Ci sono persone che sono fiume. Per me non è una metafora, è un fatto. Come ci sono persone che sono montagna (sempre uguali, sempre lì), persone che sono deserto (belle da vedere ma difficili da attraversare), ci sono persone che sono fiume.
Lo capisco ora, dopo anni. Ma forse l’ho sempre saputo, solo non avevo le parole giuste per dirlo. Quando diventi grande, cerchi sempre di dare un nome preciso alle cose, come se il mondo fosse un grande dizionario da mettere in ordine alfabetico. E io ho trovato queste: alcune persone sono fiume. Sono quelle persone che mi hanno trasportato lontano senza accorgermene, ben oltre i confini della mia esistenza quotidiana. Un giorno sei qui, il giorno dopo sei là, e nel mezzo c’è stata una corrente gentile che ti ha preso per mano. Sono quelle che ti spingono ad andare avanti quando tu non hai la forza di farlo. Come l’acqua che modella la pietra più dura, giorno dopo giorno, hanno levigato gli spigoli più taglienti, quelli che feriscono prima di tu…
Ci sono persone che sono fiume. Per me non è una metafora, è un fatto. Come ci sono persone che sono montagna (sempre uguali, sempre lì), persone che sono deserto (belle da vedere ma difficili da attraversare), ci sono persone che sono fiume.
Lo capisco ora, dopo anni. Ma forse l’ho sempre saputo, solo non avevo le parole giuste per dirlo. Quando diventi grande, cerchi sempre di dare un nome preciso alle cose, come se il mondo fosse un grande dizionario da mettere in ordine alfabetico. E io ho trovato queste: alcune persone sono fiume. Sono quelle persone che mi hanno trasportato lontano senza accorgermene, ben oltre i confini della mia esistenza quotidiana. Un giorno sei qui, il giorno dopo sei là, e nel mezzo c’è stata una corrente gentile che ti ha preso per mano. Sono quelle che ti spingono ad andare avanti quando tu non hai la forza di farlo. Come l’acqua che modella la pietra più dura, giorno dopo giorno, hanno levigato gli spigoli più taglienti, quelli che feriscono prima di tutto chi li porta dentro. Hanno scavato pazientemente la roccia, per lasciar scorrere nuovi pensieri e nuove idee.
Mi troverai sempre qui di Claudio Gobbetti (Rizzoli, illustrazioni di Diyana Nikolova, pagg. 48, euro 17, età 5+) racconta la storia di un fiume che trova un pesciolino abbandonato e lo accompagna nel viaggio tra le stagioni della vita
Come un fiume che conosce perfettamente il proprio corso, hanno saputo quando essere calme, e quando essere impetuose. Nei momenti di pigrizia, quando mi cullavo in una routine comoda ma sterile, si sono fatte veloci, e mi hanno trascinato, costringendomi a muovermi, a scegliere, a rischiare. E nei momenti di smarrimento più profondo hanno rallentato fino a diventare un sussurro, un filo d’acqua che scorre appena, ma che non smette mai di scorrere. E poi, arriva il momento, quando ti accompagnano a quel punto di confine dove il fiume diventa mare, dove il piccolo diventa grande, dove “quello che eri” diventa “quello che sei ora”.
Nato a Foligno, autore di libri per ragazzi, Claudio Gobbetti si è laureato a Urbino. Ha lavorato per varie agenzie pubblicitarie vincendo premi nazionali e internazionali. È autore tv e docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano
Le persone fiume non ti chiedono di rimanere con loro per sempre. No, ti preparano per acque più grandi, per avventure che loro magari non hanno mai vissuto. E quando ti ritrovi in acque più ampie, nell’oceano sconfinato della vita adulta con le sue tempeste e le sue bonacce, continuano a scorrere dentro di te.
Ci sono persone che sono fiume. Sono quelle che hanno trasformato la mia sete, quella sete di senso che ogni essere umano porta dentro come una ferita aperta, in capacità di dare da bere. Ne ho incontrate parecchie sulla mia strada, e ognuna ha lasciato in me qualcosa di unico e irripetibile. Già alle elementari, quella maestra che ha compreso che il compito di un educatore non è costruire argini ma aiutare a trovare il proprio cammino naturale e mi ha insegnato che sbagliare non è una colpa ma un’opportunità. Poi all’università, ho conosciuto un professore che non aveva ancora perso la voglia di stupirsi. Persino su un traghetto verso la Sardegna, in una di quelle conversazioni casuali che nascono tra sconosciuti, ho incontrato una persona fiume. Un uomo che aveva visto tanto, forse troppo, mi ha raccontato della sua guerra, delle sue perdite, ma anche della sua straordinaria capacità di ricominciare. Era uno di quei filosofi spontanei che il Mediterraneo produce naturalmente, come produce il sale e il vento. E poi c’è stata lei, la mia mamma, per me il Nilo. Il fiume madre, quello che ha portato vita dove c’era solo deserto. Lei era acqua dolce quando avevo sete di tenerezza, e acqua salata quando dovevo imparare a galleggiare da solo.
Grazie a tutte queste persone fiume. Perché ora so nuotare. E so anche che non bisogna aver paura dell’acqua profonda, so che ogni fiume arriva al mare prima o poi. E so che la cosa più bella è quando ti accorgi che qualcuno, standoti accanto, ha trovato il proprio corso. Forse potremmo tutti imparare a essere fiumi.