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Libri per ragazzi, la saggezza di James Norbury: “Guardiamo la luna, non il dito”

Illustrazione di James Norbury

 

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L’autore della serie cult “Grande Panda e Piccolo Drago” stavolta si ispira al satellite che più ci affascina. Confermando la sua visione buddista
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«Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,/ silenziosa luna?/ sorgi la sera, e vai,/ contemplando i deserti…», faceva chiedere Leopardi al suo pastore errante per l’Asia ormai quasi duecento anni fa (il celebre Canto notturno fu composto a Recanati tra l’autunno del 1829 e la primavera del 1830). Alla compagnia della luna, «solinga, pensosa, eterna peregrina», che fa da guida e consigliera, perché certo comprende «il patir nostro» e il «tacito, infinito andar del tempo» — per tornare alle intramontabili parole di Leopardi — si è ispirato nel suo ultimo libro James Norbury. È all’idea di seguirla in un viaggio verso l’ignoto, che è anche e soprattutto un lungo e complicato cammino alla scoperta del senso della vita e di se stessi, che si affidano qui i due protagonisti, ancora una volta animali: l’orfana Amaya e il vecchio e saggio Lupo. E la suggestione del chiaro di luna, che da sempre ispira poeti e artisti, viene sapientemente mescolata qui dall’autore con pillole — azzeccatissime…

«Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,/ silenziosa luna?/ sorgi la sera, e vai,/ contemplando i deserti…», faceva chiedere Leopardi al suo pastore errante per l’Asia ormai quasi duecento anni fa (il celebre Canto notturno fu composto a Recanati tra l’autunno del 1829 e la primavera del 1830). Alla compagnia della luna, «solinga, pensosa, eterna peregrina», che fa da guida e consigliera, perché certo comprende «il patir nostro» e il «tacito, infinito andar del tempo» — per tornare alle intramontabili parole di Leopardi — si è ispirato nel suo ultimo libro James Norbury. È all’idea di seguirla in un viaggio verso l’ignoto, che è anche e soprattutto un lungo e complicato cammino alla scoperta del senso della vita e di se stessi, che si affidano qui i due protagonisti, ancora una volta animali: l’orfana Amaya e il vecchio e saggio Lupo. E la suggestione del chiaro di luna, che da sempre ispira poeti e artisti, viene sapientemente mescolata qui dall’autore con pillole — azzeccatissime — di filosofia buddista. Come questa: «Tutto ciò che è importante accade oggi. Non c’è domani. Perché domani, se qualcosa è importante, è già oggi». Oppure: «Gran parte della vita consiste nel percorrere il cammino, l’arrivo è solo una piccola parte di tutto il viaggio».

James Norbury, classe 1976, è uno scrittore e artista inglese, autore del bestseller "Grande Panda e Piccolo Drago" e del suo seguito "Il viaggio" Ha pubblicato anche "Il gatto che insegnava lo Zen" 

Scrittore e artista inglese, James Norbury è diventato un caso editoriale internazionale quando nel 2021 ha pubblicato, dapprima a sue spese e subito dopo rilanciato dalla Penguin, il suo primo libro: Grande Panda e Piccolo Drago. Un traguardo raggiunto a piccoli passi, dopo anni di stenti e strade sbagliate imboccate nel tentativo di trovare finalmente quella giusta. Prima di dedicarsi interamente alla stesura dei suoi libri — ne ha pubblicati quattro — dei quali cura anche la realizzazione delle illustrazioni con magnifici acquerelli, Norbury ha fatto i lavori più disparati, rasentando la soglia di povertà.

Dopo aver studiato Zoologia all’università, senza però completare gli studi, ha lavorato in un parco naturale, poi ha fatto l’imbianchino, quindi il falegname come suo padre, dilettandosi nel tempo libero con ciò che amava di più: disegnare animali. Che sono diventati protagonisti dei suoi libri, ai quali ha messo in bocca frasi che potrebbero dipingere a pennello la sua di vita. Perché — gli fa dire per esempio — «grandi cambiamenti richiedono grandi fatiche: se cambiare fosse facile, non farebbe differenza». Del resto, «la paura non può impedirti di morire, ma potrebbe impedirti di vivere».

Uno degli acquerelli di James Norbury che mostrano il toccante racconto per immagini del viaggio al chiaro di luna della cagnolina Amaya alla scoperta del senso della vita accompagnata dal vecchio e saggio Lupo

 

Ecco, Norbury la paura ha deciso di metterla da parte tanto tempo fa, continuando a reinventarsi fino a trovare la sua dimensione, seguendo, proprio come fa fare ai suoi personaggi in questo libro, e come confessa in una nota, la «sua Luna».

Il cane che seguiva la Luna è infatti il titolo del suo ultimo lavoro, che arriva ora in Italia, come gli altri, per Rizzoli. E già da qui capiamo che in queste pagine ritornano due delle costanti alle quali l’autore ha consacrato la sua opera: gli animali e l’idea del viaggio. Che a prescindere dal raggiungimento o meno della meta (più spesso accade anzi di doverla riformulare durante il tragitto), è sempre un arricchimento perché «il modo e le persone con cui lo abbiamo compiuto, vivranno per sempre dentro di noi».

«Molto di ciò che faccio è radicato nel buddismo», ci confessò giusto un paio di anni fa James Norbury, intervistato proprio su queste pagine in occasione dell’arrivo in Italia del suo secondo libro dedicato a Grande Panda e Piccolo Drago, intitolato non a caso Il viaggio. «È una filosofia molto forte, a cui mi sono avvicinato in un periodo difficile della mia vita, quando spiritualità e meditazione mi hanno aiutato a risolvere i miei problemi. Non posso dire però che i miei libri contengano pura saggezza buddista. Di certo ne troverete molte pillole, disseminate qua e là».

E allora godiamocele queste «pillole», che fanno bene alla mente e al cuore. «Ci sono momenti in cui abbiamo fatto tutto quello che potevamo», dirà ai due protagonisti un Gatto che incontrano lungo il cammino. «A quel punto dobbiamo imparare a fare un passo indietro e permettere all’universo di manifestarsi in tutta la sua insondabile meraviglia». Anche questa volta la storia poggia sull’idea che anche quando sbagli — «e nella vita si sbaglia sempre», parola di Norbury — non tutto quello che ne viene fuori è male. È il concetto di fondo che spunta dietro a tutti i suoi libri: «Quando qualcosa non va per il verso giusto, c’è comunque del buono su cui si può lavorare». La sua esperienza lo conferma. Perché, eccola ancora l’anima buddista che prende il sopravvento, «tutto cambia di continuo. Tutto è impermanente. Per questo tutto è possibile».

Norbury, che ha vissuto a lungo su una barca con i suoi cani prima di diventare famoso e ora vive a Swansea, nel Galles, con la moglie e i loro sette gatti, confessa in un’ultima nota un curioso retroscena. Proprio mentre era a pagina 127 di un libro come questo in cui la perdita è uno dei temi principali, è stato avvisato con una telefonata di un vicino che uno dei suoi gatti era morto sulla strada fuori di casa. «Riesco ancora a vederlo mentre si arrampica sulle pareti, si acciambella sulla sua sedia preferita e salta nel bel mezzo dell’acquerello di pagina 125 (quasi rovinandolo). Nessuno può togliere il dolore di una perdita», scrive. Augurandosi però che, «se vi capiterà di subirne una, questo libro possa offrire almeno un po’ di consolazione».

Il libro

Il cane che seguiva la Luna di James Norbury (Rizzoli, traduzione Chiara Carminati, pagg. 176, euro 18, età 10+)

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