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Modena City Ramblers: “Resistere, ricordare, amare la pace”

I Modena City Ramblers. In piedi, da sinistra: Leonardo “Leo” Sgavetti; Massimo “Ice” Ghiacci; Davide “Dudu” Morandi. Seduti, da sinistra: Francesco “Fry” Moneti e Franco D’Aniello 

 

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Incontro a Reggio Emilia con la band, che ha dedicato ai partigiani, e alle canzoni che celebrano il loro sacrificio, il suo ultimo libro
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Reggio Emilia – Camminiamo in mezzo all’erba con i Modena City Ramblers. Siamo immersi in una luce morbida e rarefatta, proprio come in una foto di Luigi Ghirri: un sole tenue che filtra tra le nubi di un cielo lattiginoso. A un certo punto, appare una lapide la cui scritta recita: «Gloria ai nostri martiri». Sono stati fucilati lì: Orioli Alfredo, Cavazzoni James, Ferrari Dino, Lusetti Luigi e Soliani Pierino. In pochi minuti si arriva a Casa Manfredi, un simbolo della lotta partigiana pagata con il sangue: furono 23 le persone uccise dai fascisti per rappresaglia contro una famiglia che dava rifugio ai ricercati catturati in vari rastrellamenti. Il padre Virginio Manfredi che, dopo aver invano supplicato di salvare almeno uno dei figli, decise di morire con loro. E quattro figli: Alfeo, Gino (brutalmente torturato), Guglielmo e Aldino. Una brigata partigiana si ribattezzò in loro onore “Fratelli Manfredi”.

A questi …

Reggio Emilia – Camminiamo in mezzo all’erba con i Modena City Ramblers. Siamo immersi in una luce morbida e rarefatta, proprio come in una foto di Luigi Ghirri: un sole tenue che filtra tra le nubi di un cielo lattiginoso. A un certo punto, appare una lapide la cui scritta recita: «Gloria ai nostri martiri». Sono stati fucilati lì: Orioli Alfredo, Cavazzoni James, Ferrari Dino, Lusetti Luigi e Soliani Pierino. In pochi minuti si arriva a Casa Manfredi, un simbolo della lotta partigiana pagata con il sangue: furono 23 le persone uccise dai fascisti per rappresaglia contro una famiglia che dava rifugio ai ricercati catturati in vari rastrellamenti. Il padre Virginio Manfredi che, dopo aver invano supplicato di salvare almeno uno dei figli, decise di morire con loro. E quattro figli: Alfeo, Gino (brutalmente torturato), Guglielmo e Aldino. Una brigata partigiana si ribattezzò in loro onore “Fratelli Manfredi”.

A questi e altri martiri e, in generale, alle storie partigiane, è dedicato il nuovo libro scritto dai Modena City Ramblers, Nati per la libertà — Racconti resistenti. «Questo libro nasce da una riflessione sull’importanza della memoria storica in un periodo in cui sembra sempre più difficile mantenere vivo il ricordo della Resistenza. In vista dell’ottantesimo anniversario della Liberazione ci era venuta l’idea di scrivere un libro legato alle canzoni partigiane, che avevamo già in passato celebrato in album come Materiale resistente del ’95, dove interpretavamo Bella ciao. Con noi molti altri gruppi, dai C.S.I. di Ferretti e Zamboni agli Üstmamò», racconta Franco D’Aniello, storico flautista dei Modena. «Avevamo poi ripreso il concetto dieci anni dopo, nel 2005, in Appunti partigiani, ma questa volta volevamo andare oltre le canzoni perché sarebbe stato troppo didascalico. Le canzoni fanno già da sé, è inutile spiegarle. Invece adesso volevamo raccontare storie che potessero parlare al presente. Così, visto che non siamo storici, abbiamo deciso di scrivere dei racconti ispirati alla Resistenza, mescolando episodi reali con elementi di fiction».

Parlare ai più giovani è sicuramente una cosa importante: anche il lavoro realizzato qui nel 2020, facendo dipingere un murale a due street artist, Neko e Maik, con la scritta “Partigiano Reggiano — Un canto libero, l’amore libero, un cuore unico come un partigiano reggiano”, con i disegni sotto in memoria delle vittime e otto pannelli che spiegano quello che è accaduto è una cosa che va in questa direzione. Però oggi il posto sembra abbandonato: la casa — pericolante — è transennata, alcuni dei tabelloni caduti e sul sentiero, per raggiungerlo, è cresciuta l’erba. Trovarlo è difficile. «A un certo punto, c’è stato anche qualcuno che ha cercato di farlo togliere perché si vede molto bene dall’autostrada e “poteva distrarre i guidatori”. Ma, grazie a un’alzata di scudi di vari artisti tra cui Zucchero e lo stesso sindaco di Reggio Emilia, alla fine è rimasto, però non si capisce perché ora sia in queste condizioni», spiega Massimo “Ice” Ghiacci, bassista del gruppo e autore di sette racconti del libro tra cui quello più lungo, Il partigiano Scarpasoun e Una cena da re che ci riporta a Casa Manfredi. «È un racconto in parte di fantasia ma chiaramente ispirato al comandante del terzo battaglione della Brigata Manfredi, Germano Nicolini, il “Comandante Diavolo”, a cui avevamo già dedicato il brano Dievel. Lui alla fine della guerra era diventato sindaco di Correggio, ma è stato ingiustamente accusato dell’omicidio di un prete e per questo condannato a 22 anni, di cui dieci scontati in carcere, i primi due in isolamento. Nel 1994 venne assolto da ogni accusa. Era una figura incredibile, comunista e cattolico. Come spiego nel libro, aveva difeso dal linciaggio nel nome della democrazia anche dei prigionieri fascisti catturati alla fine della guerra. Lo abbiamo conosciuto di persona e avuto anche delle belle conversazioni con lui. L’ultima volta che l’ho visto aveva cent’anni e, senza occhiali, mi leggeva le sue storie. In quell’occasione disse che viveva con incubi notturni perché tornava a pensare e ricordare quando affrontò il processo. Diceva: “Io tutte le notti mi risveglio pensando che avrei potuto in quel momento essere meno duro, meno intransigente”. Perché all’epoca, anche alla giuria, non aveva concesso sconti, convinto di star subendo un’ingiustizia e arrabbiato per le accuse era quasi lui che li accusava: era giovane, con un carattere forte, carismatico».

Ma la Resistenza cosa può insegnare, oggi, a un giovane? Franco: «I partigiani erano gente che aveva venti, trent’anni, nata agli inizi del Novecento, cresciuta in gran parte già sotto il ventennio o comunque dopo la Prima guerra mondiale. E quindi con la retorica che la pace era cosa da rammolliti. Era un mondo che li preparava alla guerra: i Balilla, le scuole, tutto. Dubito che il pacifismo all’epoca fosse considerato un valore. Ecco, per me invece, visto il periodo in cui siamo adesso, il racconto della follia e della ferocia della guerra, più di ogni altra cosa, ci può insegnare l’importanza della pace». «Uno dei motivi per cui abbiamo scritto il libro è che la Resistenza non è fondamentale solo come memoria storica, ma come insegnamento per il presente e il futuro», spiega Massimo, «molti di questi partigiani, come lo stesso Nicolini, andavano nelle scuole e alcuni hanno avuto la fortuna di sentire direttamente le storie dalle loro voci: parlavano dei cippi, di certi luoghi in cui i ragazzi si trovano a passare tutti i giorni, come Piazza dei Martiri o il Monumento alla Resistenza. Nonostante il mondo che cambia credo che i loro racconti riescano ancora a parlare a chi vuole ascoltare. I nostri giovani, i nostri figli, senza dubbio non sono molto stimolati ad ascoltare, però forse quando il racconto non gli piove dall’alto, può incuriosirli. Perché si tratta della vita di qualcuno che poteva essere come loro, un ragazzino che si trovava in una situazione molto difficile, disperata e che lottava con tutte le forze per cambiare in meglio il suo futuro».

Avete ascoltato anche voi dei partigiani per il libro? Franco: «Certo e la cosa che ci dicevano tutti era: “Ragazzi, fate di tutto per evitare la guerra”. Una frase l’avevamo tenuta come introduzione di un brano del disco, Appunti partigiani. Vale ancora. Dice: “Voi che siete studenti, voi che avrete dei posti di responsabilità, fate di tutto per evitare sempre la guerra, perché noi l’abbiamo subita e abbiamo anche noi dovuto usare le armi, ma proprio per costruire un mondo in cui questo non dovesse accadere”». Massimo: «La Resistenza ci insegna che la libertà non è mai garantita una volta per tutte: va difesa ogni giorno. In Nati per la libertà abbiamo cercato di esplorare questo tema attraverso storie personali che mostrano quanto sia complesso scegliere da che parte stare in momenti difficili. Usciti da quella guerra, i partigiani hanno cercato la pace».

Gli incontri

5 aprile, ore 18 Cooperativa La Liberazione, Via Lomellina 14, Milano. Con Sara Chiappori; 16 aprile, ore 18 La tenda, Viale Monte Kosica, Modena. Con Claudio Silingardi; 18 aprile, ore 18 Libreria Feltrinelli, Str. Luigi Carlo Farini 17, Parma; 16 maggio, ore 18 Salone del libro, Torino

I dischi

“Appunti Resistenti”: un ep con Festa d’aprile, Partigiani sempre, Con

la guerriglia, Una storia partigiana. Distribuzione Betty Wrong.

Il libro – Modena City Ramblers,"Nati per la libertà. Racconti resistenti” (La nave di Teseo, pagg. 292, euro 20)

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