Ripartire dalle parole. Per dare un senso a quelle che pronunciamo e buttare via quelle che non ci rappresentano. A Varazze, il bookclub nato all’interno della libreria Tra le righe si è inventato un bidone e un contenitore. Nel bidone ci finiscono tutte le parole tossiche, quelle violente, quelle che tolgono senso invece di darlo. Nel contenitore invece ci vanno le parole da salvare, quelle che ci servono, quelle che definiscono un’idea di mondo, che arricchiscono.
Il bookclub Lettori tra le righe si riunisce una volta al mese, il venerdì alle 18. La riunione si apre sempre con una parola: la scelgono le coordinatrici Marina e Barbara, che sono anche le responsabili della libreria che hanno rilevato da qualche tempo dopo anni di lavoro da dipendenti. L’ultima volta, quella …
Ripartire dalle parole. Per dare un senso a quelle che pronunciamo e buttare via quelle che non ci rappresentano. A Varazze, il bookclub nato all’interno della libreria Tra le righe si è inventato un bidone e un contenitore. Nel bidone ci finiscono tutte le parole tossiche, quelle violente, quelle che tolgono senso invece di darlo. Nel contenitore invece ci vanno le parole da salvare, quelle che ci servono, quelle che definiscono un’idea di mondo, che arricchiscono.
Il bookclub Lettori tra le righe si riunisce una volta al mese, il venerdì alle 18. La riunione si apre sempre con una parola: la scelgono le coordinatrici Marina e Barbara, che sono anche le responsabili della libreria che hanno rilevato da qualche tempo dopo anni di lavoro da dipendenti. L’ultima volta, quella scelta è stata “confine”. Alla fine dell’incontro, a partire dal libro letto insieme il mese precedente ma anche dalla discussione nata durante il confronto, ciascuno dei partecipanti sceglie una parola da buttare via e una da conservare. L’esercizio è andato così bene che il gruppo ha deciso di condividere l’esperienza: adesso il bidone e il contenitore sono su una lavagna davanti alla libreria e chi vuole, anche chi semplicemente passa davanti alla bacheca, può scrivere. Nel cestino ci sono: “intolleranza”, “devi”, “produci”, “mongoloide”, “razzismo”, “lo fanno tutti”. Nel contenitore ci sono: “grazie”, “solidarietà”, “partecipazione”, “gioia”, “scusa”, “amore”, “pace”, “empatia”.
«È uno spazio aperto che noi del gruppo di lettura animiamo ogni volta che ci incontriamo — dice Marina Piombo, 52 anni, referente di Lettori tra le righe e proprietaria della libreria — ci siamo resi conto, nel tempo, che leggere insieme ci permette ogni volta di costruire un piccolo vocabolario condiviso. A partire dalle parole, definiamo il mondo nel quale ci piacerebbe vivere ma anche quello nel quale invece non ci piace più stare. Ci ha ispirato moltissimo l’articolo pubblicato da Michele Serra su Robinson di qualche settimana fa: bonificare il linguaggio, ritrovare le nostre parole, è esattamente quello che nel nostro piccolo tentiamo di fare».
Il gruppo di lettura è nato due anni fa. Conta su sessanta iscritti. Tra gli autori letti Saramago, Terzani, Philip Dick, Han Kang. «Facciamo anche serate di lettura tematiche — continua Marina — abbiamo per esempio dedicato un appuntamento alle favole: ognuno di noi ne ha scelta una e poi le abbiamo condivise tutti insieme leggendole ad alta voce». Tra le altre iniziative anche l’appuntamento al buio con il libro da leggere che si sceglie a partire da una piccola descrizione della trama (o dalle suggestioni alle quali rimanda), scritta su un post-it appiccicato sulle copertine incartate. «I nostri appuntamenti sono diventati imprescindibili: forse la parola che ci rappresenta di più è condivisione».
Avete un gruppo di lettura? scriveteci a robinsongdl@repubblica.it per raccontarci la vostra storia di lettura condivisa. Lettori tra le righe ha scelto un romanzo di Georges Simenon. Vi aspettiamo.