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Cogito ergo tok. La filosofia raccontata sui social

"La scuola di Atene" di Raffaello. Dettaglio dell’affresco del 1510-11 (Photo © Stefano Baldini / Bridgeman Images) 

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A colloquio con i più amati e seguiti divulgatori italiani della disciplina che fu di Platone e di Kant. Primo fra tutti il prof che anima i profili “BarbaSophia”
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Prenderla con filosofia, al tempo dei social. Sembrerebbero due mondi lontanissimi: la disciplina del dubbio, del pensiero, delle domande e le piattaforme accusate di essere la causa del brain rot, il cervello marcio, parola dell’anno per l’Oxford Dictionary.

Eppure filosofare su TikTok, Instagram (e in origine e ancora su YouTube) è tutt’altro che cringe: è una tendenza che passa dai prof ai ventenni e che instillando il dubbio, a sentire i divulgatori 2.0, permette un uso più consapevole della tecnologia.

Matteo Saudino, 51 anni, prof al liceo Gioberti di Torino, ormai è un’istituzione. Il suo profilo BarbaSophia, nato dieci anni fa su YouTube e adesso solidissimo anche su Instagram e su TikTok, è amatissimo da centinaia di migliaia di studenti. Saudino, che ha appena pubblicato un nuovo libro per Einaudi, Anime fragili, è diventato una star anche grazie al podcast Pensiero stupendo (OnePodcast). È stato il primo a parlare di filosofia sul web, proprio grazie ai suoi studenti: «Un g…

Prenderla con filosofia, al tempo dei social. Sembrerebbero due mondi lontanissimi: la disciplina del dubbio, del pensiero, delle domande e le piattaforme accusate di essere la causa del brain rot, il cervello marcio, parola dell’anno per l’Oxford Dictionary.

Eppure filosofare su TikTok, Instagram (e in origine e ancora su YouTube) è tutt’altro che cringe: è una tendenza che passa dai prof ai ventenni e che instillando il dubbio, a sentire i divulgatori 2.0, permette un uso più consapevole della tecnologia.

Matteo Saudino, 51 anni, prof al liceo Gioberti di Torino, ormai è un’istituzione. Il suo profilo BarbaSophia, nato dieci anni fa su YouTube e adesso solidissimo anche su Instagram e su TikTok, è amatissimo da centinaia di migliaia di studenti. Saudino, che ha appena pubblicato un nuovo libro per Einaudi, Anime fragili, è diventato una star anche grazie al podcast Pensiero stupendo (OnePodcast). È stato il primo a parlare di filosofia sul web, proprio grazie ai suoi studenti: «Un giorno in classe dovevo spiegare Pitagora e c’erano molti assenti: allora ho proposto ai ragazzi di registrare la lezione così poi avrei mandato il file a chi non c’era. Un mio alunno ha avuto l’idea: “Prof, perché non carica il video su YouTube?”. Non sapevo neppure che si potesse fare. Ho provato. Ed è cambiato tutto».

Nel suo ultimo saggio, un viaggio con Platone, Aristotele, Nietzsche e gli altri passando per Proust e Dario Fo, il prof da milioni di visualizzazioni spiega perché dobbiamo combattere Crono: «È un tiranno, dobbiamo affrontare la lotta contro il tempo per emanciparci». Ma come si fa a lottare contro le ore passate sui social se è da lì che dovremmo pescare i suggerimenti per liberarcene? «Dobbiamo capire che la vita è solo una: non ce n’è una virtuale e una reale. È una sola, lo spazio e il tempo di Heidegger nell’oggi. E se la vita è una, dobbiamo seguire Epicuro e prendercene cura». Come? «Prendendola con filosofia, cioè utilizzando la bussola filosofica che non ci dà la destinazione e ci impone di navigare sempre in mare aperto. Dobbiamo tornare a fare i conti con la morte, con la finitezza: un concetto che, nel grande luna park nel quale viviamo, vogliamo dimenticare. Torniamo a Montaigne: diceva che vivere è prepararsi alla morte».

Eugenio Radin ha trent’anni. Vive a Vicenza e lavora in una agenzia di comunicazione. Innamorato della filosofia, durante la pandemia ha aperto il profilo @whitewhalecafe, un omaggio alla balena bianca di Moby Dick. I suoi video sono divertentissimi: basta guardare quello sul KitKant, una clip tutta da ridere sullo snack filosofico. «Lo stavo studiando e lo vedevo dappertutto. Chiarisco subito però che sui social non si parla davvero di filosofia — dice Radin, che ha pubblicato un libro con Ponte alle Grazie, Argomentare, Watson — si accende una lampadina. Mi sento male se qualcuno mi dice che ha capito Kant vedendo il video sul KitKant. I social sono un po’ come la caverna di Platone, bisogna uscirne ma poi rientrarci perché ci sono molte cose e per questo è importante che ci sia anche traccia dei grandi pensatori». L’hashtag #filosofia su TikTok è citato in un milione di video; su Instagram in 5 milioni. I profili che ne parlano sono tantissimi, basta fare un giro.

E scovare per esempio un divulgatore che commuove per le intenzioni. Lui è Luca De Cario, 21 anni, che è nato e vive a Scampia, il quartiere simbolo del degrado a Napoli. Luca ama Nietzsche ed è al grande pensatore tedesco che si rifà quando racconta dei primi video girati nella villetta del quartiere con le Vele, il complesso residenziale per anni simbolo della malavita e dell’abbandono, come sfondo: «Scampia si può guardare come l’abisso di Nietzsche: puoi trovarti davanti al degrado e poi cercare di crearti un mondo. Il mio mondo è la filosofia». Della quale si è innamorato a scuola, studiando Spinoza. «Non ero uno studente modello eppure quando feci l’interrogazione non riuscivo a smettere di parlare: ero così rapito. Spinoza mi ha cambiato la vita».

BarbaSophia da prof non si sorprende della passione della Gen Z per il pensiero: «La filosofia serve anche, direi forse soprattutto, a noi adulti. Che non sappiamo ascoltare i ragazzi ma solo giudicarli. La strada nella quale ci muoviamo adesso è stretta. La filosofia è anche nel messaggio solitario di papa Francesco che ci ha invitato a restare umani. Finché ci saranno uomini e donne ci sarà speranza e ci sarà pensiero».

Cogito ergo tok.

Il libro – Matteo Saudino, Anime Fragili (Einaudi, pagg. 152, euro 17)

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