Paco Roca: “Quando con il regime non c’era la libertà di disegnare”
di Luca RaffaelliSi potrebbe scrivere una storia del mondo moderno raccontando quella del fumetto: le guerre, le catastrofi, le dittature ma anche le passioni, i personaggi che hanno fatto epoca, le trasformazioni sociali, tutto passa attraverso le vite dei fumettisti, degli editori, delle pubblicazioni. Con L’inverno del disegnatore Paco Roca ha raccontato un pezzo di storia spagnola, ambientata a Barcellona dalla primavera del 1957 fino all’inverno del 1958, dunque durante il franchismo. La storia è bellissima raccontata come ha fatto lui: non narrando i fatti, ma entrando nelle situazioni che quei fatti hanno causato.
Negli anni ’50 le edicole spagnole sono piene di fumetti, letti da centinaia di migliaia di bambini e ragazzi. Un po’ come accadeva in Italia, quando accanto a Topolino, si trovavano Cucciolo e Beppe, Tiramolla, Braccio di Ferro, Soldino, eccetera. In Spagna invece erano Mortadelo y Filemón, La famiglia Cebolleta e tanti altri personaggi (quasi sconosciuti in Italia).
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Si potrebbe scrivere una storia del mondo moderno raccontando quella del fumetto: le guerre, le catastrofi, le dittature ma anche le passioni, i personaggi che hanno fatto epoca, le trasformazioni sociali, tutto passa attraverso le vite dei fumettisti, degli editori, delle pubblicazioni. Con L’inverno del disegnatore Paco Roca ha raccontato un pezzo di storia spagnola, ambientata a Barcellona dalla primavera del 1957 fino all’inverno del 1958, dunque durante il franchismo. La storia è bellissima raccontata come ha fatto lui: non narrando i fatti, ma entrando nelle situazioni che quei fatti hanno causato.
Negli anni ’50 le edicole spagnole sono piene di fumetti, letti da centinaia di migliaia di bambini e ragazzi. Un po’ come accadeva in Italia, quando accanto a Topolino, si trovavano Cucciolo e Beppe, Tiramolla, Braccio di Ferro, Soldino, eccetera. In Spagna invece erano Mortadelo y Filemón, La famiglia Cebolleta e tanti altri personaggi (quasi sconosciuti in Italia).
La casa editrice di maggior successo era la Editorial Bruguera. I suoi autori venivano pagati a pagina, senza poter godere del successo delle loro creazioni, senza poter avere indietro gli originali: anche questa una situazione molto simile a quella italiana. Però in Spagna c’era la dittatura, la repressione delle libertà e la censura conseguente.
Un giorno del 1957 alcuni dei più importanti autori della Bruguera si misero in proprio, trovarono un finanziamento e pubblicarono una rivista chiamata Tío Vivo, che avrebbe potuto essere l’inizio di una rivoluzione: gli autori che diventano editori di sé stessi, che decidono del loro lavoro e guadagnano a seconda del loro successo. Ma fu solo un brevissimo sogno. "L’inverno del disegnatore” inizia con un bambino che chiede alla madre di avvicinarsi all’edicola, per comprargli qualche fumetto.
Quel bambino sei tu?
«No, ma solo perché nel 1957 non ero ancora nato (Roca è del 1969, ndr). Però quel bambino lo capisco benissimo. Anche io, quando ero piccolo, mi avvicinavo alle edicole e stavo lì davanti con gli occhi sbarrati, e chiedevo a mia madre di aspettare mentre mi tuffavo con lo sguardo in mezzo a tutti quei disegni meravigliosi. Credo che quelli siano stati i due decenni di massima popolarità del fumetto in Spagna» .
È stato lo stesso in Italia. Poi le televisioni private e internet hanno cambiato tutto. Ma gli autori di quei fumetti popolarissimi erano del tutto sconosciuti.
«Anche da noi. Qualche volta apparivano in un’intervista, oppure veniva pubblicata una loro caricatura. Ma erano del tutto all’ombra dei loro personaggi. Anche per questo ho voluto raccontare questa storia: cerco di raccontare il tentativo di un riscatto» .
Com’erano quei personaggi? Fantasiosi o realisti?
«Erano ispirati alla gente che potevi incontrare per strada. Per esempio la portiera di un palazzo, una famiglia della media borghesia. Non c’erano personaggi fantastici: quelli sarebbero arrivati più tardi».
Immagino che tu abbia fatto un lungo lavoro di ricerca per realizzare il tuo libro...
«Sì, ho intervistato i fumettisti che erano ancora in vita, i loro familiari, le persone che vivevano la redazione della casa editrice. Francisco Ledesma, che ha lavorato in Bruguera e che appare in queste pagine, mi ha scritto un biglietto ringraziandomi per come riesco a rispecchiare la verità di quegli anni. Speravo proprio in un commento come questo».
Però hai dovuto anche inventare. Per esempio alcune conversazioni private tra autori oppure tra autori ed editore.
«Certo. Nessuno conosce cos’è accaduto davvero in certe situazioni, anche private e personali. Ho ricostruito legandomi alla catena degli eventi, per cui una situazione ne provoca un’altra, e così via. Anche se poi ho deciso di raccontare la storia attraverso salti temporali».
Non solo. C’è un’altra scelta stilistica molto particolare: quella di costruire scene tenendo a lungo la stessa inquadratura, la stessa scenografia. Come mai?
«Devo dire che mi sono ispirato a Rashomon, il film di Akira Kurosawa. Volevo soffermarmi sulle situazioni che racconto. Di solito il fumetto popolare vive sui cambi di inquadratura, per rendere la lettura più varia e vivace. Io invece ho scelto di fare tutto il contrario per sottolineare in maniera teatrale le posture dei personaggi, i loro sguardi. È anche un omaggio al neorealismo».
Peraltro questa scelta ti ha permesso di riutilizzare gli stessi fondali nelle diverse vignette. È proprio così?
«Sì, esatto. In queste scene ho lavorato come si fa nei cartoni animati, dove si ridisegnano i personaggi e lo sfondo rimane lo stesso».
C’è anche un traditore, all’interno della storia.
«Costruendola cercavo un motivo per cui Tío Vivo, la rivista creata dagli autori, non ha avuto successo. Le possibilità sono tante e quasi tutte plausibili. Quella da me proposta mi sembra la più probabile, anche perché Bruguera non poteva accettare una concorrenza del genere, no?».
Cosa è accaduto al fumetto con la fine del franchismo?
«Abbiamo finalmente scoperto autori come Robert Crumb e Gilbert Shelton e poi i francesi di Métal Hurlant, Moebius e Druillet. Proprio quei fumettisti che avevano realizzato il sogno di cui parla il mio libro: pubblicare come editori i loro stessi fumetti».
IL LIBRO
Paco Roca, L’inverno del disegnatore, Tunué, pagg. 144, euro 19,90