Roberto Vecchioni e Alfa insieme per Robinson su TikTok: “Facciamo una rivoluzione gentile”
di Sara ScarafiaConverrà cominciare dalla fine, da quando, dopo un’ora di diretta Roberto Vecchioni intona Sogna ragazzo sogna e ad Alfa, che è in live con lui, si illumina lo sguardo mentre sembra quasi di sentire l’applauso dei 35 mila spettatori che hanno visualizzato l’incontro e che più volte, nei commenti, gli hanno chiesto di cantare.
Mai diretta è stata più emozionante: a pochi giorni dal Disco d’oro per la loro versione di Sogna ragazzo sogna al Festival di Sanremo, Roberto Vecchioni, il prof, e Alfa, il rapper gentile, si incontrano sul profilo TikTok @robinsonrepubblica. La live è su TikTok perché il prof Vecchioni — autore di pezzi indimenticabili come Samarcanda e Luci a San Siro — grazie al suo giovane amico è sbarcato sul social della Gen Z ed è già una star con 270 mila like e 77 mila follower. «Io e il prof ci siamo scambiati molte cose», dice Alfa, che entra per primo collegato dalla sua stanzetta di Genova oggi trasformata in una sala registrazione. È stato proprio il cantante, 2…
Converrà cominciare dalla fine, da quando, dopo un’ora di diretta Roberto Vecchioni intona Sogna ragazzo sogna e ad Alfa, che è in live con lui, si illumina lo sguardo mentre sembra quasi di sentire l’applauso dei 35 mila spettatori che hanno visualizzato l’incontro e che più volte, nei commenti, gli hanno chiesto di cantare.
Mai diretta è stata più emozionante: a pochi giorni dal Disco d’oro per la loro versione di Sogna ragazzo sogna al Festival di Sanremo, Roberto Vecchioni, il prof, e Alfa, il rapper gentile, si incontrano sul profilo TikTok @robinsonrepubblica. La live è su TikTok perché il prof Vecchioni — autore di pezzi indimenticabili come Samarcanda e Luci a San Siro — grazie al suo giovane amico è sbarcato sul social della Gen Z ed è già una star con 270 mila like e 77 mila follower. «Io e il prof ci siamo scambiati molte cose», dice Alfa, che entra per primo collegato dalla sua stanzetta di Genova oggi trasformata in una sala registrazione. È stato proprio il cantante, 23 anni, ad aprire il profilo del prof in questo scambio generazionale che è stato il vero regalo del loro duetto e Sanremo: Alfa, agganciandosi alla canzone («Manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu»), ha scritto un nuovo finale. Il prof entra un po’ in ritardo — qualche problema tecnico — ma poi eccolo, pieno di energia. «Prof lei è un figo», dice Alfa. «Non lo dire troppo che poi ci credo», ride Vecchioni. Eccola la strana coppia, quasi 60 anni di differenza, il più giovane che dà del lei al più grande: «È l’unico della sua generazione che lo fa, ma a me piace!».
Vecchioni a Sanremo, sul finale dell’esibizione, gli ha ceduto il palco. «Non era nemmeno programmato — racconta il cantautore che quest’inverno ha pubblicato con Einaudi Tra il silenzio e il tuono — ma mi è sembrato naturale». In quel gesto c’è un manifesto: lasciare lo spazio ai ragazzi restando loro al loro fianco. «Siamo noi — dice Vecchioni — che dobbiamo avvicinarci ai giovani. Noi che dobbiamo leggere i libri che leggono, ascoltare la musica che ascoltano, capire che cosa hanno per la testa». Alfa sorride grato. E ricorda ancora la prima volta che si sono visti, nel backstage del Festival e quell’abbraccio di Vecchioni che ha sciolto ogni tensione. «Io gli devo la mia nascita: i miei genitori si sono innamorati con Luci a San Siro. Prima del duetto ero tesissimo e lui mi ha regalato uno dei suoi primi preziosi insegnamenti. Mi ha detto: “Quando canti pensa che ci sei solo tu”». Alfa mostra una parete della sua camera che, confessa, quand’era bambino ospitava un poster del prof. «Per me è sempre stato un mito».
Uno dei primi temi caldi della live, mentre sotto scorrono centinaia di commenti, è la paura. Vecchioni ha detto che a 81 anni non ha più paura di niente. «In realtà — dice — credo di non aver mai avuto paura neanche da giovane. Perché ho sempre fatto con amore quello che mi piace. Fischiano una mia canzone? Non me ne frega niente, perché sono sicuro che è vera, che è giusta, che è mia». Vecchioni di canzoni ne ha scritte più di 300. Alfa, invece, sta ancora facendo i conti col successo: «Prima ai miei concerti c’erano cento persone. La nostra, soprattutto dopo il Covid, è la generazione dell’ansia, della paura del futuro. Io mi rifugio nella musica, provo a non pensare troppo a quello che ci aspetta». Il 50 per cento degli spettatori della live ha tra i 18 e i 34 anni. E allora è inevitabile, parlando di ansia, chiedere consigli pratici su come affrontare la paura. Il prof non ha dubbi: «È la cultura, la chiave. E poi pensare sempre che se le cose vanno male, poi andranno bene».
Quella che insieme Vecchioni e Alfa rivendicano è una rivoluzione gentile. «Non si può chiedere a questa generazione di non essere arrabbiata — dice l’autore di Samarcanda — abbiamo lasciato le rovine. Ma rabbia non vuole dire violenza. La violenza è soltanto negazione di vita. Invece la rabbia è affermazione di un’altra possibile vita». Il ventitreenne genovese sorride. «Io credo che la gentilezza prima o poi trionferà. Non riesco a immaginare un futuro senza».
Eccole le cose che li accomunano: l’ottimismo, la ricerca della bellezza. Nei commenti i ragazzi si aprono. Più di uno confessa di essere vittima di bullismo. Alfa commuove tutti quando racconta di come si sia sentito «un po’ sullo sfondo», dei problemi che ha avuto ad accettare il suo corpo. «Se sei bullizzato provi tante emozioni che non riesci a sfogare, ti senti paralizzato: però la passione ti permette di fiorire. Per me è stata la musica», dice. E Vecchioni: «Voglio dire a tutti voi ragazzi, che la felicità è bella ma non insegna niente. È il dolore che ti insegna. Ma poi passa». Vecchioni ha perso un figlio un anno fa, eppure riesce ancora a immaginare il futuro. «Il motore del bullismo — continua il prof che sta scrivendo, annuncia, un altro libro dedicato alle parole — è la mancanza di cultura. Chi picchia ha paura della sua pochezza. Dovremmo fare di tutto perché la cultura diventi un pochino più importante». Il prof e il ragazzo si confrontano anche sui loro gusti musicali: Vecchioni cresciuto con i Beatles, Leonard Cohen, Bruce Springsteen. Alfa con Ed Sheeran e Jovanotti. Vecchioni che racconta gli incontri artistici che hanno segnato la sua vita: Guccini e Branduardi, e Gino Paoli «perché nessuno ha scritto canzoni d’amore come lui». Un puzzle, quello della vita, che si compone di quel tassello sul palco di Sanremo. «Posso confessare una cosa? — dice il prof — mi sono un po’ arrabbiato quella sera perché meritavamo di vincere la serata cover». Vinse Geolier, sul palco con Luché e Gigi D’Alessio per il medley Strade, mentre Alfa e il prof arrivarono quinti.
«Non so chi ha creato il mondo, ma so che era innamorato», l’ultimo verso della nuova Sogna ragazzo sogna, scritto da Alfa, per Vecchioni «è poesia, paragonabile al fulmine di “ed è subito sera” di Quasimodo». Alfa — che ha scelto questo verso come titolo del suo nuovo album che sta portando in giro per l’Italia — si commuove. «Prendo e porto a casa prof».
I ragazzi in live hanno sognato: Vecchioni e Alfa hanno lasciato loro molto più di «un foglio sulla scrivania». Per fortuna, mancherà sempre “un verso a quella poesia”. Finiamola insieme.