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Marcello Jori “Pinocchio vive a Napoli”

Marcello Jori “Pinocchio vive a Napoli”

Sul burattino di Collodi aveva realizzato un libro mondo. Ora gli dedica una grande scultura nella piazza Mercato. E dice: “Sta tra bellezza e bruttezza e dice Oh! alla vita”
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C’era una volta… un re! Diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno». Inizia così uno dei libri più famosi della storia, il secondo più tradotto al mondo: Pinocchio. Un libro immenso dalle mille interpretazioni: simbolica, esoterica, alchemica.

Di fatto è un romanzo di formazione che oggi potrebbe sembrare politicamente scorretto e oscuro: gli assassini, la prigione, il giudice sadico, il Gatto e la Volpe, i quattro conigli neri con la bara della Fata Turchina, l’Omino di burro che porta i bambini nel Paese dei balocchi, e che, facendo finta di dargli un bacio, stacca l’orecchio al ciuchino quando questo dà una musata a Pinocchio tentando di salire sul carro.

L’installazione. Il Pinocchio in bronzo alto tre metri realizzato da Jori in piazza Mercato a Napoli. Uno scatto dal sapore volutamente neorealista con i bambini che se ne sono appropriati: un'opera che vive con la città e i suoi abitanti
L’installazione. Il Pinocchio in bronzo alto tre metri realizzato da Jori in piazza Mercato a Napoli. Uno scatto dal sapore volutamente neorealista con i bambini che se ne sono appropriati: un'opera che vive con la città e i suoi abitanti 

Per illustrarlo si sono cimentati grandi illustratori: Enrico Mazzanti (prima edizione 1883), Carlo Chiostri, Attilio Mussino, Roland Topor, Jacovitti, Emanuele Luzzati, Lorenzo Mattotti, Ugo Nespolo, Mario Schifano.

Nessuno però pari all’impresa di Marcello Jori: 400 pagine scritte a mano, in cui le parole diventano immagini. «Come si faceva prima di Gutenberg», spiega Jori, che aggiunge: «ne sono venuti fuori ben cinque volumi in copia unica».

Raccolti, sono diventati un libro d’artista stampato da Mazzoli in tiratura limitata di 500 copie e poi da Rizzoli nel 2019 per la distribuzione normale.

Oggi il burattino Pinocchio riprende vita: «Questa volta rinasce in piazza del Mercato a Napoli, con una splendida basilica del Seicento davanti e un casermone mostruoso dietro, simbolo della speculazione edilizia degli anni ’60…

Pinocchio sa stare tra bellezza e bruttezza. Grazie a lui le due metà della piazza sembrano aver fatto la pace. Forse un miracolo della Fata Turchina: persino quel mostro abitato da centomila occhi ora mi sembra bello», dice Jori. Partiamo dall’inizio.

Come è nata l’idea di lavorare su Pinocchio e qual è la genesi di questo progetto così particolare?

«È nata dall’amore. Sono stato chiamato dal gallerista Emilio Mazzoli, che ha una vera passione da sempre per il libro di Collodi. Sognava un Pinocchio fatto da un artista, con una totale adesione, non solo rispetto alle illustrazioni ma al libro. Nemmeno lui però si aspettava una follia come quella che ho fatto: ho riscritto e illustrato Pinocchio totalmente a mano. Un lavoro durato un anno e mezzo, sotto il controllo della Fondazione Collodi. Il libro alla fine contava quasi 400 pagine».

Cosa rende speciale il fatto di usare la scrittura a mano?

«Che qui le immagini scaturiscono dalle parole. In nessun altro modo ti uoi immergere in un testo come accade scrivendolo a mano. Ti entra nell’anima. Così ho scoperto che Collodi non è solo uno scrittore

ma anche uno straordinario inventore di immagini incredibili».

Come hai fatto a realizzarlo?

«Dovevo imparare una calligrafia tutta mia, perfettamente leggibile ma riconoscibile. Ho scritto tutto a mano su una carta molto preziosa. Il libro alla fine è stato diviso in cinque volumi perché era enorme. Prima dell’invenzione della stampa, i libri erano così: unici».

Hai seguito la versione originale di Collodi o una rielaborazione?

«Mi sono attenuto alla versione filologicamente corretta, controllata dalla Fondazione Collodi. All’inizio mi ero affidato a quella di una casa editrice molto importante, ma in realtà ho scoperto che era piena di errori, di termini non suoi. A quel punto ho chiesto il controllo della Fondazione fino all’ultima riga. Per fortuna non avevo ancora realizzato molte pagine ma comunque ho dovuto buttare tutto e ricominciare».

Come si è evoluto il progetto?

«Dal manoscritto è stato tratto un volume di 500 esemplari. Poi Rizzoli ha chiesto di poter fare la versione per tutti ed è diventato un libro normale. Infine è nata la mostra, fatta di opere, di quadri ad olio su legno, perché Pinocchio è di legno , dove il burattino esce dal libro e entra nella vita, si attacca al naso di Gino De Dominicis (artista famoso anche per i lunghi nasi di molte sue opere, tra cui il famoso scheletro di Calamita cosmica, ndr) e alla barba di Mazzoli che diventa Mangiafuoco ed entra così nel mondo. E da allora il mio Pinocchio continua ad evolversi».

Come si è arrivati alla scultura di piazza Mercato a Napoli?

«Da un’idea di Vincenzo Trione, consulente e consigliere del Comune di Napoli che insieme al sindaco Gaetano Manfredi ha cominciato una partita importante: far incontrare l’arte con le piazze partenopee. Una gara di bellezza, a costo di rischiare. Così hanno iniziato a proporre queste sculture, la prima è stata quella di Pistoletto, la Venere degli stracci a cui è stato dato fuoco e che poi è stata ricostruita. Poi c’è stato Pulcinella di Gaetano Pesce, che ha fatto scalpore per la forma fallica».

Quanto è grande il Pinocchio?

«È una statua di sei metri, realizzata in bronzo, ma sembra di legno».

Da dove viene il titolo “Oh!”?

«La scultura rappresenta proprio il momento in cui Geppetto ha finito di scolpire la faccia del burattino: è il momento in cui nasce alla vita e i suoi occhi vedono la bellezza del mondo. Per questo esclama “Oh!”».

È ancora attuale Pinocchio oggi?

«Pinocchio è nato per insegnare e per imparare. Non è attuale, non è neanche antico: è eterno. La cosa più straordinaria è che non dice mai quello che ti aspetti. Riesce a stupire sempre. Infatti ogni tanto un grande regista lo rifà. Tra gli ultimi Matteo Garrone o Guillermo Del Toro».

Cosa impara e cosa insegna?

«Impara che il mondo è pieno di cattiveria, di gatti e di volpi, che esistono i ladri. Ci insegna che alla fine però vince il bene».

Lo pensi davvero anche tu?

«Vorrei tanto poterlo credere, perché io ho appena subito un furto di qualcosa che per me ha un valore inestimabile e vorrei tanto che l’orribile esperienza finisse bene».

Sarebbe a dire?

«Qualche volpe o gatto di cui mi fidavo mi ha rubato a Milano dal mio studio una tavola importante del mio amato amico Andrea Pazienza: una copertina di Frigidaire, un vero capolavoro . Ti ricordi Perché Pippo sembra uno sballato? Ecco, lui! È terribile quando ti rubano un regalo di un amico geniale che hai amato così tanto. Anzi: posso fare una richiesta a Repubblica? Credi che si presterebbe a farmi da tramite, da mediatrice e dire al ladro crudele che sono disposto a pagare un riscatto se, in maniera anonima, mi restituisce quella simbolica tavola e la spedisce al giornale? Il premio sarà una bella cifra in denaro e grande riconoscenza, lo prometto. E se lo ritroverò anch’io potrò dire “Oh!”, come il mio Pinocchio davanti alla vittoria del bene, alla bellezza della vita, a piazza del Mercato e a Napoli!».

ph2018©Rolando Paolo Guerzoni
ph2018©Rolando Paolo Guerzoni 

IL LIBRO

Creato come libro unico, è stato poi stampato in 500 copie da Galleria Mazzoli e in seguito da Rizzoli con il titolo "Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi dipinte e scritte a mano da Marcello Jori” (pagg. 392, euro 34,90)

L’AUTORE

Marcello Jori è nato a Merano nel 1951. Ha iniziato la sua carriera Bologna negli anni ’70, e da sempre si muove tra fotografia, pittura e scritture dipinte. Ha lavorato per Linus, Alter e Frigidaire

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