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Il passato è una casa di bambola: ad Amsterdam la grande mostra sulla vita nel Secolo d’oro

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Il Rijksmuseum racconta l’esistenza quotidiana del XVII secolo partendo dalla straordinaria miniatura della ricca Petronella Oortman. Tutt’altro che un giocattolo..
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Nel penultimo decennio del Secolo d’Oro olandese una facoltosa signora di Amsterdam, Petronella Oortman, commissionò ai più valenti artigiani e ricercati artisti del suo tempo quella che oggi ci sembra una preziosa casa delle bambole. È molto di più, in realtà: è un capolavoro della collezione permanente del Rijksmuseum, ma è soprattutto un modello e una visione ideali di vita famigliare. Nove stanze perfettamente arredate e decorate, con materiali originali, dipinti in trompe-l’oeil e una mirabile attenzione ai dettagli, in principio furono abitate anche da 27 minuscole figure umane: i padroni di casa, i figli, gli ospiti, i domestici. Le figure sono andate perdute, tranne il più piccolo componente della famiglia, un bimbo in fasce, ma sappiamo della loro esistenza e posizione all’interno della casa grazie a una tela di Jacob Appel, che la raffigurò nel 1710.

Dalla casa delle bambole di Petronella Oortman (1686-1730) e…

Nel penultimo decennio del Secolo d’Oro olandese una facoltosa signora di Amsterdam, Petronella Oortman, commissionò ai più valenti artigiani e ricercati artisti del suo tempo quella che oggi ci sembra una preziosa casa delle bambole. È molto di più, in realtà: è un capolavoro della collezione permanente del Rijksmuseum, ma è soprattutto un modello e una visione ideali di vita famigliare. Nove stanze perfettamente arredate e decorate, con materiali originali, dipinti in trompe-l’oeil e una mirabile attenzione ai dettagli, in principio furono abitate anche da 27 minuscole figure umane: i padroni di casa, i figli, gli ospiti, i domestici. Le figure sono andate perdute, tranne il più piccolo componente della famiglia, un bimbo in fasce, ma sappiamo della loro esistenza e posizione all’interno della casa grazie a una tela di Jacob Appel, che la raffigurò nel 1710.

Dalla casa delle bambole di Petronella Oortman (1686-1730) e da quella, meno preziosa, di Petronella Dunois (1676) prende avvio la mostra A casa nel XVII secolo. Una giornata di vita quotidiana all’epoca di Rembrandt, Frans Hals e Vermeer, al Rijksmuseum di Amsterdam fino all’11 gennaio 2026. Com’era davvero la vita ad Amsterdam nel Secolo d’Oro? Come ci si riscaldava? Come si dormiva? Com’era apparecchiata la tavola? Cosa si cucinava? Come ci si vestiva? A queste domande e a molte altre il museo risponde offrendo, grazie a oggetti unici, storie private e diorami, il racconto della giornata tipo degli olandesi, ricchi o poveri che fossero, mercanti o notabili, di fede riformata, ebrea e cattolica. Un esercizio esemplare di object biography.

Nel percorso espositivo ogni miniatura presente nelle stanze concepite da Petronella Oortman trova il suo corrispondente oggetto d’uso reale, storico e autentico. Petronella commissionò microscopiche tazze da tè non più alte di un centimetro e una teiera e una caffettiera in argento poco più grandi. In mostra sono esposte vere tazze, vere teiere. E credenze, tavoli, un letto, una culla, sedie, lenzuola, camicie, gorgiere (diciassette metri di tessuto arricciato…), una pressa in legno per la biancheria, bracieri, set da toeletta, piatti, pentole, bicchieri, tovaglie, tappeti, ceramiche e porcellane di Delft, libri, un virginale o spinetta.

Un particolare della Casa delle bambole di Petronella Oortman, 1686-1710

 

Dal Victoria and Albert Museum di Londra è giunto un set unico di corsetti e stecche di seta; la massiccia porta d’ingresso di un’abitazione documenta l’abitudine a tenerne aperta la parte superiore, non solo per far entrare la luce e intercettare ospiti e clienti di passaggio; persino lo scheletro di una tartaruga risalente al 1625-1630 racconta una storia, di commerci e di colonialismo atlantico. Una lampada di Hanukkah, in rame, usata in occasione della Festa delle Luci, testimonia la quotidianità della comunità ebraica.

Ritratto di Thomas Hees con i suoi nipoti, Jan e Andries Hees insieme a un servitore, opera di Michiel van Musscher (1645-1705)

 

E ovviamente quadri: e anche in questo caso gli oggetti dipinti sulla tela sono “estratti”, messi in mostra e ricontestualizzati, cioè inseriti in diorami di cartone dipinto (realizzati dal designer e scenografo Steef de Jong) che ne evocano l’utilizzo. A volte sono proprio gli stessi oggetti, come il tavolo che appare nel ritratto di Eva Wtewael dipinto dal padre, il pittore e incisore di Utrecht Joachim Anthonisz Wtewael (1566- 1638). O come nel ritratto di Thomas Hees, dipinto da Michiel van Musscher nel 1687, in cui compare una custodia in seta ricamata dove riporre le lettere: la stessa custodia esposta nella teca accanto. In questo quadro - siamo verosimilmente ad Algeri, dove Hees prestò servizio come diplomatico negoziando il riscatto dei marinai olandesi ridotti in schiavitù sulle galee ottomane - il protagonista figura assieme a un giovane di colore, la cui condizione di schiavo è testimoniata dal collare di metallo. È un particolare che ci riporta alla casa delle bambole di Petronella Oortman, o meglio al dipinto che ne fece Jacob Appel: nel salotto è presente un giovane servitore nero. Siamo ad Amsterdam, ma benché le Sette Provincie Unite avessero abolito la schiavitù all’interno dei propri confini, la condizione del ragazzo è documentata da un simile collare d’argento. Il modello di famiglia ideale di Petronella Oortman, quindi, è il ritratto della quotidianità olandese anche nei suoi aspetti storici più controversi. Nella cosiddetta “stanza della tappezzeria” della casa delle bambole, le ante di un armadio nascondono una collezione di naturalia, in questo caso conchiglie esotiche, a ricordarci le meravigliose Wunderkammer di Amsterdam, centro nevralgico del commercio, delle scienze e delle arti del Secolo d’Oro, il più dinamico mercato mondiale di rarità naturalistiche ed etnografiche.

Ritratto di Meindert Sonck, Agatha van Neck e i loro bambini di Jan Albertsz Rotius (1662, Museum Mayer van den Bergh, Anversa)

 

Ma le curiosità sono innumerevoli, fonti inesauribili per film in costume e romanzi storici, descritte da apparati spesso venati di humour. Senza il ricorso ad alcuna simulazione virtuale né percorso immersivo, A casa nel XVII secolo riesce ad ammaliarci. Perché è come entrare dalla finestra in un quadro di Johannes Vermeer. E perché il museo cattura per te una giornata di 400 anni fa, e la sospende davanti ai tuoi occhi in una sorta di fotogramma immutabile ma tangibile - mentre là fuori il tempo scorre inarrestabile.

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