Dei suoi personaggi si è detto che escono fuori dalla pagina, strizzando l’occhio al lettore, nello stile inconfondibile che lo ha reso il “Grande vecchio” della letteratura per l’infanzia. Sì, perché “vecchio” Quentin Blake adesso lo è per davvero — classe 1932, tra pochi giorni compirà 93 anni, esattamente il 16 dicembre — un mostro sacro per quanti sono venuti dopo di lui. In Italia, i suoi libri continuano ad appassionare generazione dopo generazione adulti e bambini e gli editori continuano a ristamparli o a tirarne fuori dal cilindro di nuovi.
Del resto, lo abbiamo conosciuto come l’illustratore dei libri di Roald Dahl e il suo tratto rimarrà per sempre legato a Matilda, la Fabbrica di cioccolato, il GGG o le Streghe. Personaggi divenuti mitici, per la realizza…
Dei suoi personaggi si è detto che escono fuori dalla pagina, strizzando l’occhio al lettore, nello stile inconfondibile che lo ha reso il “Grande vecchio” della letteratura per l’infanzia. Sì, perché “vecchio” Quentin Blake adesso lo è per davvero — classe 1932, tra pochi giorni compirà 93 anni, esattamente il 16 dicembre — un mostro sacro per quanti sono venuti dopo di lui. In Italia, i suoi libri continuano ad appassionare generazione dopo generazione adulti e bambini e gli editori continuano a ristamparli o a tirarne fuori dal cilindro di nuovi.
Del resto, lo abbiamo conosciuto come l’illustratore dei libri di Roald Dahl e il suo tratto rimarrà per sempre legato a Matilda, la Fabbrica di cioccolato, il GGG o le Streghe. Personaggi divenuti mitici, per la realizzazione dei quali non si contano le discussioni avute con Dahl, «per come dovessero apparire, cosa dovessero indossare», come ci ha raccontato lo stesso Quentin Blake in un’intervista tempo fa. Dove ribadiva l’intento che lo muoveva e che per lui è sempre stato quello di «essere divertente, utilizzando situazioni ironiche che i bambini possano riconoscere con facilità e con cui possano identificarsi». È anche per questo che i suoi personaggi sono vivaci. «Spero che un po’ di questa vivacità emerga dal disegno e da quello che fanno», si augurava allora, «perché le illustrazioni sono immediate e, a volte, aiutano ad attirare il lettore dentro al libro».
Di sicuro ci riescono in questo suo ultimo albo, arrivato ora in Italia per Camelozampa, Una barca nel cielo. «Trascorro parte dell’anno in Francia, vicino Rochefort, e durante una delle mie visite alla biblioteca locale ho incontrato un gruppo di insegnanti che aveva un progetto: pubblicare un libro che avesse come tema l’umanesimo, scritto dai loro studenti con l’aiuto di un illustratore», ha raccontato a proposito della genesi di questo libro. «Il progetto si estese velocemente e arrivò materiale dal Lussemburgo, da Londra, da Dublino, da Oslo e perfino da Singapore. Il mio lavoro è stato quello di cucire insieme, come in un patchwork, questa tempesta di idee».
Per farlo Quentin Blake ha dialogato con ben 1.800 bambini — tutti i loro nomi compaiono nei risguardi all’inizio e alla fine dell’opera — uniti da un sogno: vedere le persone di tutto il mondo vivere in armonia. Per questo hanno immaginato una barca-rifugio in cui ognuno può trovare salvezza, una sorta di moderna arca di Noè volante che, pagina dopo pagina, raccoglie nuovi esuli salvandoli dai pericoli dell’inquinamento, dalle guerre, dallo sfruttamento minorile, dalla discriminazione, dalla violenza, in una parola da tutti i mali del nostro tempo. Un albo che parla ai piccoli e insegna ai grandi che solidarietà e accoglienza hanno solo bisogno di essere immaginate per poter essere praticate.
Una barca nel cielo di Quentin Blake (Camelozampa, traduzione Luigi Berio, pagg. 48, euro 19,90, età 5+)
E così Quentin Blake ci fa volare, come solo lui sa fare, tra nuvole nere che non fanno respirare («Erano finiti nel cielo di una città dove fumava ogni cosa: fumavano le case, le macchine, le fabbriche…»), tra i colpi di cannone delle zone di guerra (e qui il pensiero va subito all’Ucraina e a Gaza). Ci fa incontrare una bambina presa a sassate perché ha la pelle verde e poi una strega, però gentile, anche lei con la pelle verde (è la nonna della bambina) che subito ci rimanda ai tanti personaggi fantastici — mostri, ancora streghe — usciti dalla matita di Quentin Blake nel corso della sua lunghissima carriera.
Ha esordito infatti giovanissimo come vignettista a 16 anni, quando andava ancora a scuola, sulla rivista Punch, per la quale ha disegnato per quarant’anni. Da allora ha illustrato oltre 300 libri vincendo moltissimi premi. Oltre a Roald Dahl ha lavorato in coppia con Michael Rosen e con l’amico di sempre John Yeoman, conosciuto ai tempi dell’università, con il quale ha stretto un sodalizio durato decenni. A partire da quel primo libro per ragazzi, A Drink of Water, realizzato insieme alla fine degli anni ’50. E a proposito del quale Blake pronunciò la famosa frase: «Non avevo idea di come si illustrasse un libro per bambini. Per questo chiesi al mio amico John di scrivermene uno». Come pure resteranno nella storia altri suoi motti indimenticabili come «mi ci è voluto del tempo per superare il pregiudizio secondo cui le foglie degli alberi sono verdi e i loro tronchi marroni, mentre all’occhio possono apparire blu o viola». Insuperabile Quentin! Ecco perché piaci tanto ai bambini.