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Paolo Bacilieri: “Io, Milano e il maestro Scerbanenco”

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Considerato troppo complesso e troppo crudo, il romanzo “Traditori di tutti” non ha mai avuto una trasposizione al cinema. Ora diventa un fumetto bianco e noir come racconta il disegnatore
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Milano.Un cielo grigio e la pioggia che cade sembra ricordare una città che forse non c’è più ma che resiste nell’adattamento di Paolo Bacilieri dell’universo noir di Giorgio Scerbanenco. Traditori di tutti è il secondo volume a fumetti del ciclo di Duca Lamberti dopo Venere privata. Pubblicato a puntate su Linus e raccolto in volume da Oblomov Edizioni, il graphic novel traspone il romanzo del 1966 che valse a Scerbanenco il Grand Prix de la littérature policière che in Francia è uno dei premi più prestigiosi per la narrativa poliziesca.

La storia si apre con un’immagine spettrale: una Fiat 1300 viene spinta nel Naviglio Pavese con dentro due anziani narcotizzati. A compiere il gesto è una misteriosa ragazza americana che subito dopo fugge. Duca Lamberti — ex medico radiato, reduce da tre anni di carcere — viene coinvolto in un’indagine che lo porta a scoprire una banda criminale dedita a traffici di ogni genere. Ma il cuore nero del romanzo affonda le radici nella Seconda guerra mo…

Milano.Un cielo grigio e la pioggia che cade sembra ricordare una città che forse non c’è più ma che resiste nell’adattamento di Paolo Bacilieri dell’universo noir di Giorgio Scerbanenco. Traditori di tutti è il secondo volume a fumetti del ciclo di Duca Lamberti dopo Venere privata. Pubblicato a puntate su Linus e raccolto in volume da Oblomov Edizioni, il graphic novel traspone il romanzo del 1966 che valse a Scerbanenco il Grand Prix de la littérature policière che in Francia è uno dei premi più prestigiosi per la narrativa poliziesca.

La storia si apre con un’immagine spettrale: una Fiat 1300 viene spinta nel Naviglio Pavese con dentro due anziani narcotizzati. A compiere il gesto è una misteriosa ragazza americana che subito dopo fugge. Duca Lamberti — ex medico radiato, reduce da tre anni di carcere — viene coinvolto in un’indagine che lo porta a scoprire una banda criminale dedita a traffici di ogni genere. Ma il cuore nero del romanzo affonda le radici nella Seconda guerra mondiale: flashback rivelano che le origini di questa catena di tradimenti risalgono al conflitto, quando collaborazioni, vendette e segreti inconfessabili hanno avvelenato i rapporti tra i protagonisti. L’intreccio viene tradotto da Bacilieri in un bianco e nero denso e cinematografico, ancorato a una Milano ricostruita con ossessione documentaria.

Quando hai iniziato questo lavoro di trasposizione?

«Alla fine del 2023, dopo aver pubblicato il mio libro su Piero Manzoni. Con Igort, le case editrici Oblomov e La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, già fin dall’inizio l’idea era di fare tutto il ciclo di Duca Lamberti, ovvero quattro romanzi. Questo secondo Scerbanenco, per metterla sul personale, è in realtà il primo per me: l’ho letto più di vent’anni fa in un’edizione Garzanti, ed è il mio preferito per motivi che non mi sono mai stati esattamente chiari. C’è da una parte una cosa bellissima ma folle: queste macchine che continuamente finiscono nel Naviglio con la gente dentro. Dall’altra c’è una profondità che deriva dal peso specifico di questo scrittore, che è riduttivo definire il padre del giallo. Scerbanenco è un autore di alto livello e di grande spessore che secondo me è ingiusto confinare dentro il genere».

Quando hai iniziato a leggerlo? Prima o dopo il tuo arrivo a Milano? «L’ho incontrato ancora prima di arrivare a Milano. Fin da ragazzino era uno scrittore di cui mi era capitato in mano qualche volume. Quindi probabilmente né troppo presto né troppo tardi, a un certo punto mi è capitato proprio questo Traditori di tutti. Mi ricordo la copertina, con questa macchina dentro il Naviglio. Un’altra caratteristica di questo romanzo è la profondità anche temporale: ci sono dei flashback della Seconda guerra mondiale, storie che vanno indietro nel tempo a collegarsi a eventi storici di portata assoluta. Questa ragazza che viene dall’America per buttare nel Naviglio questi due anziani è un personaggio a sua volta, come molti personaggi femminili di Scerbanenco, per me affascinante».

Come mai non è stato fatto un film anche da questo romanzo?

«In effetti è uno dei pochi libri di Scerbanenco che non è mai stato trasposto al cinema in nessuna maniera, e probabilmente facendone a mia volta una trasposizione ne ho anche capito il motivo. Scerbanenco è stato molto sfruttato dal cinema “poliziottesco” con risultati a volte bellissimi, altri meno. Uno dei motivi per cui da questo romanzo non è mai stato tratto un film può essere la mancanza di unità di tempo e di luogo, questo continuo andare avanti e indietro nel tempo. Il fumetto non è cinema, è un media che ha le sue regole e le sue peculiarità, e secondo me riesce a restituire anche la complessità e la densità. Questo forse me lo rende anche più simpatico, più personale. L’altro è probabilmente la sua estrema efferatezza, la scabrosità dei temi trattati, soprattutto allora».

Com’è stato il tuo rapporto con la figlia, Cecilia Scerbanenco?

«Ho avuto il privilegio di una totale libertà d’azione. Fiducia incondizionata da parte dell’editore e da parte di Cecilia, che ho conosciuto durante la lavorazione di Venere privata. Mi ha aiutato molto ad approfondire la figura del padre. Lei mi raccontava che all’epoca era ghettizzato in quanto scrittore di genere. Negli anni ’60, quando uscirono libri come questo, era considerato alla stregua di un pornografo, non certo di scrittore letterario».

I film di Di Leo come “Milano calibro 9” ti hanno influenzato?

«È curioso come siano bellissimi quei film, eppure ne abbia tenuto conto in maniera limitatissima. È soprattutto una questione di estetica: i film di Di Leo rappresentano per me gli anni ’70, con questi colori acidi, questa estetica un po’ plastificata. Mentre il mio Scerbanenco è in bianco e nero. È una Milano degli anni Sessanta».

Perché questo stretto rapporto con Milano?

«Probabilmente per lo stesso motivo per cui anche Scerbanenco l’amava. C’è una frase in Traditori di tutti che pronuncia Duca Lamberti: “Milano non è mai stata così bella”. Traspare dal romanzo un amore non idealizzato per una città: anzi, ne racconta proprio le pieghe, le piaghe, le rughe e le cicatrici. Scerbanenco nomina le vie, le periferie, i Navigli. Non ci sono nato, sono arrivato qui da adulto quasi trent’anni fa, ed è il luogo dove anche un fumettista come me può sentirsi a casa. Una volta ho dato una spiegazione pazza: ho detto che Milano, a differenza di altri posti, ha un contorno nero di china. Un contorno sottile alla Crepax, che la rende perfettamente adattabile a un fumetto».

Qual è la tua impressione della Milano attuale?

«C’è una tavola dove rappresento la Torre Velasca almeno sei, sette volte. In quel momento Scerbanenco alza la testa e fa un discorso più generale sulla malavita milanese. Visto che lui alza la testa, anch’io alzo la testa: rispetto al paesaggio canonico degli anni ’60 inserisco grattacieli contemporanei, con l’idea che le cose non sono cambiate tantissimo. Ho disegnato anche il grattacielo di Segrate con l’insegna crollata. L’idea è che forse i peggiori delinquenti sono in giacca e cravatta».

Un tratto di Scerbanenco è il modo in cui racconta la violenza.

«È un vero maestro: riesce a raccontare la violenza più estrema da un punto di vista inedito, ironico nel senso che ci mostra l’assurdità della violenza. Nel libro c’è questa macelleria alla periferia di Milano, dove dietro la serranda chiusa succedono cose terribili, mentre nel cortile assolato due bambine giocano amorevolmente con un tacchino. Questa cosa è nel romanzo, non me la sono inventata. È proprio lo sguardo di Scerbanenco, capace di amplificare la violenza con un punto di vista straniante».

Non c’è nessuna trasposizione cinematografica a cui ti sei ispirato per le scene più violente?

«È una cosa così efferata che è difficile trovare dei corrispettivi cinematografici. Ho sicuramente guardato molti film e ho nella mia personale videoteca, che ormai è diventato il mio cervello, ho un sacco di riferimenti che vanno dal film più estremo mai fatto ambientato in questa epoca, che è Salò di Pasolini, fino a Jean-Pierre Melville con L’armata delle ombre. Come in Venere privata, la dolcezza di quella Milano ogni tanto viene devastata da questa violenza che però non è mai gratuita. È una violenza che ha a volte anche una storia lunghissima dietro: in questo caso arriva fino alla Seconda guerra mondiale».

A chi sono ispirati i personaggi?

«Il vecchietto è di derivazione Magnus, mescolato con Capannelle de I soliti ignoti, ovvero Carlo Pisacane. Una delle cose belle di fare questi adattamenti di Scerbanenco è che sei come un regista che deve fare un casting. Per un altro personaggio ho guardato le foto dell’epoca di Fabio Testi, perché nel romanzo si tratta di un personaggio prestante, grande, grosso, fortissimo. Duca Lamberti è ispirato a Bruno Cremer, l’attore del film Il caso Venere privata, anche se nel film sembra tornare da una vacanza in Costa Azzurra e non da tre anni di carcere. In Traditori di tutti ho avvertito una facilità nel raccontarlo dovuta alla continua frequentazione: sta diventando un personaggio da fumetti vero».

C’è anche un personaggio che si chiama Paolo Bacilieri...

«Non sono io, è il mio omonimo cantante che i miei genitori vedevano negli anni ’50 nel Musichiere. Mi è sembrata una cosa carina, visto che la scena prevedeva questa folla di gente davanti al televisore. Ci sono altre citazioni musicali: una canzone in particolare, Quella cosa in Lombardia di Franco Fortini, cantata da Jannacci. Un pezzo del 1966 che restituisce quell’atmosfera ipermilanese».

Che tipo di ricerche hai fatto per raccontare visivamente questa Milano così scura e violenta?

«Un libro che si intitola Ultima edizione, una raccolta di foto di cronaca nera dell’epoca. Sono esattamente l’universo Scerbanenco visualizzato: foto reali di morti ammazzati e gente arrestata che risultano anche capolavori di bellezza. È pubblicato da Milieu ed è l’ ho saccheggiato».

Quanto tempo ci hai messo per realizzare questo lavoro? È davvero imponente: quasi 200 pagine...

«Ho accettato di pubblicarlo prima a puntate su Linus, per tornare a quel modo di fare fumetti con cui sono cresciuto. Autore e lettore così a poco a poco prendono confidenza con la storia. Per rispettare il patto con il lettore però almeno sette-dieci tavole al mese bisogna prepararle. Si crea così un rapporto di fiducia, di appuntamenti fisso. E nello stesso tempo ancori la storia che stai facendo al momento in cui la stai facendo: esce su Linus dal 2024 e finisce con il numero in edicola in contemporanea al libro, pur essendo la storia degli anni ’60, sembra raccontata in un contesto molto simile a quello di oggi».

Cosa ti lega a questa Milano di Scerbanenco?

«C’è una Milano che io amo: primaverile, fatta di quelle rare giornate in cui il vento spazza lo smog e il cielo diventa quasi azzurro. Traspare dal romanzo un amore non idealizzato per questa città di Scerbanenco. E per me, che sono veneto, è la stessa cosa».

IL GRAPHIC NOVEL

Paolo Bacilieri, Traditori di tutti Oblomov Edizioni, pagg. 200, euro 22

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