Los Angeles – Sotto shock per la vittoria di Trump, la democratica Los Angeles si consola preparando le Olimpiadi del 2028 e organizzando il PST ART. Dopo cinque anni di attesa, per chi ama l’arte torna un gioco di olimpiche proporzioni, appunto. Capitale mondiale del cinema e dell’informatica, la California intende battere il proprio tempo anche in campo artistico: PST è la sigla di Pacific Standard Time, fascia oraria del versante pacifico del Nord America.
Con un investimento di 20 milioni di dollari, la Getty Foundation ha messo in rete decine di istituzioni che, a loro volta, hanno mobilitato centinaia di artisti. Il tema scelto per questa terza edizione è Art & Science Collide. Forse in Europa avremmo puntato sul concetto di dialogo e di confronto, sulla faglia invece si scommette sulla facoltà generativa della collisione.
Il Getty Center ha inserito in programma numerose mostre sulla luce: Paper and Light, Sculpintg with Light, Abrstracted Light... Lumen fa scintillare l’or…
Los Angeles – Sotto shock per la vittoria di Trump, la democratica Los Angeles si consola preparando le Olimpiadi del 2028 e organizzando il PST ART. Dopo cinque anni di attesa, per chi ama l’arte torna un gioco di olimpiche proporzioni, appunto. Capitale mondiale del cinema e dell’informatica, la California intende battere il proprio tempo anche in campo artistico: PST è la sigla di Pacific Standard Time, fascia oraria del versante pacifico del Nord America.
Con un investimento di 20 milioni di dollari, la Getty Foundation ha messo in rete decine di istituzioni che, a loro volta, hanno mobilitato centinaia di artisti. Il tema scelto per questa terza edizione è Art & Science Collide. Forse in Europa avremmo puntato sul concetto di dialogo e di confronto, sulla faglia invece si scommette sulla facoltà generativa della collisione.
Il Getty Center ha inserito in programma numerose mostre sulla luce: Paper and Light, Sculpintg with Light, Abrstracted Light... Lumen fa scintillare l’oro di codici iberici medievali o della cimasa del giottesco polittico Baroncelli. Cristalli e vetri splendenti preludono alle strisce di cielo dell’implacabile azzurro della California, campiture di smalto blu stese tra le pareti in travertino del complesso di Richard Meier.
Violet: New Light on Van Gogh’s Irises rilegge un capolavoro della collezione permanente, un olio esposto accanto a Covoni di grano, effetto neve, mattina di Monet. Sul campo innevato, le ombre cerulee interagiscono con riverberi purpurei e i covoni sono risolti in un incastro di figure geometriche elementari. La poetica essenzialità del quadro aiuta a capire come mai Kandinskij, nel 1896, intuì il futuro della pittura osservando una tela di questa serie.
Ancora luce nella grande personale di Olafur Eliasson. Nei capannoni del Geffen Contemporary si entra in enormi giocattoli ottici, che sembrano concepiti per bambini colossali e si riscopre, inattesa, una gioia dimenticata. Il gigantismo macchinico di Eliasson coniuga stupore e potenza, esprimendo perfettamente lo spirito della manifestazione.
Luce nera, nel cielo piovigginoso di Blade Runner, protagonista al museo degli Academy Awards. Più che avventure spaziali, Cyberpunk esplora distopie terrestri. Dall’accostamento di costumi, oggetti di scena e veicoli mirabolanti emerge un sistema di valori incardinati sul modello titanico del maschio bianco ed eterosessuale, rinnovato da Trump. L’apparato critico sottolinea come gli eroi di Fuga da New York, Videodrome, Tron o Terminator abbiano lasciato spazio a figure in grado di esprimere un mondo multiculturale e orgogliosamente non binario.
Su questo fronte di ricerca è un gioiello Sci-fi, Magick, Queer LA del Fischer Museum. La mostra studia connessioni tra magia, fumetti e complottismo nella storia LGBTQ. La curatela indica come la fantascienza abbia offerto, nel secolo scorso, un terreno propizio per dare forma a desideri frustrati da norme e pregiudizi sociali. Almeno qui, è intensa l’attenzione per le lotte civili.
In una conversazione a margine di Sangre de Nopal, Silvia Forni, direttrice del Fowler Museum at Ucla, illustra l’incommensurabile differenza tra civiltà europee e culture aggredite dal colonialismo. In Italia tutto narra una storia condivisa, ma in deserti di roccia o ghiaccio, in praterie o foreste sconfinate, il paradigma muta completamente. Un museo di impianto etnografico deve chiedersi cosa sia la storia per minoranze sradicate dalla propria terra e che cosa sia il sapere, quando è stato strappato il filo della tradizione orale. Il processo di difesa e costruzione di identità collettive può comportare una reinvenzione del passato e può suggerire futuri utopici.
Su questa linea l’Autry Museum, con Future Imaginaries, espone una scultura di Yoda (maestro Jedi di Star Wars) plasmata in continuità con l’arte indigena. Gli oggetti musealizzati non sono venerati o sclerotizzati, ma parte di un sistema di vasi comunicanti, che genera icone di un presente permeato dal virtuale.
La prossimità con Hollywood rende porosa la frontiera tra realtà, sogni e incubi. Nel cartellone del PST ART si impongono i timori, le lotte e i progetti delle nuove generazioni. L’Hammer Museum volge lo sguardo alle connessioni tra giustizia climatica e sociale. Per Breath(e) Garnett Puett ha realizzato una scultura in collaborazione con le api. L’artista ha predisposto la base dell’opera, che uno sciame perfeziona costruendovi tutto attorno la propria casa. Geometria e natura, bellezza e militanza collidono nel reticolo di esagoni, che prende forma nel corso dell’evento.
L’Art Museum di Palm Springs interroga la relazione tra fisica moderna e astrazione. Particles and Waves oscilla tra materia ed energia, le sculture si fanno trasparenti e le tele vibranti. Il PST ART straripa in Southern California e approda a Riverside, nella città dell’entroterra l’UCR celebra le origini del digitale. Anche con notazioni critiche, Digital Captur osserva una tecnologia che in larga parte è nata qui. Importante il contributo apportato da San Diego.
Con For Dear Life il Moca indaga le risposte artistiche alla malattia e alla medicina, intesa come visione e strategia. Wonders of Creations del Museum of Art muove, invece, da un manoscritto islamico del XIII secolo e ci guida tra mappe, strumenti scientifici e ciotole magiche, poste in dialogo con opere contemporanee appositamente commissionate. Il PST continua a Pasadena, Oceanside, Pomona… Con rammarico si prende atto che è impossibile vedere tutto, eppure tempo ci sarebbe: le “Olimpiadi dell’arte” proseguono fino al febbraio 2025.