Roberto Saviano al partito di Meloni: “Giù le mani dal personaggio di Atreju, non c’entra nulla con la vostra fiera o sagra”
di Sara ScarafiaRoberto Saviano ospite di Arena Repubblica Robinson a Più libri più liberi, nell’ultimo giorno di eventi alla Nuvola dell’Eur di Roma, riempie lo stand. Mentre a poco più di sette chilometri Fratelli d’Italia si prepara a inaugurare nel pomeriggio la kermesse Atreju, nel retropalco lo scrittore di Gomorra chiede al partito di Giorgia Meloni di non utilizzare il nome del personaggio del romanzo La storia infinita di Michael Ende: «Quel ragazzo il cui nome significa cresciuto da tutti, non c’entra niente con la vostra fiera o sagra».
Sul palco, intervistato da Viola Giannoli, Saviano risponde agli insulti che gli vengono ripetutamente rivolti dalla destra: «Lo sciacallo è un animale bellissimo, metà lupo e metà cane o forse volpe, ch…
Roberto Saviano ospite di Arena Repubblica Robinson a Più libri più liberi, nell’ultimo giorno di eventi alla Nuvola dell’Eur di Roma, riempie lo stand. Mentre a poco più di sette chilometri Fratelli d’Italia si prepara a inaugurare nel pomeriggio la kermesse Atreju, nel retropalco lo scrittore di Gomorra chiede al partito di Giorgia Meloni di non utilizzare il nome del personaggio del romanzo La storia infinita di Michael Ende: «Quel ragazzo il cui nome significa cresciuto da tutti, non c’entra niente con la vostra fiera o sagra».
Sul palco, intervistato da Viola Giannoli, Saviano risponde agli insulti che gli vengono ripetutamente rivolti dalla destra: «Lo sciacallo è un animale bellissimo, metà lupo e metà cane o forse volpe, che mangia le carcasse per evitare le epidemie, quello che fanno gli scrittori. Ho detto già ai fratelli d’Italia che se mi accostano a animali mi lusingano, l’importante è che non mi accostino a loro».
L’autore che ha annunciato il nuovo libro, L’amore mio non muore che uscirà con Einaudi in primavera, ragiona della strage di ragazzi che sta insanguinando Napoli: Arcangelo Correra, Santo Romano, Emanuele Tufano, prima ancora Giogiò. «La ragione è che durante il Covid la camorra ha riempito di armi la città forte del fatto che non c’erano controlli. Poi le ha messe sul mercato. Ma la politica, sia a destra sia a sinistra, non se ne occupa e soprattutto non ne parla per incompetenza, perché non sanno come affrontare l’emergenza».
Le dinamiche che muovono i giovanissimi, anche dodicenni, a imbracciare pistole e fucili lo scrittore ce le ha ben chiare: «Se sei adolescente e non hai uno smartphone nuovo o le scarpe da 800 euro pensi di essere un miserabile: affiliarsi ai clan ti consente di avere soldi e di sentirti grande». Un’emergenza, quella delle reclute minorenni della criminalità organizzata, che rischia di diventare ancora più drammatica.
«Lo dico chiaramente: il decreto Caivano è criminale. Riempire le carceri di ragazzi che hanno fatto scippi o rapine significa consegnarli alla camorra: le leggi spietate della cella portano i giovanissimi che si ritrovano soli, senza soldi a cercare protezione. Non dobbiamo essere buoni, dobbiamo essere giusti: dare loro diritti per evitare che diventino un problema sociale».
Lo scrittore di Gomorra è tornato sull’accusa di aver reso affascinante la criminalità: «Una idiozia assoluta. Il fascino non è condivisione. Riccardo III di Shakespeare, allora? Noi lettori, spettatori di spettacoli di teatro, dobbiamo subire il fascino del male per capire che è dentro di noi e che quindi possiamo scegliere. Questa è la potenza catartica dell’arte».