✕

Forza Pimpa, Broadway ti aspetta

Teatro Filippini di Verona. Da sinistra: Jacopo Violi, Gloria Zamprogno, Irene Albanese, Matteo Fresch. Seduto in prima fila, Enzo d’Alò. Al piano Eleonora Beddini (@ Daniel Bertacche)

 

Ascolta l'audio

L’eroina di Altan ha compiuto cinquant’anni. Ma non li dimostra. Anzi, rinasce in un musical. Siamo andati a Verona, a spiare le prove dello spettacolo firmato da Enzo d’Alò
6 minuti di lettura

VERONA – La brezza che sale dal fiume, il gorgoglio dell’acqua che puoi sentire nelle pause, quando si abbassano i rumori, o durante i cambi di scena e – spettacolo nello spettacolo – il sole che tramonta tra le rovine antiche di oltre duemila anni. Non poteva esserci scenario più suggestivo del Teatro Romano di Verona, adagiato ai piedi del Colle San Pietro, sulla sponda sinistra dell’Adige, per accogliere, al calar del giorno, l’ennesima metamorfosi della Pimpa, la cagnolina a pois, creatura iconica di Francesco Tullio Altan, nata esattamente 50 anni fa dalla matita del grande disegnatore per far divertire la figlia Kika e ora per la prima volta trasformata in un musical per famiglie. Sarà infatti sul palcoscenico di questo antichissimo teatro all’aperto – è stato costruito nel I secolo avanti Cristo – che nulla ha da invidiare alla vicina Arena, con venti metri di lunghezza per nove di profondità, una capienza di oltre mille e settecento spettatori, che da venerdì prossimo la cagno…

VERONA – La brezza che sale dal fiume, il gorgoglio dell’acqua che puoi sentire nelle pause, quando si abbassano i rumori, o durante i cambi di scena e – spettacolo nello spettacolo – il sole che tramonta tra le rovine antiche di oltre duemila anni. Non poteva esserci scenario più suggestivo del Teatro Romano di Verona, adagiato ai piedi del Colle San Pietro, sulla sponda sinistra dell’Adige, per accogliere, al calar del giorno, l’ennesima metamorfosi della Pimpa, la cagnolina a pois, creatura iconica di Francesco Tullio Altan, nata esattamente 50 anni fa dalla matita del grande disegnatore per far divertire la figlia Kika e ora per la prima volta trasformata in un musical per famiglie. Sarà infatti sul palcoscenico di questo antichissimo teatro all’aperto – è stato costruito nel I secolo avanti Cristo – che nulla ha da invidiare alla vicina Arena, con venti metri di lunghezza per nove di profondità, una capienza di oltre mille e settecento spettatori, che da venerdì prossimo la cagnolina di Altan prenderà letteralmente vita. Di più: danzerà e canterà nello spettacolo Pimpa il musical a pois, con la regia di Enzo d’Alò, che da Verona dove debutta l’1 e il 2 agosto, nell’ambito della rassegna dell’Estate teatrale veronese, girerà tutta l’Italia fino alla primavera del 2026. È la prima volta in assoluto che uno show per famiglie viene ospitato all’interno del Festival Shakespeariano, di cui la rassegna fa parte, che prese le mosse nel lontano 1948 con un giovanissimo Giorgio Strehler nella regia di un indimenticabile Romeo e Giulietta. Sullo stesso palcoscenico arrivano ora Pimpa, l’Armando e il lupetto Lodovico, ma anche lo stesso Shakespeare (cosa c’entra il Bardo in questa storia lo scopriremo tra poco) per rinnovare la magia di un luogo come questo nel quale, tra le rovine romane che trasudano storia, si consuma ancora oggi come duemila anni fa l’abbraccio reciproco tra pubblico e attori. Con gli spettatori seduti fin sull’ultimo gradone, accanto alle siepi, dove – ci assicurano dal teatro – la fruizione è ottima e il colpo d’occhio ancor più seducente. A pochi giorni dall’“apertura delle danze” l’aspettativa è palpabile. Noi siamo andati a curiosare dietro le quinte dello spettacolo, dove ancora fervono i preparativi.

?

Il gioco del facciamo finta

«Ho passato tanti anni a lavorare con i più piccoli e se devo essere sincero ho avuto più di quel che ho dato», ci dice subito Enzo d’Alò, tra i più grandi registi di cinema d’animazione, che ha firmato capolavori come La freccia azzurra, La gabbianella e il gatto o Pinocchio, ma anche il più recente Mary e lo spirito di mezzanotte, sempre molto attento ai temi dell’inclusività negli spettacoli. Qui alla sua prima prova nel musical, confessa «ho imparato un modo di vedere il mondo ad altezza e con occhi di bambino, cosa che mi affascina perché i bambini hanno una visione che non guarda al punto di arrivo, come poi capita quando diventi adulto, ma è legata al piacere del percorso. Visione che con Altan abbiamo cercato di riportare in questo spettacolo». Sono loro infatti, due autori con il denominatore comune di saper parlare a più generazioni, a firmare la sceneggiatura di questo musical. Di nuovo insieme 30 anni dopo Le nuove avventure della Pimpa, la seconda serie animata dedicata alla cagnolina a pois diretta nel 1995 da Enzo d’Alò (seguita a quella del 1982 con la regia di Osvaldo Cavandoli). «Ci siamo ritrovati giovani come allora e con lo stesso piacere di lavorare insieme. È straordinario dare vita ai suoi personaggi. Del resto Altan ha in mano la “pimpitudine”, gli appartiene completamente. Sa quel che direbbe la Pimpa in ogni situazione. Anche se adesso un po’ credo di saperlo pure io... (ride). E, visto che qui siamo in una situazione teatrale, abbiamo provato a fare il gioco di vedere il teatro con gli occhi di un bambino», continua d’Alò. «Così ci è venuto in mente che i bambini fanno teatro in ogni momento della loro vita. Allora gli abbiamo dato un nome, lo abbiamo chiamato il gioco del facciamo finta. In fondo il teatro è una rappresentazione esattamente come il gioco dei bambini».

La Pimpa sul palco (@ Chiara Tomassini)

 

E sicuramente giocosa è l’atmosfera che si respira al Teatro Filippini, nel centro di Verona, dove, nelle tre settimane precedenti alla prima, il cast si è dato appuntamento per le prove. Sin dal primo giorno i quattro giovani attori – in alcuni casi giovanissimi, come Gloria Zamprogno, 22 anni, a cui tocca la parte più difficile ma anche più entusiasmante, dare cioè vita a Pimpa, manovrando il pupazzo in cui la cagnolina si incarna sino a diventare un tutt’uno con lei – sono stati impegnati a lungo nelle prove di canto.

Del resto la musica, si sa, in un musical è fondamentale. Ma è anche un elemento molto importante in tutte le opere di d’Alò, per la sua formazione di musicista. Iniziò giovanissimo infatti a suonare il sassofono, passione che per dedicarsi al cinema ha poi abbandonato. Ma solo fino a un certo punto. «Ho avuto la fortuna e anche l’orgoglio di aver lavorato con i più grandi autori italiani e non solo. Da Paolo Conte a Gianna Nannini, da Lucio Dalla a Pino Daniele, sono tutti i nomi che hanno accompagnato i miei film facendo delle colonne sonore splendide. Qui le musiche sono di Eleonora Beddini, un’artista molto attiva nel musical, con la quale abbiamo lavorato spaziando tra diversi stili per rappresentare i vari momenti dello spettacolo: è un percorso musicale – stiamo parlando di una decina canzoni – che accompagna e viaggia in parallelo con la drammaturgia».

Altan apporta  con la costumista Mariangela Mazzeo alcune modifiche ai pupazzi (@ Daniel Bertacche)

 

Ma che delizia far merenda in amicizia

Intanto sul palco dove è allestita la scenografia con la casa della Pimpa, nei colori caldi immaginati da Altan che ormai fanno parte del nostro immaginario, con piglio sicuro Eleonora Beddini dà la carica agli attori. E, mentre le note del piano si diffondono, risuonano le prime strofe. Una di queste, «Gnam gnam gnam! Ma che delizia/ far merenda in amicizia/ Gnam gnam gnam! Ma che allegria/ far merenda in compagnia» mette subito tutti di buonumore. È La canzone del cestino che Eleonora fa provare più volte, proprio per mettere a loro agio gli attori. Pianista e compositrice originaria di Foligno, Beddini insegna Composizione e arrangiamento pop rock presso il Conservatorio F.A. Bonporti di Trento ed è direttrice musicale di Hair, il musical di culto quest’anno in tour nei teatri italiani. «La vera scommessa per me è stata cercare un linguaggio che avesse un’identità molto precisa e allo stesso tempo fosse fruibile da tutte le età, in modo che il bambino possa divertirsi e memorizzare i ritornelli, le melodie, in maniera diciamo istintiva. E ho cercato di ottenerlo non lavorando sulla semplicità, ma, al contrario, cercando di rendere semplice quello che semplice non è», ci confessa.

Anche per questo nei brani si susseguono ritmi caraibici, swing e un utilizzo particolare della World Music. Seguendo le sue indicazioni, la tensione sul palco si scioglie e l’atmosfera si scalda. Seduto in prima fila, d’Alò segue con attenzione i movimenti degli attori, memorizza, non interviene subito ma è pronto a farlo al momento giusto. Intanto è arrivato anche Altan, curioso di vedere la sua creatura prendere vita. E, bozzetti dei costumi e copione alla mano, con d’Alò inizia a discutere gli ultimi dettagli.

Il teatro dei pupazzi

Le prime modifiche che il disegnatore chiede alla costumista riguardano proprio il pupazzo-Pimpa. A non convincerlo è il rosso della stoffa con cui dovranno essere realizzate le macchie. «Il colore deve essere più acceso», dice subito. Anche la lingua tradizionalmente a penzoloni, caratteristica della Pimpa, nella prima prova è troppo grande. Gli occhi invece vanno bene. Si discute anche sul colore del lupetto Lodovico, l’altro pupazzo protagonista di questo spettacolo.

L’idea di ricorrere al teatro dei pupazzi, tecnica molto in voga nel nord Europa, è stata di Mariangela Mazzeo, costumista e scenografa. «Da subito mi sono detta: bene, la Pimpa deve diventare viva, prendere forma, deve incarnarsi in qualche modo. Non riuscivo a digerire l’idea che fosse interpretata semplicemente da un’attrice, perché tutti i bambini del mondo conoscono la Pimpa sotto forma di cagnolina. È vero che poi a teatro basta ben poco per trasformare chiunque, qualsiasi cosa in qualcos’altro, quindi il messaggio sarebbe arrivato comunque. Però ho pensato che sarebbe stato più entusiasmante trasformarla per davvero in un essere vivente, tirarla fuori dalla carta e, usando un bel pupazzo affidato alle mani di un bravo attore, trasportarla nel mondo reale». E, a proposito del pupazzo in questione, che proprio in questi giorni dopo le ultime modifiche sta per essere ultimato, un’altra delle sfide è stata riuscire a renderlo snodato, capire come farlo muovere tenendo insieme i pezzi, senza superare i costi imposti dal budget.

«Perché questa è la prima occasione in cui la Pimpa realmente danza e diventa tridimensionale», ci fa notare la coreografa Elisa Cipriani che ha impostato i cambi di scena come momenti di grande gioco. Incuriosito dal vociare che proviene dall’interno del piccolo teatro Filippini, un turista si ferma sulla porta e guarda con attenzione la locandina dello spettacolo. «Can I take a picture?» chiede e subito scatta una foto da portare forse come ricordo ai suoi figli.

Peccato che non sia riuscito a dare una sbirciatina dentro, dove la scenografia modulare di Luca Zanolli, pensata apposta per essere adattata alle diverse dimensioni di ciascun teatro in cui il musical andrà in tour a partire da ottobre, si trasforma sotto ai nostri occhi mentre la casa della Pimpa con un colpo di metateatro diventa il teatrino in cui i quattro protagonisti della storia mettono in scena il loro show. Con un messaggio di fondo che dice chiaramente: anche tu puoi trasformare la tua casa in un teatro, anche tu puoi vivere un sogno.

Quattro voci per un musical

«L’espediente metateatrale, il facciamo finta, il teatro nel teatro, è molto stimolante anche per noi attori» ci confessa Gloria, quando ci avviciniamo in un momento di pausa dalle prove. «Per noi è una grande responsabilità far conoscere la Pimpa alle nuove generazioni», le fa eco Irene Albanese, scritturata per la parte del lupetto Lodovico: con Gloria si sono conosciute il giorno dell’audizione, tutte e due si erano presentate per il ruolo di Pimpa, adesso reciteranno fianco a fianco. Con loro ci sono anche Jacopo Violi, 36 anni, il più “anziano” tra i quattro, che per interpretare Armando dovrà sfoggiare un pancione di cui al momento è sprovvisto, ma il trucco lo sappiamo può fare miracoli, e Matteo Fresch, a cui calzano a pennello i panni di questo Shakespeare redivivo che un bel giorno suona alla porta della casetta di Pimpa e Armando e il resto è tutto da scoprire. «Ero pazzo della Pimpa da bambino», ricorda Matteo, «l’ho conosciuta in videocassetta, allora ogni settimana ne usciva una e ce le ho ancora tutte, non le ho buttate via, nonostante non abbia più il videoregistratore».

E cosa resta di quella Pimpa in questo spettacolo? «L’innocenza sicuramente», rispondono in coro, «e il suo essere naïf, nel senso buono del termine». La pausa è finita, i ragazzi ritornano sul palco. Si riprende a cantare: «Questo musical si sa/ è una storia a pois!».

Leggi i commenti