La scrittrice Rieko Hinata, “Le librerie sono luoghi magici”
di Ilaria Zaffino«I libri di questo negozio sono fatti di pioggia e contengono le storie che le persone hanno dimenticato. A volte capita che qualcuno abbandoni a metà una storia che stava scrivendo e finisca per scordarsene. Non si tratta solo di storie scritte, ma anche di quelle raccontate a voce. Se l’autore dimentica di donare loro la parola “fine” le storie si smarriscono. Noi però le raccogliamo e grazie alla pioggia diamo loro una conclusione». È quanto viene detto alla piccola Ruko non appena, in una giornata di pioggia (non poteva essere altrimenti), si ritrova per caso a varcare, seguendo una strana lumaca, la magica porta della Libreria della Pioggia. Un luogo popolato da eccentrici personaggi — un dodo brontolone per libraio con un’assistente mezza umana e mezza fata — che sembra stia aspettando proprio lei per ritrovare le «storie smarrite». Inizia qui una bellissima avventura fantasy che esalta il piacere della lettura e il potere dell’immaginazione. Una storia che prende le mosse da un…
«I libri di questo negozio sono fatti di pioggia e contengono le storie che le persone hanno dimenticato. A volte capita che qualcuno abbandoni a metà una storia che stava scrivendo e finisca per scordarsene. Non si tratta solo di storie scritte, ma anche di quelle raccontate a voce. Se l’autore dimentica di donare loro la parola “fine” le storie si smarriscono. Noi però le raccogliamo e grazie alla pioggia diamo loro una conclusione». È quanto viene detto alla piccola Ruko non appena, in una giornata di pioggia (non poteva essere altrimenti), si ritrova per caso a varcare, seguendo una strana lumaca, la magica porta della Libreria della Pioggia. Un luogo popolato da eccentrici personaggi — un dodo brontolone per libraio con un’assistente mezza umana e mezza fata — che sembra stia aspettando proprio lei per ritrovare le «storie smarrite». Inizia qui una bellissima avventura fantasy che esalta il piacere della lettura e il potere dell’immaginazione. Una storia che prende le mosse da uno di quei luoghi, come le librerie, al centro di tanta narrativa giapponese contemporanea per adulti che piace molto in Occidente, ma che in questo caso si rivolge invece ai più giovani. Si intitola La piccola libreria incantata, primo volume della serie firmata dalla scrittrice giapponese Rieko Hinata che ci parla dell’aspetto “gentile” della pioggia.
Partiamo proprio da qui: perché ha immaginato una serie che ruota intorno alla pioggia?
«Quando tanti anni fa annunciai l’uscita del primo libro, la pioggia al massimo era un elemento che portava umidità a campi, piante e città. Oggi però è legata a catastrofi e disastri naturali. Ogni anno, durante la stagione delle piogge, qualcuno perde la casa, la terra e anche la vita. Si tratta di un movimento in atto sulla Terra iniziato molto tempo fa e che finalmente stiamo cominciando a capire. Ecco, con La piccola libreria incantata io spero di essere riuscita a conservare il ricordo di una pioggia gentile e mi auguro che i bambini apprezzeranno il lato amabile della pioggia attraverso questo libro».
Lei è famosa per la serie post apocalittica “Hikari no ?”, divenuta anche un anime, dove i protagonisti si ritrovano in un mondo devastato dall’ultima guerra, in una grande foresta infestata con il fuoco come elemento dominante. Qui abbiamo l’acqua con la pioggia da cui nascono i libri: c’è un motivo per cui incentra le sue storie intorno agli elementi naturali essenziali per la vita?
«Mi piace la pioggia. Mi piace la pioggia che cade e anche il carattere che usiamo per “pioggia” (è quello in alto, vicino all’ombrello nell’immagine qui accanto, che ne restituisce l’idea). Ho scritto un libro dedicato alla pioggia per dare senso a un tema che amo. In genere però il tempo piovoso non piace a tutti, ma cosa accadrebbe se gli dessimo un nuovo significato fantastico? Pensando a questo mi sono abbandonata alla scrittura».
Anche qui c’è una foresta: è la foresta abbandonata dove Ruko deve andare. Sembrerebbe un elemento ricorrente nei suoi libri...
«Quando ero piccola, giocavo nel boschetto di un santuario shintoista fino al tramonto. Era un boschetto molto piccolo, ma ho spesso fantasticato sul luogo in cui giocavo e sulle foreste che appaiono nelle fiabe dei fratelli Grimm. La foresta è così diventata naturalmente una fonte d’ispirazione per me».
E anche questa storia diventerà una serie animata? Ha già ricevuto qualche proposta?
«Mi farebbe molto piacere. Il libro pone la domanda: “Cosa significa esprimere qualcosa?”, quindi trovo che sarebbe fantastico se qualcuno si lasciasse coinvolgere da questo mondo e lo esprimesse in una forma diversa dal romanzo».
Questo libro è anche un inno alla lettura e al potere dei sogni: ci sono autori a cui si è ispirata?
«Ho imparato la connessione tra lettura e immaginazione con La storia infinita di Michael Ende. Quel libro mi ha insegnato non solo a leggere le parole scritte, ma anche a immaginare quali rumori esse producono, il suono delle voci, le sensazioni tattili, gli odori, le profondità... Leggo e rileggo le opere di Ende da quando ero adolescente. È uno degli scrittori che mi ha influenzato di più».
Verso la fine del libro c’è una frase molto bella che dice Ruko: “Se scritto con il cuore, qualsiasi libro è straordinario. Il fatto di riuscire o meno a rendersene conto dipende dalla qualità del lettore”. Rispecchia il suo modo di pensare ai libri e alla lettura?
«Credo di sì. Ciò che un libro ti dà, ti può cambiare in modi diversi se lo leggi da bambino o da adulto, se mentre lo leggevi stavi bene o eri malato. L’hai letto in una giornata soleggiata o piovosa? In quale stagione? Hai letto quel libro con l’intenzione di trarne qualcosa o lo hai letto solo per ammazzare il tempo? Penso che la ricchezza di uno stesso libro possa cambiare a seconda della condizione del lettore. Si può addirittura imparare qualcosa da un libro che non ti si addice o che non trovi interessante. Tuttavia, mettere solo il cuore nel proprio lavoro non è sufficiente per raggiungere il lettore. Questo è un percorso complicato e non credo esista una ricetta giusta per riuscirci, anche se provassi a cercarla per il resto della mia vita! Di questo ho scritto nel quinto volume della serie, La piccola libreria incantata e il fiore dal diadema di pioggia».
E quali sono i libri con cui lei è cresciuta?
«Il mio primo ricordo è Pinocchio di Collodi. Ogni volta che andavo a casa dei nonni, mi sedevo sulle ginocchia di mio nonno che me lo leggeva. Nella mia memoria sono rimasti l’odore del laboratorio del vecchio Geppetto, il rumore dei passi di Pinocchio e persino la consistenza dei loro abiti. Sono cresciuta leggendo anche Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, la serie dei Mumin di Tove Jansson, il ciclo di Terramare di Ursula K. Le Guin e, tra i giapponesi, i libri illustrati Il gatto Dayan di Akiko Ikeda, Wakatta-san di Teramura Teruo e Tokyo Pig di Yadama Shir?. Sono attratta dal lato oscuro della vita. Ero una bambina che amava le storie misteriose, divertenti e un po’ spaventose, che mi facevano venire i brividi».
Librerie, caffetterie, cartolerie sono al centro di tanta narrativa giapponese per adulti che ha molto successo da noi in Occidente: dalla “Libreria Morisaki” di Yagisawa alla serie del caffé di Kawaguchi. Perché piacciono tanto le storie ambientate in questi luoghi? Lei perché ha scelto una libreria per il suo romanzo?
«Quando ero piccola non c’erano librerie o biblioteche dove potessi andare da sola. L’unica biblioteca a disposizione era quella della scuola, dove prendevo in prestito libri come Ventimila leghe sotto i mari o Oliver Twist. Il tempo che potevo dedicare alla biblioteca era però limitato. Per cercare altri libri dovevamo andare nella città più vicina, che non era raggiungibile a piedi e i bambini non potevano lasciare la città da soli. Per questo ho sempre sognato di andare in una grande libreria o biblioteca, un luogo con tanti libri pieni di cose incredibili. È come se La piccola libreria incantata fosse un’immagine disegnata usando solo i miei colori preferiti e quindi non potevo che ambientarla in un luogo che amo». (Per le risposte traduzione dal giapponese di Elisabetta Scantamburlo)