Piace perché le sue storie fanno piangere e sorridere nello stesso momento. I suoi personaggi così reali, così vicini, entrano a far parte delle nostre vite e ci fa nostalgia, arrivati all’ultima pagina, doverli lasciare. Violette, Justin e Hélène, ma anche Adrien, Étienne e Nina, infine Colette con le loro vite, apparentemente ordinarie, invece piene di enigmi di cui, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, ricostruiamo i pezzi, ci parlano della vita — la nostra — dove al dolore s’affianca la bellezza. «Una maga delle parole», «un’orafa delle emozioni», «capace di toccare il cuore riaccendendo la speranza», dicono di lei i suoi fan, perché chiamarli lettori sarebbe riduttivo quando si parla di Valérie Perrin, la scrittrice francese diventata un caso editoriale internazionale con il bestseller Cambiare l’acqua ai fiori, libro dell’anno nel 2020, l’anno della pandemia che ha contribuito a lanciarlo (in Italia era uscito in sordina per e/o nel 2019) e a farlo rimanere per mesi ai vertici delle classifiche, grazie anche (o soprattutto) al passaparola dei lettori, a cui poi si è aggiunta l’attenzione dei media e dei social.
Da allora Valérie Perrin è diventata un fenomeno da oltre un milione e mezzo di copie vendute solo in Italia; in Francia in totale i suoi libri — sono quattro — hanno conquistato più di tre milioni di lettori e sono stati tradotti in 40 lingue. Non solo. Le Figaro l’ha inserita nella lista degli autori francesi che hanno venduto di più nel 2019 e poi ancora nel 2022. Sull’onda dell’entusiasmo suscitato da Cambiare l’acqua ai fiori, nel 2021 abbiamo letto Tre, attesissimo ma che non ha bissato lo stesso successo. E l’anno scorso le edizioni e/o hanno riportato in libreria il primo romanzo della scrittrice, Il quaderno dell’amore perduto, che in Italia era stato pubblicato in precedenza dell’editore Nord.
Adesso arriva Tatà, quarto e più maturo romanzo della scrittrice, sceneggiatrice e fotografa francese (non dimentichiamo che Valérie Perrin è la moglie del regista Claude Lelouch e ha un passato come fotografa di scena anche per i film del marito, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura). Romanzo in cui ritroviamo molti dei temi a lei cari. C’è un cimitero, ci sono segreti di famiglia, destini che si intrecciano e un’indagine a ritroso nel tempo che arriva sino alla Seconda guerra mondiale e agli orrori del nazismo. Come la stessa autrice ha raccontato in una lunga intervista in esclusiva rilasciata a Parigi alla nostra corrispondente Anais Ginori, alla quale dedichiamo la copertina di Robinson in edicola domani. Dove Valérie Perrin ci dice molto di sé e di cosa c’è dietro ai suoi romanzi. Tatà, che è già in testa a tutte le classifiche francesi, sarà in libreria dal 19 novembre preceduto, come era da aspettarsi, dall’alto gradimento espresso dai primi lettori francesi.
E su Robinson questa settimana abbiamo altre due interviste esclusive. Una è quella a Geolier, il rapper napoletano idolo dei ragazzi, seguitissimo su TikTok, che ora pubblica un memoir e lancia un appello contro la violenza giovanile. Lo ha incontrato nella sua Napoli Sara Scarafia. Protagonista dell’altra è Georg Baselitz, il grande pittore tedesco che a 86 anni, mentre le sue opere sono esposte in Italia in una bella mostra a Sabbioneta, si confessa a Tonia Mastrobuoni. Come sempre poi tante recensioni ai libri in uscita (una su tutte quella di Mariarosa Mancuso ai due volumi di Daphne du Maurier, Gli uccelli — da cui Hitchcock trasse il celebre film — e Non voltarti, pubblicati ora dal Saggiatore) e lo Straparlando con Luigi Manconi.