Una donna dai lunghi capelli grigi si aggira tra alberi e carcasse d’auto, sfoglia foto di un tempo che fu: sono momenti felici, un bambino che festeggia il compleanno, sposi. Un ininterrotto canto di uccelli in sottofondo (ricordate? “i gufi non sono quello che sembrano”) e un senso d’inquietudine. Segreti e domande che affiorano (chi è la protagonista? Laura Palmer non è morta?). Il videoclip di Laura Palmer’s Theme, firmato da Marco Porsia e Peter Lynch è traduzione visiva del lavoro che Teho Teardo ha fatto sul tema di Badalamenti. Il pianoforte di Stefano Bollani, le voci di Keeley Forsyth, Abel Ferrara e del piccolo Vito Bondanese aggiungono impermanenza. C'è qualcosa di inevitabile nel ritorno di Teho Teardo a Twin Peaks. Non è nostalgia, né semplice omaggio: è piuttosto un riconoscimento di affinità elettive. Il compositore friulano ha sempre abitato zone di confine tra oscurità e bellezza, tra composizione classica e sperimentazione elettronica, territori che David Lynch e Angelo Badalamenti hanno mappato con Laura Palmer's Theme trentacinque anni fa. Il brano con Stefano Bollani al pianoforte, è estratto da "Teho Teardo Plays Twin Peaks and Other Infinitives", in arrivo il 31 ottobre. La scelta di Bollani non è decorativa: il suo tocco aggiunge una fragilità jazz, una vulnerabilità che dialoga con l'elettronica di Teardo senza mai sovrastarla. È un equilibrio delicato, quello tra il tema originale di Badalamenti e questa rilettura che ne rispetta l'anima malinconica amplificandone la dimensione cinematica.
Il videoclip di Marco Porsia e Peter Lynch (il cognome è un caso, ma significativo), come accennavamo, traduce in immagini l'estetica lynchiana senza cadere nella citazione didascalica. Girato in Ontario nel 2024, il video segue una donna attraverso un cimitero di automobili nella foresta canadese: relitti arrugginiti, natura che riconquista il metallo, segreti sepolti nel tempo. Le location – il Black Dice di Toronto, un bar rockabilly giapponese, l'area protetta di Halton Hills – creano una geografia emotiva che ricorda i paesaggi stranianti della serie tv. Il paradosso è che la forza del lavoro sta nell'assenza di enfasi: i canti degli uccelli che dominano dall'inizio alla fine, è il promemoria che la natura ha sempre l'ultima parola sulle nostre storie. Un dettaglio che Lynch approverebbe. Così noi stessi ci perdiamo in questo disco come nell’hauntology teorizzata da Mark Fisher. Al punto che c’è un momento in cui viene da chiederci: siamo spettri?
L’ALBUM Teho Teardo Teho Teardo plays Twin Peaks and other infinitives, Specula Records
Voto 8/10