Curie e le sue Marie sorelle social
di Sara ScarafiaUna scienza tutta per sé. Il 4 luglio saranno 90 anni dalla morte di Marie Curie. La prima donna a vincere il Nobel, quello della Fisica, nel 1903. La prima a riceverne anche un secondo (Chimica), otto anni più tardi, per la sua straordinaria scoperta del radio e del polonio. La prima donna a insegnare alla Sorbona (dopo la morte del marito Pierre, del quale ereditò la cattedra prima di ottenerne una tutta sua: ma fu già una rivoluzione).
Curie è un’icona: è a lei che guardano le ragazze che amano la scienza e che combattono gli stereotipi di genere anche sui social. Non chiamatele influencer, ma divulgatrici Stem: le sorelle di Marie Curie sono un esercito sempre più numeroso che ha deciso di utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione 2.0 per dire alle più piccole che le discipline Stem fanno per loro. Sognati chimica. Sognati fisica. Sognati matematica.
Una scienza tutta per sé. Il 4 luglio saranno 90 anni dalla morte di Marie Curie. La prima donna a vincere il Nobel, quello della Fisica, nel 1903. La prima a riceverne anche un secondo (Chimica), otto anni più tardi, per la sua straordinaria scoperta del radio e del polonio. La prima donna a insegnare alla Sorbona (dopo la morte del marito Pierre, del quale ereditò la cattedra prima di ottenerne una tutta sua: ma fu già una rivoluzione).
Curie è un’icona: è a lei che guardano le ragazze che amano la scienza e che combattono gli stereotipi di genere anche sui social. Non chiamatele influencer, ma divulgatrici Stem: le sorelle di Marie Curie sono un esercito sempre più numeroso che ha deciso di utilizzare i nuovi strumenti di comunicazione 2.0 per dire alle più piccole che le discipline Stem fanno per loro. Sognati chimica. Sognati fisica. Sognati matematica.
Mica facile in un’Italia nella quale solo il 16,6 per cento delle giovani si laurea in facoltà scientifiche contro il 34,5 per cento dei maschi ( dati Istat 2022). Eppure loro, le sorelle social di Curie, ci credono: basta ascoltarle per capire quanto. Prendi una fisica come Ilaria Lucrezia Rossi, 25 anni, @shescience, che al momento sta lavorando al Cern di Ginevra e che dice una cosa semplice ma illuminante: "Otterremo la parità quando noi donne di scienza potremo permetterci il lusso di essere mediocri: oggi siamo obbligate a essere geniali”.
Ilaria, fiorentina, studentessa a La Sapienza di Roma, deve tutto a Curie: "Quando alle elementari leggemmo la sua storia nel libro di antologia ho deciso la mia strada”. Ed è quella che ha seguito, non senza difficoltà: dall’impatto durissimo con la facoltà di Fisica a Pisa ai pregiudizi sul genere. “Non puoi essere una scienziata se sei donna e carina: nell’immaginario collettivo, la figura di riferimento è un maschio stile Einstein”.
Ed è anche a questo che servono i social: a dire che no, non è così. Pure Marilù Casini, 29 anni, che oggi fa ricerca al dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Torino, deve molto a Curie: è grazie alla borsa di studio intitolata alla scienziata e finanziata dall’Ue, che Marilù ha vinto, se ha potuto girare l’Europa. Marilù è una persona non binaria e la missione che porta avanti sui social come @marilucasini, è il rispetto di tutte le minoranze. "Curie si è battuta tantissimo per la mobilità accademica. Se non avessi passato del tempo a Oxford e non avessi incontrato la professoressa trans Clara Barker, così orgogliosamente queer e così di successo, anche io avrei pensato che non c’era un posto per me. Sentirsi rappresentati è fondamentale: abbiamo bisogno di immaginarci nel ruolo che sogniamo per noi”.
Le sorelline di Curie ci dicono che bisogna stare attenti agli stereotipi, perché alcuni sono sottili e insinuanti: "Perché ci sono tante donne in Medicina e così poche in Fisica? — si chiede Virginia Benzi, 27 anni, di Acqui Terme, una tesi magistrale in Fisica teorica — non certo perché a Medicina si fatica di meno. Ma il binomio donna-accudimento è difficile da scardinare: è radicato”.
Virginia è uno dei volti di Generazione Stem, una community, nata l’ 11 febbraio del 2023, in occasione della giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che cerca di ridurre il gender gap attraverso la campagna social e l’attività di formazione nelle scuole e nelle università. "Il limite delle piattaforme può essere quello di edulcorare, per questo la divulgazione deve essere anche dal vero: è un’ode alla fatica e anche al fallimento. Si sbaglia e si ricomincia”.
Perché è lavorando sodo, e sbagliando, che si impara, come insegna Curie che continua ad affascinare e a ispirare per la sua libertà, che le costò cara in vita, e per il suo genio: nel 2019, Marjane Satrapi, autrice dell’indimenticabile serie a fumetti Persepolis, le ha dedicato il film Radioactive, che ripercorre la sua vita avventurosa e piena d’amore, attraverso il volto dell’attrice Rosamund Pike. Fino alla morte, per le conseguenze dell’esposizione al radio. "Era una donna libera che ha sfidato i costumi del tempo”, dice Virginia Marchionni, 29 anni, chimica di Ancona, che ha ideato il progetto, anche social, Scienza alle femmine. “Ho fatto una tesi sugli stereotipi di genere nella scienza che raccontava anche di Curie e di quello che subì quando rimase vedova. Ma è ancora così. Se una donna vince il Nobel, ci si chiede se ha un marito, figli, si commenta il suo look. Con un uomo si farebbe?”.
Ma quello che sembra innocente gossip, in realtà, dicono le ragazze della scienza social, è un modo per minare la credibilità.E allora bisogna continuare a credere nei propri sogni ispirandosi a chi li incarna. Come ha fatto Linda Raimondo, @astrolinda, laureanda in Fisica, che a sette anni su Skype ha scritto direttamente a Margherita Hack. "Mi ha risposto! Dimostrandosi non solo una grande scienziata ma anche una grande persona, le devo tutto”. Linda ha sempre studiato il cielo. «Da piccola guardavo le stelle e pensavo “ perché non posso prenderle”? — dice Raimondo, 25 anni, di Torino — Hack è stata il mio modello, il mio role model, come Marie Curie”
Linda, grazie alla sua passione per la fisica e alla sua intraprendenza, ha organizzato vari appuntamenti con i suoi miti, come l’astronauta Maurizio Cheli: prima dal vero, e poi sui social. Finché Rai Gulp non si è accorta di lei: ci lavora da sei anni e adesso, dopo altri programmi, conduce Meteo Spazio. E porta la scienza, o meglio la tecnologia in tv, anche Fjona Cakalli che, figlia di due danzatori, alle punte ha sempre preferito i videogiochi: su TikTok i suoi video spopolano, conduce Touch- impronta digitale, un programma Rai con il quale accompagna gli spettatori in giro per il mondo attraverso i distretti dell’innovazione e, appassionata di auto, è l’unica presenza femminile nella top ten degli automotive influencer più seguiti in Italia.
"Il mio modo di fare attivismo femminista è dire alle ragazze: potete farlo anche voi. Chi l’ha detto che la scienza e la tecnologia sono roba da maschi? Marie Curie ci ha insegnato che non è così” . “Se non avessi creduto nei miei sogni non avrei cambiato la mia vita ricominciando a studiare biologia a più di 30 anni dopo che per una vita mi avevano detto che non faceva per me — dice Chiara De Marchi, 37 anni, della provincia di Padova, anche lei attivista di Generazione Stem. Il mio modello è stata Nettie Stevens, la scopritrice dei cromosomi sessuali, che si è specializzata a 41 anni: quando ho visto che aveva trovato la sua strada da adulta, ho capito che potevo farlo anche io”.
Le seguaci di Curie si trovano ovunque, anche nel romance. Basta ascoltare Francesca La Cava, 34 anni, ricercatrice nel campo farmaceutico e booktoker come @psiedollreads: "Un libro che consiglio a tutte le aspiranti donne di scienza? The love Hypothesis di Ali Hazelwood che racconta con ironia e intelligenza cosa vuol dire essere una ragazza Stem in un mondo di uomini!”. Francesca ha unito l’amore per la scienza a quello per i libri e sul suo profilo spiega anche i meccanismi scientifici nascosti dietro alla trame dei romanzi. “Marie Curie è stata uno dei miei fari. Le devo molto”. E allora grazie signora Curie.