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Plpl24, Mencarelli e Urciolo: “Tutti i rischi delle serie tv, che ormai puntano sul già visto”

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All’Arena Repubblica Robinson gli autori riflettono sulla serialità, e sui pericoli di voler puntare solo su ciò che ha già funzionato
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La scrittura come vocazione e come metodo. La differenza tra scrivere romanzi e sceneggiature. L’importanza del tempo e del silenzio. Il rischio della serialità televisiva di non rischiare mai, di voler puntare solo su ciò che ha già funzionato. All’Arena Repubblica Robinson, mentre il popolo del libro affolla Più libri più liberi in un sabato mattina di sole, si incontrano Alice Urciolo, scrittrice di romanzi (Adorazione e La verità che ci riguarda, entrambi editi da 66thand2nd), sceneggiatrice autrice per la tv (da Prisma a Skam Italia) e Daniele Mencarelli, autore dell’amatissimo Tutto chiede salvezza diventato una serie Netflix con lo stesso titolo.

Li divide un ventennio d’età, li unisce un’amicizia nata quando Mencarelli ha presentato …

La scrittura come vocazione e come metodo. La differenza tra scrivere romanzi e sceneggiature. L’importanza del tempo e del silenzio. Il rischio della serialità televisiva di non rischiare mai, di voler puntare solo su ciò che ha già funzionato. All’Arena Repubblica Robinson, mentre il popolo del libro affolla Più libri più liberi in un sabato mattina di sole, si incontrano Alice Urciolo, scrittrice di romanzi (Adorazione e La verità che ci riguarda, entrambi editi da 66thand2nd), sceneggiatrice autrice per la tv (da Prisma a Skam Italia) e Daniele Mencarelli, autore dell’amatissimo Tutto chiede salvezza diventato una serie Netflix con lo stesso titolo.

Li divide un ventennio d’età, li unisce un’amicizia nata quando Mencarelli ha presentato al premio Strega Adorazione di Urciuolo. Si raccontano entrambi a partire dalla scrittura. Dice Mencarelli: “Sono diventato scrittore perché ero lettore, e lettore di poesia, che ha a che fare con gli elementi basici dell’esistenza”. Gli fa eco Urciolo: “Sono cresciuta in un paese, in provincia, dove nessuno faceva questo mestiere. Ma quando uscivo dal liceo, a Latina, vedevo Pennacchi seduto al bar. Anch’io ho cominciato leggendo poesia”.

Entrambi, in modi diversi, sono stati finora capaci di raccontare i giovani, e per Mencarelli di nuovo ciò ha a che fare con la poesia: “Essere adolescenti, ragazzi vuol dire confrontarsi con gli stessi elementi di base, l’amore, la morte, la solitudine, gli stessi che l’età adulta oggi tenta di sedare”.

Della scrittura per le serie tv Mencarelli, che pure si è confrontato con la versione seriale del suo romanzo da sceneggiature, ha le idee chiare: “La serialità va incontro a una serie di problemi perché non mette in discussione certi paradigmi drammaturgici. Uno scrittore deve partire dal presupposto che lo spettatore è come te. I paradigmi della serialità stanno usurando un genere perché reiterano se stessi in un modo meccanico e questo distrugge tanti concept ottimi”.

Concorda Urciuolo: “Aggiungo che purtroppo in Italia, essendo una nazione piccola, i broadcaster sono interessati a fare un prodotto ‘largo’ che può piacere a tutti, ma come dice Daniele dai al pubblico ciò che pensi che voglia, mentre le serie che hanno fatto successo sono serie su cui nessuno avrebbe scomesso”. Lasciare spazio al caso, al tempo, è ciò che fa scrivere e immaginare belle storie.

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