La Speranza non è perduta. Ha le mani giunte e gli occhi al cielo, mentre una colomba plana su di lei con un ramo di ulivo nel becco. Ritrovata a Londra, appesa sopra il caminetto di un vecchio editore austriaco naturalizzato britannico, questa preziosa immagine del buon auspicio, incarnata da una figura femminile algida e devota, era il tassello mancante di un puzzle intricato che le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno cercato di ricucire in oltre quarant’anni di vere e proprie indagini investigative su smembramenti, passaggi di mano e sparizioni.
Un raffinato lavoro di intelligence per un giallo dell’arte che riguarda un capolavoro disperso di Giorgio Vasari (1511-1574), l’autore delle celeberrime Vite, che fu grande architetto (degli Uffizi in primis) e pittore di cicli e imprese titaniche, come la cupola del Duomo di Firenze. Amico del caustico Aretino, che soggiornava a Venezia da un po’, Vasari fu chiamato in laguna nel dicembre del 1541 per allestire le scene della comme…
La Speranza non è perduta. Ha le mani giunte e gli occhi al cielo, mentre una colomba plana su di lei con un ramo di ulivo nel becco. Ritrovata a Londra, appesa sopra il caminetto di un vecchio editore austriaco naturalizzato britannico, questa preziosa immagine del buon auspicio, incarnata da una figura femminile algida e devota, era il tassello mancante di un puzzle intricato che le Gallerie dell’Accademia di Venezia hanno cercato di ricucire in oltre quarant’anni di vere e proprie indagini investigative su smembramenti, passaggi di mano e sparizioni.
Un raffinato lavoro di intelligence per un giallo dell’arte che riguarda un capolavoro disperso di Giorgio Vasari (1511-1574), l’autore delle celeberrime Vite, che fu grande architetto (degli Uffizi in primis) e pittore di cicli e imprese titaniche, come la cupola del Duomo di Firenze. Amico del caustico Aretino, che soggiornava a Venezia da un po’, Vasari fu chiamato in laguna nel dicembre del 1541 per allestire le scene della commedia La Talanta in cartellone per il Carnevale dell’anno seguente. L’Aretino gli aprì allora le strade delle ricche committenze locali e Giorgio lucidò il suo curriculum, maturato in mezza Italia, per farsi bello sul Canal Grande.
Vasari, La Giustizia, tavola, cm 77 x 185, cat 1370
Impresa riuscita, visto che Giovanni Corner, nipote della regina Caterina di Cipro, blasonato erede di una famiglia filo-papista, amante della cultura classica e dunque in cerca di artisti di formazione romana, lo convocò subito nella sua dimora, salotto di intellettuali come Giovanni Grimani, coltissimo collezionista del palazzo accanto (in Santa Maria Formosa), l’umanista Giangiorgio Trissino o l’ambasciatore di Carlo V presso la Serenissima. Corner sognava un soffitto dipinto all’antica per il suo palazzo a pelo d’acqua, in un salone che aveva battezzato la “camera nova”, forse perché ricavata dopo i lavori di ristrutturazione. Vasari progettò 9 pannelli composti a mosaico su 12 metri quadrati di superficie da decorare con un soggetto sfarzoso, il Trionfo delle virtù.
Vasari, La Carità, tavola, cm 266 x 153,4, - Esterno, Milano, Pinacoteca di Brera
Negli occhi aveva il Michelangelo della Sistina e il Raffaello delle Stanze Vaticane. La sfida era stupire i veneziani con prospettive audaci, che non avevano mai visto. Gli abiti gonfi di vento, i gesti possenti fra le nuvole, gli scorci che bucano il cielo, lasciarono a bocca aperta persino Tintoretto, che copiò l’idea delle figure in bilico sul cornicione per la “sua” Primavera; mentre il Veronese citò alla lettera la composizione della Fede vasariana per l’Allegoria della Pace, oggi ai Capitolini. «La realizzazione del soffitto Corner fu essenziale per la formazione degli artisti locali, spinti per la prima volta a confrontarsi con la cultura tosco-romana e le sue novità» spiega Giulio Manieri Elia, direttore delle Gallerie dell’Accademia e autore del saggio che ne restituisce la vicenda nel volume edito da Marsilio Arte, finanziato dall’associazione Venetian Heritage.
Vasari, La Pazienza, tavola, cm 77 x 182, cat 1371
Peccato che, col passare del tempo, i cambi di proprietà e, soprattutto, del gusto, verso la fine del Settecento il soffitto finì per essere smontato e cominciò il tortuoso viaggio dei pannelli in direzioni diverse. Fra le virtù, insieme alla Speranza inabissata oltre la Manica, la Fede fece il giro dei mercati antiquari della Germania, della Svizzera, dell’Austria e giunse pure lei nel Regno Unito, acquistata da tale Wayland Young, Lord Kennet, scrittore e politico inglese, che la custodì fino al 2013 quando, venduta dalla consorte dopo la sua scomparsa, approdò finalmente alle Gallerie. Altro destino seguirono la Carità, la Giustizia e la Pazienza che, per vie ereditarie o commerciali, svanirono e riaffiorarono in luoghi disparati, fra cui anche la Pinacoteca di Brera che, nel 2002, accettò di concedere la prima delle tre a Venezia, contribuendo così al processo di ricostruzione.
Vasari, La Speranza, tavola, cm 76 x 169, cat 2049
Nel frattempo, si è risolto un altro piccolo enigma, che vedeva galleggiare nell’incertezza un frammento apparentemente fuori tema: il cosiddetto Suicidio di Giuda acquistato dallo Stato per la Casa Vasari di Arezzo e che poco c’azzeccava con le altre allegorie. Merito della studiosa Luisa Caporossi e della restauratrice Rossella Cavigli aver scoperto che il suicidio era in realtà la disperazione di Giuda, accostata nel dipinto alla virtù della Speranza, cristianamente in grado di assolverlo dal suo tradimento. Sciolto questo dubbio, il puzzle non ha più misteri? «Mica tanto – sorride Manieri Elia – mancano all’appello ancora tre tasselli; uno dei Putti agli angoli dell’opera e due comparti della tavola della Fede, divisa in tre segmenti di cui resta solo quello centrale. La caccia continua».
Vasari, Il suicidio di Giuda, tavola, cm 77 x 130,5 - Esterno, Arezzo, Casa Vasari
Nel frattempo, in occasione dei 450 anni dalla morte del Vasari, dopo quasi cinque secoli dalla realizzazione e quarant’anni di ricerche, le Gallerie dell’Accademia sono pronte a presentare, il 28 agosto, il soffitto Corner ormai quasi al completo, in una sala a lui destinata lungo la loggia palladiana. Guardando in su, gli occhi coglieranno la grande bellezza dei dettagli: le ghirlande, i cigni, i nastri nei capelli, le spade e le croci, sullo sfondo di un cielo inaspettatamente cupo; tempestoso trionfo delle Virtù e della pittura di Giorgio Vasari.
Vasari, La Fede, tavola, cm 76,2 x 171, cat 2042