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Sciascia e Moro nel groviglio della storia. “Liberiamo Todo modo”

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Il libro di Sciascia compie 50 anni. All’Arena Repubblica Robinson a Più libri più liberi, Follini, Gifuni e Merlo. “Restituiamolo alla letteratura”
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Se è vero che il teatro è sempre una questione di fantasmi, come ha detto Fabrizio Gifuni all’Arena Repubblica Robinson, allora è possibile che davvero sul nostro palco siano apparse le ombre di Leonardo Sciascia e Aldo Moro.

Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione di Todo modo, uno dei romanzi più importanti di Sciascia, che all’Arena Repubblica Robinson, Marco Follini, Francesco Merlo e Gifuni, moderati da Francesco Bei, hanno provato a liberare. Liberare da cosa? Da quello che Gifuni definisce groviglio, «uno gnommero, direbbe Gadda». Un libro "vittima" della storia. «Todo modo esce del 1974, nel 1976 esce il film di Elio Petri, perturbante e disturbante con Gian Maria Volonté nei panni di Moro, nel 1978 la storia, col rapimento e l'uccisione del leader Dc, spazza via il cinema e la letteratura. Una storia che Petri evoca direttamente mentre il Todo modo di Sciascia poeticamente».

Se è vero che il teatro è sempre una questione di fantasmi, come ha detto Fabrizio Gifuni all’Arena Repubblica Robinson, allora è possibile che davvero sul nostro palco siano apparse le ombre di Leonardo Sciascia e Aldo Moro.

Sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione di Todo modo, uno dei romanzi più importanti di Sciascia, che all’Arena Repubblica Robinson, Marco Follini, Francesco Merlo e Gifuni, moderati da Francesco Bei, hanno provato a liberare. Liberare da cosa? Da quello che Gifuni definisce groviglio, «uno gnommero, direbbe Gadda». Un libro "vittima" della storia. «Todo modo esce del 1974, nel 1976 esce il film di Elio Petri, perturbante e disturbante con Gian Maria Volonté nei panni di Moro, nel 1978 la storia, col rapimento e l'uccisione del leader Dc, spazza via il cinema e la letteratura. Una storia che Petri evoca direttamente mentre il Todo modo di Sciascia poeticamente».

È stato Francesco Merlo, firma di Repubblica, a aver avuto per primo l’idea di restituire Todo modo alla sua dimensione letteraria. «Sciascia ha immaginato un processo alla chiesa e alla Dc. Il libro è contro la Dc ma anche contro il compromesso storico. È un libro che aveva a che fare con l’idea del processo che nel 1978 diventa un vero processo che è durato 55 giorni. Un processo che poi però è diventato quello di Mani Pulite del 1992, quello di Biscardi del lunedì, poi quello alla casta. Ma questo libro non assomiglia a niente di tutto questo. Moro nel libro non c’è. Restituiamo alla letteratura questo testo profetico che spinse Sciascia a dire che aveva paura di immaginare».

Merlo ha odiato il film di Petri. Gifuni, invece, lo considera importante. Un film che ha subito un destino altrettanto complesso introvabile per anni e difficile da vedere ancora oggi. E è l’attore, che ha interpretato Moro in Esterno notte di Bellocchio e che a Moro ha dedicato uno spettacolo teatrale leggendo le sue carte, a svelare cosa ne pensò il leader della Dc: «Lo definì disgustoso ma inevitabile». Ma perché inevitabile? «Sapeva - dice Gifuni - che l’interpretazione feroce di Volonté rispecchiava quello che una parte del Paese pensava di lui e sapeva che nel sottosuolo si agitavano forze ingovernabili».

L’incontro all’Arena diventa un tuffo nella storia. Follini, che è uno storico della Dc, Moro lo ha conosciuto: appoggiò la sua elezione a segretario giovanile. «Ci sono due Sciascia e ci sono due Moro. Uno Sciascia che prima ha un legame forte con la sinistra e poi si avvicina ai radicali. Un Moro fragile tormentato, gentilissimo, dubbioso, problematico e un Moro assertivo, un leader capace di governare». Durante il lungo, partecipatissimo dibattito, si sono evocati Berlinguer e Pasolini. Si è parlato del compromesso storico, di una politica che oggi non riesce a dialogare.

Nel corpo di Moro e in quello di Pasolini, dice Gifuni, abbiamo continuato a inciampare: «La società, la cultura la politica inciampa su quei corpi, li tira da un lato o dall’altro. Ma i loro sono corpi così complessi che non si prestano ai giochi semplici, sono corpi imponenti». E adesso, cinquant’anni dopo, è arrivato il momento di rileggere Todo modo per quello che è: un capolavoro della letteratura.

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