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Libri per ragazzi, Sophie Blackall: “La felicità? Fantasia più noia”

Sophie Blackall

 

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Abbiamo incontrato una delle più acclamate autrici per l’infanzia, grande sostenitrice della lettura tra i bambini di tutto il mondo. Che qui si racconta
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Nasce da una vacanza in Islanda con la famiglia l’ultimo delizioso libro illustrato di Sophie Blackall, premiatissima autrice, illustratrice e sostenitrice della lettura per i bambini di tutto il mondo. «Eravamo in macchina e i miei figli stavano dormendo. A un certo punto Jack, avrà avuto 15 anni all’epoca, si è svegliato, ha guardato fuori dal finestrino e ha visto i cavalli islandesi. Non so se vi è mai capitato: sono molto selvaggi e pelosi, davvero stupendi! Lui li ha guardati e ha detto: “Ah, se fossi un cavallo, mi rotolerei tutto il giorno”. Abbiamo trovato tutti la frase così divertente che l’ho appuntata su un quaderno. Ma ci sono voluti dieci anni prima che mi venisse in mente quale potesse essere la storia», ci racconta lei stessa con l’entusiasmo che le è proprio quando la raggiungiamo, attraverso la telecamera di Zoom, nella tenuta di Milkwood, splendido ritiro creativo per autori che ha realizzato ristrutturando un’antica fattoria immersa nel verde (come vediamo dalle f…

Nasce da una vacanza in Islanda con la famiglia l’ultimo delizioso libro illustrato di Sophie Blackall, premiatissima autrice, illustratrice e sostenitrice della lettura per i bambini di tutto il mondo. «Eravamo in macchina e i miei figli stavano dormendo. A un certo punto Jack, avrà avuto 15 anni all’epoca, si è svegliato, ha guardato fuori dal finestrino e ha visto i cavalli islandesi. Non so se vi è mai capitato: sono molto selvaggi e pelosi, davvero stupendi! Lui li ha guardati e ha detto: “Ah, se fossi un cavallo, mi rotolerei tutto il giorno”. Abbiamo trovato tutti la frase così divertente che l’ho appuntata su un quaderno. Ma ci sono voluti dieci anni prima che mi venisse in mente quale potesse essere la storia», ci racconta lei stessa con l’entusiasmo che le è proprio quando la raggiungiamo, attraverso la telecamera di Zoom, nella tenuta di Milkwood, splendido ritiro creativo per autori che ha realizzato ristrutturando un’antica fattoria immersa nel verde (come vediamo dalle finestre alle sue spalle) a sole tre ore da New York.

Il sostegno ad autori emergenti («In cinque anni ne abbiamo ospitati 500 provenienti da 23 paesi e le idee nate qui durante laboratori, seminari o semplice condivisione di esperienze, sono diventati libri che ora vengono pubblicati» ci confessa) unito al tempo che dedica a incontrare i ragazzi è l’altra faccia del suo lavoro di scrittrice. «Mi ricorda perché faccio questo mestiere. Mi aiuta a capire cosa li spinge a voltare pagina. Oggi però mi preoccupa il tempo che i giovani passano sui telefoni e cosa significhi essere esposti a così tanto, così presto. Cerco di incoraggiarli allora a concedersi il lusso della noia, cosa che non conoscono più. Era in quei momenti che nella nostra mente si apriva spazio per immaginare, inventare storie e fingere di essere qualcos’altro, senza limiti».

Illustrazione di Sophie Blackall tratta dal libro

 

È questo che cerca di riprodurre qui, celebrando l’immaginazione che, come un cavallo, può correre libera e andare dove vuole?

«I più piccoli in tutto il mondo, anche se ogni cultura è diversa, non hanno molto potere, controllo o autonomia. Non scelgono quasi mai dove andare, quando o come. Perciò penso sia una fantasia universale, per un bambino, immaginare di avere il potere di fare quello che più vuole. E quando gli è concesso scopri che non vogliono nemmeno andare sulla Luna: magari gli basta allontanarsi un po’ da casa, guardarla da lontano e avere questa piccola sensazione di libertà. Così mi sono chiesta: se un bambino potesse essere qualsiasi cosa, cosa sarebbe? E se fosse un cavallo, come cambierebbe la sua vita?».

Così attraverso la metafora del cavallo ha dato vita al sogno comune nell’infanzia di essere qualcun altro.

«È così che scopriamo chi siamo, provando a essere qualcos’altro. Forse voglio essere un artista, forse un dottore, magari le provo tutte nella vita finché non trovo ciò che mi sta bene. E magari voglio essere un cavallo. I bambini non distinguono tra una fantasia realistica e una del tutto folle. Nella loro testa possono essere un cavallo. Un bambino mi ha detto: Sono un camion dei pompieri. Non “sto fingendo”, ma sono. E in quel momento, nella sua testa, era davvero un camion dei pompieri, che correva in giro a spegnere incendi. Per loro non ci sono limiti. È il grande potere della fantasia».

Illustrazione di Sophie Blackall tratta dal libro

 

Questo libro si intitola “Se fossi un cavallo”. Il precedente era “Se vieni sulla Terra”: la parola “se” è così importante per lei, e per i suoi libri?

«Penso che tutto sia possibile quando sei un bambino. Lo è anche da adulti, ma ce lo dimentichiamo. Ogni giorno puoi ricominciare, possiamo decidere di essere diversi, solo che più si invecchia, più diventa difficile. A me piace quel senso di possibilità».

Com’è stato crescere in Australia? E perché si è trasferita a New York?

«Crescere in Australia mi ha dato molta libertà. Vivevo in una piccola cittadina di campagna, erano gli anni ’70, io e mio fratello correvamo liberi e mia madre suonava una campana per richiamarci. Potevamo andare dove volevamo. Lei confidava che saremmo stati al sicuro. I bambini oggi non hanno quella libertà. In America a volte non possono fare nemmeno pochi passi da soli. Tutto è supervisionato. Mi chiedo spesso perché sono venuta qui, soprattutto adesso. Ci sono molte cose in questo Paese che mi preoccupano profondamente, per esempio la grande divisione politica. Ma New York è così viva dal punto di vista artistico, culturale, editoriale. È ancora un posto stimolante dove vivere, anche se torno spesso in Australia e provo sempre una certa nostalgia».

Lei è anche ambasciatrice per Unicef e Save the Children: in cosa consiste il suo ruolo?

«Con Save the Children di recente sono stata in Bhutan e Rwanda, ho visitato scuole e lavorato con autori e illustratori del posto per creare libri nelle lingue locali, cosa che lì manca completamente. In molte di queste culture infatti le storie sono ancora tramandate oralmente, l’insegnante legge frasi secche che gli alunni devono ripetere all’infinito. Io credo molto invece negli albi illustrati come strumento per introdurre i bambini all’arte e alla rappresentazione del mondo. I ragazzi che non leggono libri illustrati non passeranno mai a quelli più lunghi o ai romanzi».

Prima di creare libri, ha lavorato per riviste, giornali, soprattutto per il New York Times, e nella pubblicità. Ci racconta questa esperienza?

«Era un modo del tutto diverso di pensare e disegnare: ricevevi un incarico e avevi due ore per farti venire un’idea, fare tre proposte, inviarle, ricevere risposta e realizzare l’illustrazione finale. Era tutto così estremamente rapido. Per terminare un libro invece puoi impiegare anche anni. E questo resterà sugli scaffali quando tu non ci sarai più».

Premiata autrice e illustratrice di circa 60 libri per ragazzi, Sophie Blackall (1970) è nata in Australia e vive a Brooklyn. È ambasciatrice Unicef e Save the Children

Il libro

Se fossi un cavallo di Sophie Blackall (il castoro, traduzione Alessandro Zontini, pagg. 32, euro 16, età 4+). In libreria dal 21 ottobre

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