Tutto nasce e cresce lì, sul mare mitteleuropeo che bagna Trieste, nella città di Italo Svevo amata da James Joyce e Robert Musil. «Correva l’anno 1922 — racconta Orietta Fatucci — quando Editoriale Libraria, tipografia fondata nel secolo precedente dal Lloyd austriaco, esce dalla casa madre e diventa una società autonoma. Ma solo molto dopo, dal 1974, inizia a dedicarsi con regolarità alla produzione di volumi per ragazzi». Il successo è tale che sua maestà Giulio Einaudi, nel 1991, acquisisce il 50 per cento delle quote di quella che nel frattempo era diventata EL, conferendole «i due marchi per l’infanzia che possedeva già: la parte di Einaudi dedicata ai ragazzi, custode delle opere di Rodari, ed Emme». Fiorisce così — «in totale autonomia da Torino e poi da Segrate» — una corazzata giunta ora al cinquantesimo compleanno. Lo festeggiamo con Fatucci, storica socia e amministratrice delegata, sempre fedele a uno slogan che è un programma: «Purché leggano».
Orietta Fatucci è socia, amministratrice delegata e codirettrice editoriale (insieme alla figlia Gaia Stock) del gruppo EL, che comprende anche i marchi Emme e Einaudi Ragazzi
Orietta, ci fa l’identikit del gruppo?
«Con i marchi EL, Emme e Einaudi Ragazzi vendiamo circa due milioni di copie all’anno, pubblicando una media di 200 titoli sugli oltre 10 mila dell’intera nostra storia. Il 70 per cento degli acquisti riguarda il catalogo, che comprende grandissimi autori come Rodari, Lodi, Munari; il restante 30 premia le nuove uscite. E siamo costantemente in attivo».
Qual è il segmento più forte?
«La fascia 0-7 anni, che pubblichiamo col marchio Emme, e che da sola rappresenta il 55 per cento del nostro fatturato: è quella in cui è soprattutto l’adulto a leggere le storie scritte al bambino. Dopo, il libro subisce la concorrenza dei dispositivi digitali».
Ma in generale l’editoria per ragazzi se la cava bene, giusto?
«Sì, perché parliamo di un mondo straordinariamente vitale. Soprattutto se pensiamo che dal 2008 al 2022 la natalità in Italia è calata del 32 per cento. Quindi il mercato si è ridotto di un terzo, una perdita davvero enorme. Eppure, dal 2019 al 2023, l’editoria per i giovanissimi è cresciuta del 16,9 per cento: ci sono meno lettori ma si vendono più libri. Un miracolo».
Prodigio che, almeno nel suo caso, ha radici lontane: ci racconta come tutto è cominciato?
«Sono entrata in Editoriale Libraria nel 1976: giovane laureata in Lettere: fui chiamata dall’amministratore, un conoscente, a occuparmene. Poi nell’84 sono diventata una dei tre soci. E ancora la dirigo, affiancata da mia figlia Gaia Stock».
Ai suoi inizi i libri per l’infanzia erano un terreno vergine.
«Sì, inesplorato, ma già con una grande domanda. Non esistevano la letteratura per ragazzi e le sezioni ragazzi nelle biblioteche. Era appena nata la prima libreria per ragazzi a Milano, quella di Roberto Denti».
E voi intanto cosa facevate?
«Già dal ’76 iniziamo a pubblicare libri illustrati, nell’81 la prima collana di tascabili, nell’85 il primo libro gioco, un modello che abbiamo ripreso ora. A quel punto eravamo nei ruggenti anni ’80, c’era entusiasmo, la domanda continuava a crescere: bastava essere anche solo bravini per sfondare».
In questa lunga marcia avete attirato l’attenzione di Giulio Einaudi.
«È stato lui a bussare alla nostra porta, non il contrario. Era un uomo autorevole, metteva soggezione perché si sentiva un padreterno e io ero tanto più giovane di lui. Ricordo che imbarazzo fu prendere un tè in sua compagnia. Mi disse: “Noi abbiamo collane per ragazzi, non siamo editori per ragazzi”. E fece a me, e agli altri due soci, di EL, la proposta del 50 per cento ciascuno».
Accettata a quali condizioni?
«Spiegai che volevo un’autonomia al 100 per cento, anche sui marchi Einaudi Ragazzi e Emme che portava in dote. Dissi: “Non presentatevi mai a Trieste”. E così è stato».
Poco dopo, nel 1994, lo Struzzo approda in Mondadori.
«Le condizioni per noi sono rimaste le stesse. Ci appoggiamo a loro per le questioni logistiche, normative, ma l’azienda va talmente bene, anche all’estero, che siamo tutti contenti».
Veniamo a oggi: quali sono gli autori più popolari?
«Davide Morosinotto, Tommaso Percivale, Daniele Aristarco, Stefano Bordiglioni. E Katya Balen, finalista allo Strega Ragazzi. Tra gli internazionali puntiamo sulla coppia Axel Scheffler-Julia Donaldson (quella del Gruffalò, ndr) e sull’artefice del nostro bestseller di queste settimane, Il ladro di neve: Alice Hemming, l’ho scoperta quando ancora era sconosciuta».
Mezzo secolo di successi: e ora?
«Continuiamo a puntare sulla fiducia degli operatori, insegnanti e librai. Sulla capacità di scoprire talenti. E sulla voglia di dirci sempre: “Purché leggano”».