sempre più numerose, sempre più integraliste. Evidentemente siamo ogni giorno meno capaci di accettare le scelte altrui. E così l’alimentazione diventa il contesto, se non il pretesto, di una crociata che non si limita a demonizzare alimenti su alimenti, ma esclude dal proprio mondo anche le persone che li mangiano. Le trasforma in estranei, in nemici, che attentano alla nostra integrità fisica e morale. Come dire che chi non mangia come me non è come me. Insomma, stiamo assistendo a una pericolosissima tribalizzazione del corpo sociale, di cui quella alimentare è solo la parte affiorante dell’iceberg.
In realtà, questa guerra in punta di forchetta è uno dei sintomi più inquietanti di quell’intolleranza autistica che sta erodendo, poco a poco, quel fondamento comunitario della nostra civiltà sintetizzato mirabilmente da San Paolo nella Lettera ai Romani. «Chi mangia non disprezzi chi non mangia, chi non mangia non giudichi chi mangia. Dio infatti lo ha accolto».
Di fatto, nella società dell’egolatria, che ha sostituito l’etica con la dietetica, il senso della vita con la misura del giro vita, le diete sono diventate altrettante forme di integralismo alimentare. Delle religioni del corpo. Fatte di rinunce spontanee. Penitenze laiche. Sacrifici che hanno a che fare sia con la coscienza sia con la bilancia. E fanno della depurazione del corpo un equivalente della purificazione dell’anima. Facendo cortocircuitare fibra alimentare e fibra morale. Così si eliminano tutti gli alimenti individuati come pericolosi e la nostra diventa un’alimentazione penitenziale. Mentre veti e divieti si moltiplicano in maniera direttamente proporzionale alle nostre paure e insicurezze.
In una società come la nostra, insomma, il grande nemico non è più la fame ma l’abbondanza. Che si porta dietro il suo minaccioso carico di sensi di colpa, fobie, allergie e idiosincrasie. E il risultato è un misto di ascetismo e fustigazioni, autodisciplina e masochismo. Di fatto siamo passati dal mangiare di tutto un po’, che era la regola aurea dei nostri genitori, al terrore che in ogni cibo si annidi un nemico, un demone occulto. E così la tavola, da strumento di condivisione sta diventando un fattore di divisione.
Ecco perché cresce esponenzialmente l’onda integralista dei rinuncianti. Come certi ayatollah del km zero, che si rifiutano di mangiare verdure se non appena raccolte. O i Vegansexual, che si rifiutano di fare sesso con partner carnivori per paura di essere contaminati. O ancora gli adepti delle paleo-diete, secondo i quali dovremmo fare un salto indietro nell’evoluzione per tornare ad alimentarci come i cacciatori e raccoglitori preistorici. Carne e germogli, carboidrati zero. E adesso torna in auge anche il digiuno. Che una volta era una pratica devota e serviva a rendere puri di spirito, a purgare la coscienza. Ed era stato cancellato dalle nostre abitudini assieme a molti altri precetti confessionali. Mentre ora si prende una clamorosa rivincita e si afferma come miracolosa misura per emendare insieme anima e glutei. La differenza è che una volta tutto questo lo facevamo per Dio, mentre oggi lo facciamo per l’io. Con il risultato di far cortocircuitare salute alimentare e salvezza dell’anima. Così, mixando fioretti laici e ascetismi calorici, la ricerca del modello alimentare virtuoso è diventata la nuova religione globale. Che, come tutte le confessioni nascenti, produce continue contrapposizioni, scismi, eresie, sette, abiure. Ciascun credo dietologico si ritiene l’unica via verso la salvezza. E verso l’immortalità. O almeno quel suo succedaneo che chiamiamo longevità. E che oggi è diventata il sogno e l’incubo di un Occidente ormai sazio e ansioso di pentirsi dei suoi peccati di gola. Così anticipiamo il giorno del giudizio e facciamo del dietologo una sorta di Dio giudice. O di Dio una sorta di dietologo celeste, che premia i magri e castiga i grassi. Ecco perché siamo costantemente alla ricerca dell’alimento che ci liberi dal male. E scacci il demonio annidato nell’adipe. Vogliamo tutti l’Esorcibo.
IL FESTIVAL
I dialoghi di Pistoia, dal 24 al 26 maggio. La quindicesima edizione del festival di antropologia del contemporaneo. Siamo ciò che mangiamo? Nutrire il corpo e la mente è il tema. Marino Niola uno degli ospiti