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Zen Circus: “Il punk rock contro il Male”

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La band toscana torna a un successo inaspettato con un disco e un tour sold out. Denunciando la società che venera beni illusori mentre si impegna a nascondere ciò che è brutto, sporco e cattivo
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Livorno. Quattro ore di un lungo viaggio sotto la pioggia per arrivare in un hotel in stile Twin Peaks. Il check-in, folle e infinito, lo fanno due ragazze che parlano in lingue diverse, controllano fogli, telefonano in continuazione e chiedono, con molti sorrisi, di pagare conti già pagati. Un degno inizio per una serata che proseguirà in una bella sala concerti che si chiama The Cage, dove la band fa le prove per il tour che inizierà solo pochi giorni dopo. Sono in ritardo e non funziona niente. Sclerano a turno con il fonico e tra di loro. Però siamo arrivati nel momento giusto: è ora di una cena-intervista che si tiene nello stesso locale, per non perdere tempo prezioso.

Il nuovo disco degli Zen Circus si intitola Il Male e, contrariamente al titolo e alle previsioni, sta andando molto bene. Non era scontato. «Anzi, noi avevamo aspettative sicuramente inferiori, visto il momento attuale dominato dalla trap», spiega Appino, voce e chitarra dello storico gruppo indie. Aggiunge: «L’…

Livorno. Quattro ore di un lungo viaggio sotto la pioggia per arrivare in un hotel in stile Twin Peaks. Il check-in, folle e infinito, lo fanno due ragazze che parlano in lingue diverse, controllano fogli, telefonano in continuazione e chiedono, con molti sorrisi, di pagare conti già pagati. Un degno inizio per una serata che proseguirà in una bella sala concerti che si chiama The Cage, dove la band fa le prove per il tour che inizierà solo pochi giorni dopo. Sono in ritardo e non funziona niente. Sclerano a turno con il fonico e tra di loro. Però siamo arrivati nel momento giusto: è ora di una cena-intervista che si tiene nello stesso locale, per non perdere tempo prezioso.

Il nuovo disco degli Zen Circus si intitola Il Male e, contrariamente al titolo e alle previsioni, sta andando molto bene. Non era scontato. «Anzi, noi avevamo aspettative sicuramente inferiori, visto il momento attuale dominato dalla trap», spiega Appino, voce e chitarra dello storico gruppo indie. Aggiunge: «L’interesse verso le band sembrava scomparso». Loro invece con Il Male sono tornati proprio alla buona vecchia sala prove: chitarra, basso, batteria.

The Cage è un locale che sembra uscito da un film sui club underground degli anni Novanta, «prima era un sanatorio», spiega Ufo, il bassista che durante i live ama dialogare con il pubblico. Poi passa a parlare dell’album: «Il titolo è nato quasi da solo, addirittura prima che finissimo: una canzone dopo l’altra, ci siamo accorti che “il male” ritornava sempre». «Che un disco si autonominasse era successo solo con La terza guerra mondiale e Andate tutti affanculo, segno che questo ha qualcosa di speciale», spiega Appino mentre sbocconcella qualcosa. «Siamo usciti in quella che in teoria è un’epoca sbagliata, le band con cui ci trovavamo a suonare durante la fiammata dell’indie nel 2015 ormai si sono quasi tutte sciolte, invece con questo lavoro, già dal primo singolo È solo un momento, ci siamo resi conto che stava succedendo qualcosa», aggiunge Karim, batterista e fondatore di Dirt Tapes, etichetta dedicata alle musicassette. E quel qualcosa si è visto subito anche nei live: grandi spazi andati immediatamente esauriti.

Il riferimento alla storica rivista satirica Il Male è arrivato dopo: «All’inizio non ci abbiamo pensato ma quando, a mente fredda, abbiamo concettualizzato l’album, ci siamo resi conto che non potevamo fare finta di niente. E, del resto, trovate come il falso storico “Tognazzi è il capo delle Brigate Rosse” era una cosa molto Zen, poteva essere una frase di una canzone nostra», spiega Appino. Nasce così un’idea ambiziosa: «Loro avevano intenzione di fare una sorta di vero e proprio Il Male», spiega Enzo Sferra, ex disegnatore della rivista che la band ha contattato per la collaborazione. Sferra, che ha lavorato per tutta la vita del giornale con gente come Pazienza e Vincino, è stato coinvolto tramite una comune conoscenza, «poi in realtà i tempi di stampa, per riuscire a fare un’intera rivista per l’uscita del disco, non c’erano e la cosa è saltata e si è ridimensionata in una tavola per l’interno del vinile in edizione limitata». Il lavoro di Sferra è partito dai testi: «Ho sentito le canzoni, qualche frase mi è rimasta appiccicata addosso e su quelle ho lavorato», spiega. La collaborazione è avvenuta a distanza: «Ci siamo fatti un po’ di chiacchiere in videochiamata. Son venute fuori tante idee. Loro sono stati molto carini, entusiasti».

Il lavoro finale gioca con i contrasti: «Ho diviso la tavola in bianco e nero ma non ho messo le cose buone nel bianco e quelle cattive nel nero. Le ho mischiate. Se chiedi a un ex del Male di fare qualcosa, lui fa come gli pare», ride. Nelle vignette compaiono riferimenti alla contemporaneità: Gaza, Trump, la violenza sulle donne. Il temperamento di Sferra è quello iconoclasta dei vecchi tempi: nel successivo incontro, nel backstage del concerto degli Zen Circus a Roma, Appino lo saluta chiamandolo “dottore”, al che Sferra risponde: «Se mi chiami dottore allora ti visito!» (risate). Sul palco del The Cage, dietro di noi, mentre iniziano a smantellare i tavoli del catering si accendono le luci della scritta “Zen Circus” in stile molto rétro: «Ce la porteremo dietro per tutto il tour», spiega Ufo che, alla domanda da dove venga il suo soprannome, dice: «Perché quando andavo a scuola non mi vedevano quasi mai, ero come un Ufo, appunto».

«È solo un momento è stata una canzone particolare», spiega Appino, che solitamente odia parlare di emotività ma ammette che questa li ha scossi tutti. Il tatuaggio che compare nel video, quando si fa scrivere la frase sulla spalla, non è promozionale: prima di scriverla ha deciso di farsi il secondo tatuaggio della sua vita. Il primo, un piccolo gatto sull’altra spalla, se l’erano fatto lui e sua madre quando gli è morto il gatto. «È solo un momento è dedicata a chi si è detto questa frase almeno una volta nella vita. Qui il Male è inteso come incapacità di prendere la propria vita in mano. Il Male sotto forma di solitudine insomma». Nel testo dice: “Sei quello che volevi eppure è sempre come ieri/ ti senti solo quasi ogni notte/ stringi il cuscino e ti ripeti ormai da tempo/è solo un momento/ ma non sei guarito”. Da lì una piccola epidemia: i fan che si sono tatuati la frase o il nome della band. Parliamo dei testi. «Vecchie troie è una nostra classica provo-canzone. Prima che qualcuno si offenda: il titolo è dedicato a noi stessi. Non siamo altro che tre vecchie troie della Generazione X, attaccate ai costumi novecenteschi e refrattarie ai cambiamenti generazionali. Vecchie troie che non capiscono come possa il mondo andare avanti senza di loro. Spoiler: lo farà», spiega Appino. «Ma il Male è anche dentro di noi, una parte integrante», aggiunge Karim, «negli ultimi anni è come se tutti debbano essere sempre perfetti e positivi, certi temi vengono messi sotto al tappeto: sui social, se li tocchi, ti cacciano subito».

Nella realtà: «Siamo qualcosa che non può essere perfetto. La musica consolatoria deve esistere, ok, ma è giusto che esista anche quella che non lo è», dice Appino. La fine chiude il cerchio. In questa lettera immaginaria a un amico dell’adolescenza, Appino si chiede come sia possibile che loro stessi siano diventati quel Male che disprezzavano e irridevano: «Credevamo di essere immuni. E invece eccoci qui, adulti, a perpetrarlo anche noi».

È tardi ormai. Fuori ha smesso di piovere. Ci salutiamo nel parcheggio bagnato. È ora di tornare alle prove. Una dozzina di giorni dopo, i suoni ancora grezzi ascoltati al The Cage diventano un inferno rovente all’Atlantico di Roma: tutto esaurito, con un pubblico di ogni età che canta le canzoni a squarciagola, con Appino e il chitarrista live Francesco “Il maestro” Pellegrini che fanno una folle gara su dei canotti (sì, avete letto bene) facendo surf su un pubblico entusiasta. Due ore e mezza di punk rock nel 2025: chi l’avrebbe mai detto? Forse c’è speranza.

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