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Libri per ragazzi, l'editrice Lola Shoneyin: “La mia Africa alla riscossa”

Lola Shoneyin: autrice, editrice, libraia, curatrice di festival e attivista culturale

 

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E’ anche autrice, organizzatrice di festival e attivista nella sua Nigeria. E a noi dice: “Vogliamo pubblicare cento libri per i giovanissimi entro il 2027”
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BOLOGNA

L’editoria africana è in fermento, attraversata da una corrente di “Rinascimento”, come l’ha battezzata di recente il New York Times. Sfide e opportunità inimmaginabili per le generazioni precedenti si spalancano ora ai giovani autori. Abbiamo incontrato Lola Shoneyin, scrittrice, editrice, libraia, curatrice di festival e attivista culturale nigeriana, in prima linea nella promozione della letteratura nel suo Paese e nell’intero continente africano, in Italia nei giorni della Bologna Children’s Book Fair.

Si parla molto di “Rinascimento” dell’editoria africana, una nuova era di grandi trasformazioni. In che modo ciò sta avvenendo?

«L’editoria africana è guidata da appassionati di libri. Non si tratta di strutture finanziate dallo Stato o ereditate dai vecchi editori, ma di nuove iniziative introdotte da giovani interessati a garantire che il maggior numero possibile di africani abbia accesso ai libri. Io stessa organizzo due festival che hanno portato alla promozione e all…

BOLOGNA

L’editoria africana è in fermento, attraversata da una corrente di “Rinascimento”, come l’ha battezzata di recente il New York Times. Sfide e opportunità inimmaginabili per le generazioni precedenti si spalancano ora ai giovani autori. Abbiamo incontrato Lola Shoneyin, scrittrice, editrice, libraia, curatrice di festival e attivista culturale nigeriana, in prima linea nella promozione della letteratura nel suo Paese e nell’intero continente africano, in Italia nei giorni della Bologna Children’s Book Fair.

Si parla molto di “Rinascimento” dell’editoria africana, una nuova era di grandi trasformazioni. In che modo ciò sta avvenendo?

«L’editoria africana è guidata da appassionati di libri. Non si tratta di strutture finanziate dallo Stato o ereditate dai vecchi editori, ma di nuove iniziative introdotte da giovani interessati a garantire che il maggior numero possibile di africani abbia accesso ai libri. Io stessa organizzo due festival che hanno portato alla promozione e allo sviluppo di libri e idee per i libri, e questo ha fatto aumentare le vendite. L’ultima iniziativa è Bookstorm, volta alla creazione e alla promozione di libri per i più piccoli scritti da autori africani per bambini africani».

Come è cambiato negli anni il panorama letterario africano? «Molti Paesi, attraversati da dittature militari e colpi di Stato, hanno assistito a un forte movimento anti-intellettuale. Perché non c’è niente che i dittatori odino di più di chi legge, acquisisce conoscenza ed è in grado di pensare in modo critico. Quindi, ogni volta che in un Paese africano tornano questi leader, c’è un calo nella produzione di libri. Gli scrittori e gli intellettuali lasciano il Paese, molti vengono cacciati. Con la diffusione delle democrazie in Africa le cose hanno iniziato a cambiare: chi vede il potenziale della letteratura e ne comprende l’importanza per le generazioni future fa di tutto per promuovere i libri e la lettura. La distribuzione e lo sviluppo delle librerie e delle librerie online sono diventati molto popolari».

E lei oltre che scrittrice è editrice e libraia: ci racconta la sua esperienza?

«Da 28 anni osservo il panorama letterario della Nigeria. Ho fondato la mia prima casa editrice a 23 anni e ho seguito molto da vicino la situazione. Da sempre volevo pubblicare libri per promuovere la diffusione di più voci femminili in Nigeria. Poi ho iniziato a organizzare eventi in tutto il Paese. Ovunque abbia vissuto, ho creato un evento letterario. E quando ho lasciato la carriera di insegnante ho dato vita a questo festival che in poco tempo è diventato il più grande dell’Africa subsahariana, l’Aké Arts and Book Festival. Mi è stato subito chiaro che gli scrittori avevano bisogno di più opportunità per essere pubblicati. Così ho deciso di aprire anche una nuova casa editrice. E poiché compravamo tanti libri da vendere al festival — che mettevamo via tra un festival e l’altro, ma la gente continuava a chiederceli — mi sono detta: “Ok, apriremo una libreria”. E ora sono coinvolta nell’intero sistema editoriale del Paese!».

Questo poster è stato realizzato dagli illustratori che hanno partecipato a The Make-a-Picturebook Project, workshop online a cura di Mimaster Illustrazione, con Francesca Chessa, che ha formato 16 artisti nigeriani: è promosso da Bologna Children’s Book Fair con Book Buzz Foundation, per favorire l’inserimento dei talenti nell’editoria internazionale

 

Dirige anche la Book Buzz Foundation. Di cosa si tratta?

«È un’organizzazione no profit, impegnata nella creazione di spazi di lettura e nello sviluppo di biblioteche. Ma organizziamo anche eventi letterari in tutto il mondo. Siamo appena tornati dagli Emirati Arabi, dove c’è una fiera del libro molto importante per la quale abbiamo organizzato lo Sharjah Festival of African Literature invitando due premi Nobel come Wole Soyinka e Abdulrazak Gurnah. Book Buzz è un’organizzazione completamente impegnata nello sviluppo del settore librario in Nigeria e in Africa in generale».

Quindi va ai festival letterari gran parte del merito per la promozione di libri e giovani scrittori?

«Assolutamente. In Nigeria ne abbiamo due e quest’anno ne inizieremo uno nuovo, dedicato all’illustrazione, perché ci siamo resi conto che ne abbiamo bisogno: ci siamo presi l’impegno con Book Buzz e Bookstorm di pubblicare 100 libri per bambini entro la fine del 2027».

E che ruolo hanno invece i bookclub? Ce ne sono in Africa?

«Oh sì, molti. La cosa meravigliosa è che le persone si incontrano ai festival, si riuniscono e creano un club del libro. Su Instagram ricevo spesso messaggi di questo tipo: “Mi sono appena trasferito a Lagos, puoi consigliarmi un bookclub?”. È fantastico. Questa è cultura. E molti di noi editori lavorano con i bookclub per creare connessioni, per esempio concediamo loro sconti per l’acquisto in blocco dei libri da leggere».

In questo panorama come si inserisce l’editoria per ragazzi?

«Sinora nel mio Paese, come in gran parte dell’Africa, gli scrittori si sono concentrati sulla narrativa per adulti o sui libri di testo. Di conseguenza ci sono pochissimi libri per bambini. Se va bene in Nigeria ne escono 16 all’anno. Questo perché c’è poca formazione per gli scrittori e non ce n’è affatto per gli illustratori. Abbiamo molti narratori ma non sono formati per scrivere per i bambini. Allo stesso modo abbiamo artisti che non sono formati per illustrare per i bambini. Così ho capito che bisognava fare qualcosa».

Poi un giorno è capitata alla Bologna Children’s Book Fair…

«…e mi sono detta: che posto è questo? Sono rimasta così sorpresa, ma anche addolorata quando ho notato che nessun Paese africano era rappresentato. Voleva dire che i nostri bambini, gli editori e gli artisti africani non avevano accesso al mercato globale che ogni anno si dà appuntamento a Bologna».

Così è nato il progetto Spotlight Africa per dare spazio agli editori africani.

«È durato tre anni e quest’anno abbiamo deciso di fare un passo in più per sostenere i talenti africani, creando con Mimaster Illustrazione un corso di illustrazione per 16 artisti nigeriani. I due progetti migliori, realizzati durante il corso, sono diventati dei libri. E anche altri tre artisti hanno già pubblicato i loro lavori mentre frequentavano il corso e la loro vita è cambiata. Finalmente possono vivere della loro creatività».

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