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Nella tombola la paura fa novanta

(Photo: NTB / NTB)

 

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Questo è l’unico periodo dell’anno in cui il gioco d’azzardo è ufficialmente incentivato in famiglia. Comincia così il rapporto del nostro comico di riferimento dalle bische improvvisatetra pranzi e cenoni. Un rito da cui è difficile uscire ricchi. O vivi
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Per secoli spacciato come ricorrenza religiosa, da anni tacciato di essere una festa consumistica, il Natale altro non è che una copertura dietro la quale si nasconde una bisca clandestina. Le feste sono infatti quel momento dell’anno in cui il gioco d’azzardo non solo è socialmente accettato, con inviti alla luce del sole ad andare a casa di amici “per una partitina” dalla quale poi si esce a notte fonda, nullatenenti; il gioco è persino incentivato in seno a quell’antica istituzione che dovrebbe trasmettere e salvaguardare valori sani e costruttivi, cioè la famiglia, che oltre a essere la principale causa di depressioni, ansie e disfunzioni erettili, è anche la prima causa di ludopatia. Natale infatti è quel momento in cui tutta la famiglia si riunisce per giocare a tombola, Mercante in fiera e roulette russa. Come diceva Tolstoj: «Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice si vede a Natale per giocare a Sette e mezzo».

Ammesso che si sopravviva al cenone della …

Per secoli spacciato come ricorrenza religiosa, da anni tacciato di essere una festa consumistica, il Natale altro non è che una copertura dietro la quale si nasconde una bisca clandestina. Le feste sono infatti quel momento dell’anno in cui il gioco d’azzardo non solo è socialmente accettato, con inviti alla luce del sole ad andare a casa di amici “per una partitina” dalla quale poi si esce a notte fonda, nullatenenti; il gioco è persino incentivato in seno a quell’antica istituzione che dovrebbe trasmettere e salvaguardare valori sani e costruttivi, cioè la famiglia, che oltre a essere la principale causa di depressioni, ansie e disfunzioni erettili, è anche la prima causa di ludopatia. Natale infatti è quel momento in cui tutta la famiglia si riunisce per giocare a tombola, Mercante in fiera e roulette russa. Come diceva Tolstoj: «Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice si vede a Natale per giocare a Sette e mezzo».

Ammesso che si sopravviva al cenone della Vigilia o al pranzo di Natale, rituali enogastro-intestinali che da decenni otturano le arterie o sono il momento in cui la violenza domestica si evolve in un ring tutti-contro-tutti senza esclusione di colpi, non ci si può poi sottrarre al tragico rito sacrificale dei propri risparmi, tredicesime o patrimoni personali, immolati sull’altare domestico innalzato alla Dea Bendata: dopo che anche l’ultimo molare rimasto in piedi viene scheggiato dal torrone, ecco che la tavola imbandita viene sparecchiata, la tovaglia rossa sostituita con il panno verde, e la casa dei nonni trasformata in una squallida sala bingo di provincia.

Come in un qualunque altro casinò, anche in famiglia si gioca rigorosamente a soldi; con la differenza che non ci sono fiches, tocca cacciare fuori monete e banconote in valuta corrente. (I pagamenti digitali, che hanno reso obsoleto e sempre meno diffuso il denaro contante, hanno rischiato di rovinare famiglie molto più di adulteri o eredità contese; motivo per cui nei giorni precedenti al Natale ci sono le file ai bancomat). Già alterati dall’alcol e dalle calorie in eccesso, i parenti durante il gioco d’azzardo si trasformano in orrendi bari e mostruosi biscazzieri: ecco lo zio che trucca il mazzo di carte napoletane, il buon padre di famiglia che si affida agli effetti apotropaici di corni rossi o zampe di coniglio (alla cacciatora, perché durante le feste si cucina tutto, anche i portafortuna), la cognata che presta soldi con interessi da usura. Il banco vince sempre; e in famiglia di solito il banco è un nonno invalido, e non c’è verso di avere la rivincita, contro di lui potete solo perdere ancora — rivedrete i vostri soldi alla sua morte, sempre che vi abbia citati nel testamento.

Non credete ai teorici del gioco d’azzardo: ammesso che esista un valido sistema per vincere alle corse dei cavalli, o un infallibile calcolo aritmetico delle probabilità che vi consenta di puntare con certezza sul prossimo numero vincente alla roulette, di sicuro non vi è alcun metodo efficace per battere i vostri consanguinei o prossimi congiunti al più tragico dei giochi natalizi: la tombola. Persino gli sfortunati in amore non hanno alcun contrappasso karmico all’estrazione dei numeri dal sacchetto, e ne escono rovinati. Durante la tombola scoprite con sconcerto che nella vostra famiglia tutti sono discalculici, persino voi. E questo non solo perché a ogni numero estratto nessuno capisce e tocca ripeterlo almeno tre volte a volume di voce sempre più alto, finché di bocca in bocca non si trasforma in un altro numero, per giunta decimale; già alla spartizione del montepremi nelle diverse quote, dall’ambo in su, ecco che emergono tutte le lacune aritmetiche del vostro ceppo genetico, se non addirittura palesi tentativi di amministrazione fraudolenta o creazione di fondi occulti per finanziare il tombolino: orrido premio di consolazione che a vincerlo si prova solo più umiliazione che a perdere tutto.

L’estrazione dei numeri dal sacchetto è un orrendo stillicidio, un devastante correlativo oggettivo della morte lenta e dolorosa: non solo non escono mai i numeri presenti sulle vostre cartelle, ma c’è sempre qualche parente buontempone che per fare lo spiritoso si mette a gridare «vado per uno!» già dopo l’estrazione del primo numero — e voi vorreste ammazzarlo, ma non c’è bisogno, c’è sempre un altro parente che ci pensa al posto vostro. Poi c’è il ramo meridionale della famiglia, che a ogni numero associa la Smorfia napoletana ad alta voce; ma la smorfia peggiore è quella che fate voi ogni volta che sentite gridare «le gambe delle donne!», «gli anni di Cristo!» o «la paura!» per ogni 77, 33 e 90 che vengono estratti. Dopo la cinquina, quando si va per la tombola, cala sul tavolo verde un silenzio atroce, la tensione è palpabile, l’atmosfera è talmente tesa che si taglia con un coltello — poi invece il coltello viene usato in caso di spareggio quando la tombola viene raggiunta da due persone contemporaneamente.

Di solito a vincere la tombola è sempre il parente più ricco: si riconosce perché è quello che segna i numeri sulla cartella non con i fagioli o le bucce di mandarino, ma con il caviale. (Non tutti sanno che i veri segna-numero a tombola sono in realtà i canditi: per quello i pasticceri li mettono nei panettoni a Natale, non certo per mangiarli visto che tutti li schifano).

Dato che non c’è modo di vincere a queste bische famigliari, non resta che il boicottaggio. Poiché non potete farlo direttamente, pena l’essere disconosciuti come figli ed esclusi da ogni asse ereditario, non vi resta che fare una soffiata alla Guardia di finanza e aspettare che una retata ponga fine a tutto questo mettendo in arresto tutti i vostri parenti. Il beneficio sarà duplice: non solo non perderete altri soldi nel gioco d’azzardo, ma se vi costituirete parte civile al processo avrete anche la possibilità di ottenere un congruo risarcimento per tutte le tombolate passate, così da poter almeno pagare i debiti.

E se la giustizia farà il suo corso e la pena sarà esemplare, potete persino sperare che la vostra famiglia resti in carcere anche il prossimo Natale, così da evitarvi inviti (salvo non ottengano i domiciliari!) e poter trascorrere le feste per conto vostro, con chi volete, a fare l’unico gioco che vale la pena di essere giocato: lo strip-poker.

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