Fumetti, Valentina di Crepax mi ha fatta comunista
di Fumettibrutti«Valentina mi ha fatta diventare trans». Sono le parole scherzose nel messaggio di una mia amica, me le ha scritte dopo che avevo condiviso una tavola di Valentina sui social. Mi sono sembrate delle parole bellissime, che avrei voluto subito scrivere da qualche parte e in più mi hanno fatto ricordare qualcosa che era sommerso tra i ricordi: Valentina, a me, mi ha fatta comunista.
La prima volta che l’ho vista era in casa dei miei nonni al paese, a Troina, accanto a due albi cartonati di Calimero e dei Puffi. Non scorderò mai i dettagli del nostro primo incontro perché, ancora oggi, non so che cosa ci facesse lì un fumetto simile. La prima cosa che avevo notato ovviamente era stato il nome, Valentina, perché mia sorella si chiama così, e a lei volevo e voglio un bene immenso.
La protagonista di quel fumetto poi era un’aliena per Troina e lo era ancora di più tra le mie mani, a otto anni. Da allora è stata una delle mie letture principali, dall’infanzia all’adolescenza, insieme ai ma…
«Valentina mi ha fatta diventare trans». Sono le parole scherzose nel messaggio di una mia amica, me le ha scritte dopo che avevo condiviso una tavola di Valentina sui social. Mi sono sembrate delle parole bellissime, che avrei voluto subito scrivere da qualche parte e in più mi hanno fatto ricordare qualcosa che era sommerso tra i ricordi: Valentina, a me, mi ha fatta comunista.
La prima volta che l’ho vista era in casa dei miei nonni al paese, a Troina, accanto a due albi cartonati di Calimero e dei Puffi. Non scorderò mai i dettagli del nostro primo incontro perché, ancora oggi, non so che cosa ci facesse lì un fumetto simile. La prima cosa che avevo notato ovviamente era stato il nome, Valentina, perché mia sorella si chiama così, e a lei volevo e voglio un bene immenso.
La protagonista di quel fumetto poi era un’aliena per Troina e lo era ancora di più tra le mie mani, a otto anni. Da allora è stata una delle mie letture principali, dall’infanzia all’adolescenza, insieme ai manga, ai Peanuts e a Spider-Man.
Recuperavo tutte le ristampe che riuscivo a permettermi, me le facevo prestare, ho perfino rubato dei soldi ai miei per comprarne delle copie in un garage-fumetteria che stava svendendo tutto. I miei non hanno mai saputo chi avesse preso quei soldi… ora, mamma e papà, sapete.
Perfino quando ho aperto Ebay, ricordo che i miei primi acquisti sono stati un volume cartonato su Valentina pubblicato da Olympia, ordinato insieme a delle extension per capelli. Le extension le ho usurate fino alla fine e anche colorate e prestate a una mia amica, che me le ha restituite dopo un anno perché, parole sue, colpite in pieno dallo sperma del suo ragazzo… ovviamente poi le ho buttate.
Oltre all’erotismo delle tavole, una delle cose che mi ha colpita sin da subito di Valentina era la sua coscienza politica: una donna libera, sensuale, un’artista, una femminista e una socialista. Io dovevo essere lei. Il fatto è che in generale di politica non ci capivo nulla; da piccola sapevo solo che mio papà era uno dei pochi comunisti del suo paese e che per questo veniva trattato male da tutti.
La base dei valori di sinistra penso di averla ereditata proprio dai miei. Ricordo di aver scoperto per cosa votavano l’anno in cui ai miei compagni di classe arrivò in regalo a casa la calcolatrice di Forza Italia, a tutti tranne che a me, e quel giorno fui trattata come una diversa. Adesso non posso far altro che ringraziarvi, mamma e papà.
Il mio impegno politico è iniziato tra i banchi di scuola, la riforma Gelmini andava contestata e inoltre venivo oppressa da un gruppo di studenti in quanto ragazzin* bisessuale e queer. Già allora sentivo che nessuno avrebbe dovuto vivere quel tipo di odio sulla propria pelle, durante l’adolescenza, e avevo imparato che politica è qualsiasi cosa fai o scegli nella quotidianità, ma anche il punto di vista con cui guardi il mondo.
Non avrei potuto permettere che qualcun altro provasse quel tipo di angoscia che stavo provando io, solo per il fatto di esistere. Mentre cercavo un modo per esprimermi, i fumetti come Valentina mi sono venuti in aiuto.
In una delle storie del volume che tenete in mano, Philip Rembrandt canta Bella ciao. La prima volta che l’ho letta ho sentito in qualche modo le cose andare al loro posto: avrei fatto la fumettista e avrei combattuto fascisti, mafiosi, benpensanti e moralisti… e censori!
Nei fumetti puoi essere davvero tutto quello che vuoi. Crepax è l’unico dei miei maestri che ho fatto fatica a smettere di copiare; avevo gli occhi, il cervello e le mani piene della sua estetica. Durante un corso di fumetto che avevo seguito a Catania, un anno prima della mia partenza per frequentare l’accademia a Bologna, avevo parlato all’insegnante di quel mio primo amore, e lui mi spiegò come copiare le proporzioni del corpo di Valentina. Quella regola la uso ancora.
Valentina mi ha aiutata a farmi piacere il mio corpo. Quando in accademia mi sono messa a disegnare le prime storie a fumetti ero piena di fotografie che mi ero fatta allo specchio come reference, imitando le sue pose.
Una volta a un mio ex ho mostrato un volume di Valentina e gli ho confessato di quelle foto, ma lui è rimasto inorridito dal mio racconto: “Ti piacciono davvero queste robe?”. Avrei voluto dirgli che alcune di quelle figure, alcune delle posizioni erotiche più spinte le avevo anche messe in pratica.
Ancora oggi, ci sono delle volte in cui mi guardo nuda allo specchio e ripeto quelle pose. Il mio primo fumetto, Romanzo Esplicito, è pieno di pose come quelle.
Tanti anni fa ho condiviso sui social una frase presa da una delle storie che oggi Feltrinelli ripubblica, e ricordo che tra i commenti si era intavolata una lunga discussione sul possibile significato di quelle parole. Quel giorno mio papà camminava avanti e indietro per il corridoio, come faceva sempre quando voleva parlare con qualcuno. È entrato nella stanza mentre ero seduta alla scrivania a guardare proprio quella storia e mi ha chiesto cosa stessi leggendo.
Ad alta voce ho recitato le parole di quella frase: “Le attrazioni sono proporzionali ai destini”.