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“Mio padre Mizuki e il Giappone manga dei mostri yokai”

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Parla la figlia dell’artista che con i suoi disegni ha raccontato l’orrore della guerra e riportato in luce l’antico mondo dei mostri. Ora Udine lo celebra con una grande mostra
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Udine. l bambino con una lunga frangia che nasconde un occhio mancante cammina sulle pietre che portano alla bocca dell’Orco. È una delle immagini più significative della mostra dedicata a uno dei massimi autori di manga di tutti i tempi: Shigeru Mizuki (1922-2015). Il nome del bambino è Kitaro. Significa “ragazzo demone” e, se si guarda bene, sulla sua spalla si è arrampicato, come una sorta di contrappasso, un piccolo bulbo oculare vivente, Medama-Oyaji: suo padre. Uno spirito defunto che rinasce in quella strana forma per proteggerlo.

Shigeru Mizuki, nella sua casa. Il grande disegnatore aveva perso il braccio sinistro durante la Seconda guerra mondiale

 

Kitaro è chiaramente una creatura liminale, sospesa tra il mondo degli uomini e quello dei fantasmi, il più famoso personaggio dei cosiddetti yokai manga (da yo, che significa “misterioso” o “maleficio”, e kai, “apparizione inquietante”…

Udine. l bambino con una lunga frangia che nasconde un occhio mancante cammina sulle pietre che portano alla bocca dell’Orco. È una delle immagini più significative della mostra dedicata a uno dei massimi autori di manga di tutti i tempi: Shigeru Mizuki (1922-2015). Il nome del bambino è Kitaro. Significa “ragazzo demone” e, se si guarda bene, sulla sua spalla si è arrampicato, come una sorta di contrappasso, un piccolo bulbo oculare vivente, Medama-Oyaji: suo padre. Uno spirito defunto che rinasce in quella strana forma per proteggerlo.

Shigeru Mizuki, nella sua casa. Il grande disegnatore aveva perso il braccio sinistro durante la Seconda guerra mondiale

 

Kitaro è chiaramente una creatura liminale, sospesa tra il mondo degli uomini e quello dei fantasmi, il più famoso personaggio dei cosiddetti yokai manga (da yo, che significa “misterioso” o “maleficio”, e kai, “apparizione inquietante” o “strano fenomeno”): ovvero i fumetti che hanno per protagonisti esseri dalle forme più strane (uno assomiglia a un ombrello!). Possono essere sia benevoli che maligni. Nell’ambito del Far East Festival di Udine, dedicato al cinema orientale, si tiene la prima mostra dedicata a un autore che in Giappone ha ricevuto innumerevoli onorificenze, tra cui la più prestigiosa: l’Ordine del Sol Levante per il contributo alla cultura e all’arte del manga.

Tsurube Otoshi è uno yokai che abita nelle aree boscose e aspetta i viandanti spaventandoli a morte balzandogli davanti. Futaba Kikaku Co.,Ltd.(FVR0009377)

 

Nella sua città natale, Sakaiminato, nella prefettura di Tottori sul lago Nakaumi, a Mizuli è stata dedicata una strada di ottocento metri che parte dalla stazione ferroviaria e attraversa il centro, con oltre 150 statue in bronzo che raffigurano i suoi personaggi. E poi anche un museo alla memoria, un centro culturale e persino l’aeroporto.

Appena inaugurata a Udine presso casa Cavazzini, la mostra Mondo Mizuki, Mondo Yokai, andrà avanti fino al 30 agosto. «È nata da un’idea di Nicoletta Rizzato e Canicola editore, da tempo interessata a Mizuki perché voleva pubblicare i suoi manga più significativi», spiega il curatore Vincenzo Filosa, «mentre Thomas Bertacche, codirettore del Far East, e la direttrice Sabrina Baraccetti, erano innamorati dei film e delle serie ispirati ai suoi manga e volevano fortissimamente questa mostra. Io mi sono occupato dei contenuti perché avevo già lavorato al precedente libro di Canicola, il Tono monogatari, che faceva riferimento agli scritti omonimi del 1910 del ricercatore Kunio Yanagita».

Kitaro, uno dei più famosi personaggi di Mizuki, davanti alla scultura dell'Orco del giardino di Bomarzo 

 

«Poi – prosegue il curatore – la Mizuki Pro ci ha concesso ben 100 immagini, un fatto mai successo fuori dal Giappone. Invece del solito catalogo ho tradotto il volume Il mondo delle fessure profonde che raccoglie le storie più importanti che Mizuki realizzò per la rivista sperimentale Garo, alla base del movimento gekiga, che proponeva un tipo di manga dedicato agli adulti per tematiche e qualità».

Per l’evento sono arrivati in Italia la figlia di Mizuki, Naoko Haraguchi, e il genero Tomohiro Haraguchi, che è anche il presidente della Mizuki Pro: «È la seconda volta che vengo in Italia - racconta Naoko - la prima è stata con mio padre tanti anni fa. Poi lui è tornato molte altre volte con mia madre. Uno dei disegni più belli in mostra è quello della statua dell’Orco nel parco di Bomarzo: fa capire come si sia ispirato alla cultura italiana. E ancora prima di venirci, quando viveva una vita meno abbiente, prendeva spesso ispirazione dalle fotografie dell’Italia».

Uno dei grandi riferimenti per Mizuki è stato Goethe: «Mio padre fu costretto ad andare in guerra a vent’anni e gli era stato detto che, molto probabilmente, non sarebbe riuscito a tornare a casa vivo», racconta Naoko, «così si trovò a pensare a come rapportarsi all’idea della morte e questo fece nascere in lui una grande confusione. Si mise allora a leggere testi filosofici, come i tre volumi dell’edizione giapponese di Conversazioni con Goethe di Johann-Peter Eckermann, i testi sacri buddisti ma anche cristiani come il Vangelo e la Bibbia».

Namahage è un "oni" (demone) che va di porta in porta ad ammonire i ragazzi pigri

 

Nonostante ciò, Mizuki non sembrava rivolgersi alla religione, la sua ossessione piuttosto pareva quella della ricerca umana della felicità in questo mondo. Come appare, ad esempio, nella storia del 1965 Il dolce sapore della felicità, presente nell’antologia di Garo appena pubblicata da Canicola, ma anche in una serie bella e oscura come Akuma-kun (1963), che racconta la storia di Akuma. «Un ragazzo che non piace né agli uomini né ai demoni», come lo definisce Satana in persona, ma che in realtà desidera creare una società in cui l’umanità possa vivere felice, sfruttando il potere dei demoni per raggiungere questo scopo.

«No, mio padre non era per niente religioso», conferma Naoko, «lo definirei uno specialista del folklore: tutto parte dalla volontà di tramandare l’ampio universo degli yokai giapponesi perché, quando era bambino un’anziana signora, Nonnonbâ, gli aveva narrato molte storie. Tanto che le ha dedicato un’opera (in Italia è pubblicata da Rizzoli Lizard, ndr). Quando da adulto scoprì che c’erano studiosi come Yanagita Kunio e Toriyama Sekien che avevano svolto ricerche proprio su quei mostri, cominciò a raccogliere notizie e leggende su di loro e a traslarle in immagini. La sua intenzione era di trasmetterle alle nuove generazioni perché non venissero dimenticate».

I suoi personaggi, come Kitaro e Akuma, sembrano una metafora delle diversità, portatori di un messaggio di accettazione molto moderno. «Anche questo è legato al fatto che mio padre aveva vissuto la tragedia della guerra in prima persona. Quasi tutti i suoi compagni erano morti e anche lui aveva perso un braccio, quello sinistro per fortuna perché così poteva ancora disegnare. Per questo nelle sue storie non voleva che gli yokai fossero uccisi, anche se malvagi: al massimo finivano dentro un’anfora o cose simili, poi cercava sempre un modo per trovare un accordo tra loro e gli esseri umani».

A proposito di guerra, suo padre rifiutò di fare il trombettista per l’esercito, e così si ritrovò sulla linea del fronte: perché quel rifiuto? «In realtà ci aveva provato ma non riusciva a suonare bene e ogni volta che falliva, veniva punito e picchiato. Lo mandarono al fronte; poteva scegliere Nord o Sud. Scelse il Sud perché faceva caldo e finì in Nuova Guinea». C’è un personaggio particolare in cui ritrovare la personalità dell’autore? «C’è un’opera autobiografica di Mizuki, Storia delle cadute», spiega il genero Tomohiro Haraguchi, «che narra di quando, alla fine della scuola elementare, aveva iniziato una piccola attività lavorativa ma venne subito licenziato. E poi quando doveva fare gli esami di ammissione alla scuola superiore e su 52 allievi solo uno non era riuscito a passare: lui. Quindi, anche quando Mizuki racconta personaggi che non ce la fanno e sono in difficoltà, parla di cose che conosceva bene. Sconfitti come lui. Possiamo quindi dire che, alla fine, il personaggio che lo rappresenta di più è se stesso».

L’autore

Shigeru Mizuki, nato a Osaka nel 1922 ma cresciuto a Sakaiminato, è morto a Tokyo nel 2015

Il libro

“Il mondo delle fessure rotonde”, Canicola editore, pagg. 384, euro 26

La mostra
“Mondo Mizuki, Mondo Yokai” si tiene a Casa Cavazzini, via Cavour 14, Udine fino al 30 agosto

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