L’ottimismo? Sopravvalutato. «Affronta questo nuovo anno con la consapevolezza che non importa chi tu sia, non importa che tu sia alto o basso, bianco o nero, uomo o donna: devi capire che di te non importa niente a nessuno. E così sarà per tutta la durata del 2025». Toni Bonji è un leccese «nato in tenera età» (classe 1977, ndr), uno dei comici più divertenti della tv: vedi alla voce Gialappa’s show (ma prima anche Zelig, Quelli che il calcio, Italia’s Got Talent, Colorado). Un geometra che pranza ogni giorno con mamma e papà e ha trasformato il nonsense nella sua cifra artistica. Che indossi i panni del critico Gustavo Delle Noci o quelli del populista Oklahoma; che sia il medico dello sport Della Monaca o il giudice dei talent a metà tra Dargen D’Amico e Manuel Agnelli.
L’ottimismo? Sopravvalutato. «Affronta questo nuovo anno con la consapevolezza che non importa chi tu sia, non importa che tu sia alto o basso, bianco o nero, uomo o donna: devi capire che di te non importa niente a nessuno. E così sarà per tutta la durata del 2025». Toni Bonji è un leccese «nato in tenera età» (classe 1977, ndr), uno dei comici più divertenti della tv: vedi alla voce Gialappa’s show (ma prima anche Zelig, Quelli che il calcio, Italia’s Got Talent, Colorado). Un geometra che pranza ogni giorno con mamma e papà e ha trasformato il nonsense nella sua cifra artistica. Che indossi i panni del critico Gustavo Delle Noci o quelli del populista Oklahoma; che sia il medico dello sport Della Monaca o il giudice dei talent a metà tra Dargen D’Amico e Manuel Agnelli.
Sempre surreale, sempre irresistibile, Bonji usa i social come un laboratorio per sperimentare i nuovi personaggi: 250mila follower su Instagram, 500mila like su TikTok, un canale YouTube. Su TikTok impazza il Demotivatore, lo pseudo psicoterapeuta che ha sostituito il problem solving con il problem creation e che adesso ha scritto anche un libro con Mondadori, Credevi di non farcela. Sottotitolo: per una volta avevi ragione.
Bonji ha letto il libro che ha scritto?
«Sono a pagina 18».
Riusciremo a essere un po’ seri?
«Tranquillizzo subito i lettori e le lettrici: non c’è questo pericolo».
Proviamoci: come le è venuto in mente di far scrivere un libro al Demotivatore?
«C’era quel mio personaggio, il critico Gustavo Delle Noci, uno scrittore daltonico che per anni ha scritto libri gialli convinto che fossero romanzi rosa. Parlava del suo bestseller Bovini adulti e tutti volevano sapere se lo avessi scritto per davvero e me lo chiedevano talmente tanto che a un certo punto ho cominciato a crederci anche io. Poi è arrivato il Demotivatore, nato insieme alla Gialappa’s, e ho pensato: perché non fare invece un manuale di psicologia? Perché non dire alle persone tutta la verità?».
Quale sarebbe la verità?
«Che niente è impossibile, niente: sei stanco, demotivato, il lavoro non ti gratifica, la ragazza ti ha lasciato? Tutto questo è possibile».
Insomma ha deciso di cavalcare il trend del self help…
«Ma infatti io credo che tutti questi miei colleghi, come Morelli, Crepet e tanti altri, abbiano attinto da quello che ho scritto. Cioè, hanno detto: “C’è lui adesso, buttiamoci nella mischia”. Quindi ho fatto da apripista».
Non è che invece li ha copiati lei?
«Beh, diciamo che i social sono una fonte enorme di idee: quanti sono i post che seguono la tendenza della “motivazione”?».
Anche Oklahoma è nato guardando in Rete?
«Lui è il mix perfetto dell’Italia post Covid: un po’ no vax e un po’ terrapiattista. Un complottista, perfetto anche tra i manifestanti della protesta dei trattori. I social sono un laboratorio formidabile. Provando Oklahoma sulle piattaforme ho capito che la battuta “dove sono le istituzioni?” era la chiave: è stato il pubblico a far nascere il tormentone».
Ma insomma «dove sono le istituzioni»?
«Guarda stai un po’ fuori mano. Prosegui dritto, c’è una rotonda, poi in fondo alla strada c’è un negozio, dovrebbero essere da quella parte però non ti garantisco nulla».
Nel libro a un certo punto propone una soluzione per far arrivare i treni in orario.
«Ed ecco che un Frecciargento Roma-Firenze parte con cinquanta minuti di anticipo: i vertici di Trenitalia hanno letto il mio libro!».
Tanto c’è un treno che passa una sola volta nella vita.
«E comunque non è il tuo».
Poi del resto perché partire?
«Partire è un po’ morire, ma meno impegnativo. Qualunque cosa accada non bisogna mai dimenticarsi da dove si viene e se è possibile pure restarci».
Tornando al 2025: nel libro dice che dobbiamo vivere ogni giorno come fosse il penultimo.
«Certo, devi sempre avere la possibilità di un nuovo giorno per fallire».
Toni Bonji, un diploma da geometra, tanti anni di gavetta nei villaggi turistici: come è arrivato il successo?
«Dopo i villaggi e i festival di cabaret, ho cominciato a fare i provini. Diciamo che la svolta è stata arrivare a Milano. Anche se non è stato facile: ho avuto difficoltà a trovare parcheggio e allora non c’erano nemmeno i navigatori».
Ma da piccolo lei com’era? È sempre stato così?
«Mi ricordo che dormivo nel letto di mia madre, non riuscivo a prendere sonno e lei mi disse di contare le pecore. Io mi girai dall’altra parte e lo feci. Ma dopo qualche minuto mi rigirai nuovamente piuttosto innervosito: avevo perso Bianchina! Avevo preso alla lettera il suo consiglio, ero tipo un contabile delle pecore. Quindi non funzionò questa cosa di addormentarmi».
E sua madre?
«Iniziò a ridere, ma io parlavo seriamente. Da allora mi accade sempre: vengo male interpretato».
Tra i nuovi personaggi c’è anche Fortunato Scavo, un po’ Alberto Angela, un po’ Alessandro Barbero.
«Barbero, come non amarlo! Mi ha ispirato il podcast nel quale risponde alle curiosità degli ascoltatori. Ho messo insieme un po’ di domande, tipo: quando nasce il primo tergicristallo?».
Quando?
«Nel 1840, solo che l’ideatore venne messo al rogo perché non esistevano le macchine e la gente non sapeva a cosa servisse».
Di politica invece parla poco. Niente da dire? Niente da ridere?
«Il fatto che si voglia far ruotare tutto attorno alla politica mi turba. Ci sono problemi ben più seri, secondo me. Per esempio: come partoriscono le orche? Qual è la giornata tipo di una cozza? Perché nessuno si occupa di queste cose?».
Nel libro si parla anche della calvizie come opportunità.
«Sapete quanti soldi e quanto tempo fa risparmiare? Io infatti sto facendo una cura contro la ricrescita dei capelli!».
Com’è la giornata tipo di Toni Bonji?
«La prima cosa che faccio al mattino appena mi sveglio è quella di espletare i miei bisogni. Però attenzione: se la prima cosa che fai al mattino appena ti svegli è quella di espletare i tuoi bisogni commetti un grossissimo errore perché in realtà prima dovresti scendere dal letto».
Consigli del nutrizionista Della Monaca per riprendersi dalle abbuffate post feste?
«Non esagerare con la moderazione, anche perché la salute è una cosa passeggera. Potete restare a digiuno prima e dopo i pasti».
Un po’ di sport, no?
«Sì, e subito dopo consiglio di bere una ventina di birre. Ogni birra contiene 0,5 grammi di proteine, e di conseguenza, anziché prendere 30 grammi di proteine in polvere, una ventina di birre alla fine dell’allenamento potrebbero essere un’idea per sostituire gli integratori. Ah, posso aggiungere una cosa?»
Prego.
«Se dopo la palestra vi fanno male i glutei, sicuramente è un po’ di intolleranza. Quindi evitate di mangiarli».
Bonji, ma davvero non possiamo chiudere l’intervista con un buon proposito, ma serio, per l’anno appena iniziato?
«Se vuoi ottenere risultati diversi, devi fare cose diverse. Nel 2025 cambia le tue abitudini, fai qualcosa che non hai mai fatto prima tipo mangiare un gabbiano».
Ecco.
Il libro
Credevi di non farcela di Toni Bonji (Mondadori, pagg. 171, euro 18,50