L’autore di “Hugo Cabret” Brian Selznick: “La mia Roma da love story”
di Brian SelznickScrivo libri ormai da lungo tempo. Il primo, Il segreto di Houdini, è uscito (negli Stati Uniti, ndr) nel 1991, mentre l’ultimo, Fuggi via con me, è stato pubblicato quest’anno. Di solito non riesco a individuare con precisione il momento in cui nasce un nuovo libro, ma quello di Fuggi via con me so per certo che è l’11 gennaio 2021, quando mi sono trasferito a Roma con mio marito, che aveva appena vinto il Rome Prize. L’American Academy di Roma era riuscita in qualche modo a far arrivare in Italia tutti i vincitori e le loro famiglie dagli Stati Uniti, sebbene in piena pandemia. Poiché non c’erano turisti, e sembrava che, anche tra gli abitanti, pochi uscissero di casa, avevamo la sensazione che la città fosse tutta per noi. Saremmo rimasti per nove mesi.
La maggior parte dei vincitori stava lavorando a progetti legati alla città e, proprio grazie a loro, ho imparato a conoscere gli obelischi, i mosaici, l’architettura e la storia di Roma. Ogni volta che ascoltavo un nuovo racconto …
Scrivo libri ormai da lungo tempo. Il primo, Il segreto di Houdini, è uscito (negli Stati Uniti, ndr) nel 1991, mentre l’ultimo, Fuggi via con me, è stato pubblicato quest’anno. Di solito non riesco a individuare con precisione il momento in cui nasce un nuovo libro, ma quello di Fuggi via con me so per certo che è l’11 gennaio 2021, quando mi sono trasferito a Roma con mio marito, che aveva appena vinto il Rome Prize. L’American Academy di Roma era riuscita in qualche modo a far arrivare in Italia tutti i vincitori e le loro famiglie dagli Stati Uniti, sebbene in piena pandemia. Poiché non c’erano turisti, e sembrava che, anche tra gli abitanti, pochi uscissero di casa, avevamo la sensazione che la città fosse tutta per noi. Saremmo rimasti per nove mesi.
La maggior parte dei vincitori stava lavorando a progetti legati alla città e, proprio grazie a loro, ho imparato a conoscere gli obelischi, i mosaici, l’architettura e la storia di Roma. Ogni volta che ascoltavo un nuovo racconto pensavo: «Questo dovrebbe finire in un libro!». Degli amici italiani mi dicevano che una delle cose più strane della pandemia era vedere che nessuno si baciava più per strada, dal momento che ci trovavamo in posti solitamente piuttosto romantici.
Tutto questo ha cominciato a girarmi in testa, e ho iniziato a immaginare due ragazzi di sedici anni che si innamorano per la prima volta, immersi nello splendore dell’antica città. Ho deciso che uno dei due sarebbe stato americano e l’altro italiano. Ho attinto molto alla mia stessa vita per dotare questi giovani di esperienze proprie. Da bambino soffrivo di una forte asma e passavo molto tempo in ospedale. A dieci anni ho perfino subito un invasivo intervento chirurgico al torace. Ho deciso così di attribuire a uno dei personaggi il mio trascorso di salute mentre all’altro ho conferito prestanza fisica ma anche insicurezza emotiva. I due ragazzi finiscono per aiutarsi a superare le proprie paure. Solo una volta terminato il libro, mi sono reso conto che era come se stessi dicendo al me stesso di un tempo che in futuro sarebbe andato tutto quanto a posto.
Ho conosciuto Roma per la prima volta alla fine degli anni Novanta, quando un’amica si è sposata nella chiesa di San Pietro in Montorio. Durante quel viaggio mi portò anche all’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, che si occupa del restauro e della conservazione dei libri. Per il mio romanzo, ambientato nel 1986, ho immaginato che la madre del ragazzo americano fosse un’accademica, arrivata a Roma con il figlio per trascorrere l’estate lavorando a un progetto in un luogo ispirato proprio a quell’Istituto. L’estate romana offriva il perfetto antagonista… ovvero il tempo. La storia è così diventata un conto alla rovescia, dal momento in cui i due protagonisti si incontrano a quello in cui devono dirsi addio. In seguito, altre storie mi sono venute in mente, di uomini di altre epoche che si incontrano e si innamorano: uno negli anni Quaranta, uno nel 1900 e l’ultimo nel Seicento.
Come nel mio libro La straordinaria invenzione di Hugo Cabret (da cui Martin Scorsese ha tratto nel 2011 un film), ho usato le illustrazioni per contribuire a raccontare la storia. Fuggi via con me si apre con un centinaio di pagine di soli disegni che accompagnano i lettori in un viaggio visivo attraverso una Roma quasi completamente vuota. In questo modo, quando iniziano le parole, tutti i lettori, inclusi quelli che non hanno mai messo piede a Roma, hanno l’impressione di essere in un luogo ormai familiare. Non leggeranno semplicemente la storia: avranno la sensazione di ricordarla.
Una delle cose che amo di più di Roma è che il passato è visibile dappertutto. Esiste in superficie, accanto alla vita moderna; lo si scorge negli strati degli scavi archeologici e nelle profondità delle chiese, come San Clemente, dove si attraversano migliaia di anni di storia, risalendo fino all’incendio di Nerone, a un tempio mitraico e, nel punto più profondo, a un fiume sotterraneo il cui scrosciare mi ha fatto credere di ascoltare il suono stesso del tempo.
Volevo che Fuggi via con me traesse la sua forza proprio dalla storia. Volevo ricordare ai giovani queer di oggi che, in ogni epoca, ci sono stati modi perché ci trovassimo e per inseguire la felicità. Volevo condividere una storia di gioia che accompagnasse la scoperta di un amore queer.
Ma naturalmente il bisogno di connessione, il desiderio di trovare qualcuno che ci veda per ciò che siamo davvero, non è appannaggio dell’amore queer. È un desiderio universale, un tratto centrale dell’essere umano. E ora, con l’avvicinarsi delle festività, mi rende molto felice sapere che Fuggi via con me, una storia che parla di come scopriamo noi stessi attraverso le persone che amiamo e che ci amano, sia disponibile in Italia, il luogo in cui è nato.
Traduzione di Adelio Reghezza